Acquacoltura. La Russia bypassa gli ostacoli e scommette sulla triplicazione della produzione entro il 2030

Entro il 2030 l’industria russa dell’acquacoltura è destinata ad aumentare la sua produzione annuale ad almeno 700.000 tonnellate, tre volte più del totale del 2017.

Questo è quanto sostenuto da Vasily Sokolov, il vice capo dell’Agenzia Federale per la Pesca della Russia nel suo discorso al II Global Fishery Forum a St Pietroburgo lo scorso settembre.

L’acquacoltura è un’industria relativamente nuova per la Russia, che ha iniziato a svilupparsi rapidamente dopo che, nel 2014, ha vietato l’importazione di cibo da diversi paesi, compresa la Norvegia. Nel 2017, le aziende agricole di acquacoltura del paese hanno raccolto quasi 186.000 tonnellate di pesce,  principalmente da salmerino, salmone, storione, gamberetti e carpe.

Nonostante i suoi progressi, l’industria dell’acquacoltura russa è ancora in ritardo rispetto a quella di altri Paesi, a puntualizzarlo è Irina Golfand della società di consulenza NEO Center.

Golfand sostiene che un grande problema è rappresentato dal fatto che in Russia non ci sono industrie che producono impianti per acquacoltura, situazione che costringe le aziende ad acquistare all’estero cercando di adattare tecnologia e impianti ai climi e alle condizioni del paese. Le aziende di acquacoltura russe soffrono anche la mancanza di personale qualificato.

Tuttavia, Golfand si dice ottimista. Il governo russo, che ha iniziato a concentrare gli sforzi per migliorare il settore quattro anni fa, continuerà ad aiutare l’industria ad affrontare i problemi del settore. Le autorità governative hanno già investito risorse nella creazione di un sistema favorevole alle imprese per attirare investitori privati.