L’Africa si concentra su acquacoltura e mangimistica per diminuire l’import di cibo

L’Africa si concentra sullo sviluppo di due settori legati l’uno all’altro, l’acquacoltura e la mangimistica, per far fronte all’elevata importazione di cibo.

Diversi paesi dell’Africa occidentale e centrale, tra cui Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Benin e Camerun, si sono riuniti in Nigeria all’inizio di questa settimana per discutere gli approcci per aumentare la produzione di acquacoltura nella regione nell’ambito del programma TAAT (Tecnologie per la trasformazione agricola africana). Finanziato dall’African Development Bank (AfDB), TAAT è una risposta, basata sulla conoscenza e sull’innovazione, alla necessità di scalare tecnologie collaudate in tutta l’Africa. Il programma mira a sostenere la strategia Africa Feed di AfDB per eliminare l’attuale alta importazione di cibo del continente.

L’acquacoltura – ha affermato David Shearer, Direttore di WorldFishha un focus particolare sull’autosufficienza della pesca nelle acque interne, che è anche un obiettivo WorldFish. Il nostro impegno con il programma TAAT ci consentirà di raggiungere il nostro obiettivo di migliorare la diversità del pesce nella dieta delle persone “.

Per quanto riguarda l’ acquacoltura l’obiettivo è quello di garantire un aumento del 20 per cento nella produzione, una riduzione del 10-30 per cento nelle importazioni di pesce, una migliore alimentazione delle famiglie e la creazione di posti di lavoro per i giovani nella catena del valore .

“Abbiamo tutta la terra, abbiamo tutte le zone acquee in cui possiamo allevare il pesce, stiamo cercando di capire come possiamo aumentare la produzione di pesce per coprire il consumo dell’Africa. Ci stiamo concentrando su due specie principali, la tilapia e il pesce gatto, e in sostanza, stiamo osservando ciò che ci limita dal raggiungere la capacità all’interno di queste due specie e la cosa fondamentale che abbiamo identificato è il mangime per pesci. Il 60-70 per cento del costo di produzione del pesce va ai mangimi, quindi è logico che l’acquacoltura sia collegata alla produzione di manioca, soia e mais che costituiscono gli ingredienti con i quali viene prodotto  il mangime”. Questo è quanto ha affermato Chrysantus Akem, coordinatrice di TAAT.