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Un nuovo progetto guidato da un consorzio di industrie e organizzazioni di ricerca, tra cui lo Skretting Aquaculture Research Center, mira a produrre una ricca fonte di proteine per mangimi per pesci utilizzando legno. Il progetto denominato Sylfeed si concentrerà sul miglioramento di un concetto di bioraffineria in grado di convertire la biomassa legnosa in una proteina da cellula singola (Single-Cell Proteins o SCP) ad alto valore, da utilizzare come mangime per animali, in particolare nella produzione di pesce.

I residui di legno sono abbondanti e altamente sostenibili, allo stesso tempo l’SCP ha un profilo aminoacido simile a quello dei pesci, ciò lascia immaginare un'ottima materia prima nella formulazione dei mangimi per pesci.

L'obiettivo generale del progetto Sylfeed è quello di costruire un impianto di dimostrazione con la capacità di trattare 15 tonnellate di biomassa al giorno, cioè fino a 5.000 tonnellate di biomassa all'anno. Il progetto mira a fornire vantaggi economici reciproci tra i fornitori di biomassa, le bioraffinerie e i produttori di mangimi per pesci.

Sylfeed project è finanziato nell'ambito di: H2020-EU.3.2.6. - Bio-based Industries Joint Technology Initiative

Al Seafood Summit a Rimini del 9 novembre 2017 uno degli argomenti più discussi è stato il comportamento del consumatore al banco pescheria. Grazie, infatti, alle istanze salutistiche e alle tendenze culinarie (quali, ad esempio, il sushi) il consumatore è incline ad acquistare un maggior quantitativo di pesce rispetto agli anni precedenti.

La GDO (Grande Distribuzione Organizzata) si pone, per quanto riguarda il pesce fresco, l’obiettivo di aumentare la proposta per il consumatore, inteso come numero di specie che il cliente può acquistare. Inoltre cerca di aumentare sempre di più la presenza di prodotti in parte lavorati come filetti e tranci, ma anche i ready-to-cook o i ready-to-eat.

Tuttavia i consumatori spesso sono i primi a non saper trattare e cucinare la materia prima. La scelta, quindi, ricade in poche specie, quali, ad esempio, orata, branzino, trota, salmone (anche se è opportuno precisare che in alcune zone si possono avere dei consumi locali di altre specie specifiche). Tuttavia il consumatore è invogliato nell’acquisto del pesce essendo un alimento salutare e molto consigliato nella dieta mediterranea, ma, nella maggior parte dei casi, fa ricadere la sua scelta su tonno o sgombro in scatola piuttosto che fresco, poiché già pronto per essere consumato.

La GDO aumenta la gamma di offerta di prodotti di pesce ma, il consumatore non sa come utilizzare la materia prima e quindi non compra il prodotto. Quindi, adesso, la Grande Distribuzione Organizzata, non solo in Italia ma anche all'estero, sta apportando alcune modifiche alla formazione degli addetti al banco pescheria, che dovranno consigliare il cliente non solo nell’acquisto del pesce, ma anche spiegare come lavorarlo nell’ambiente domestico. In alcuni casi vengono già proposte ricette semplici e temporanee per le specie in promozione: in questo modo il consumatore sarà più invogliato nell'acquisto, avendo già un’idea sulla preparazione. 

Infine è stato riscontrato che scontare parecchio un determinato prodotto per un breve periodo, ne aumenta di molto il consumo, molto di più che mantenendo un prezzo basso per tutto il tempo. Quindi con questi piccoli accorgimenti si cerca di invogliare il consumatore ad acquistare anche altre specie, che hanno caratteristiche nutrizionali e salutistiche simili alle specie più vendute.

Luna Lorito

 

Poiché la pesca in mare offre una risorsa limitata, una parte essenziale della sostenibilità sta nel garantire che l'economia ittica utilizzi commercialmente al massimo e nel maggior numero possibile i pesci catturati. 

Nel caso del merluzzo, che è una delle specie di pesce bianco più popolari e abbondanti al mondo, c'è ancora fino al 50-60 per cento della biomassa che rimane dopo la filettatura, che, se ne immaginiamo le enormi quantità lavorate, si traduce in una grande abbondanza di sottoprodotto. Fortunatamente alcune società islandesi hanno scoperto che non mancano gli sbocchi per molti sottoprodotti del merluzzo. 

Molti ritagli vanno alla produzione di farina e olio di pesce, teste e dorsali essiccati sono una prelibatezza in mercati come la Nigeria e, a ulteriore dimostrazione che il merluzzo ha molta più capacità del solo filetto, ora si punta a ottimizzarne il valore della pelle trasformandola in polvere di collagene.

Il merluzzo è una specie iconica in Islanda - viene catturato in grandi quantità ed esportato in molti mercati, ma la pelle di merluzzo è sottoutilizzata, ha spiegato Davíð Tómas Davíðsson, responsabile ricerca e sviluppo di Codland. "La pelle è poco utilizzata. Fondamentalmente viene buttata via, o dal processore quando il pesce viene porzionato o dal consumatore quando è nel piatto. La poca pelle venduta a prezzi molto bassi è utilizzata per i mangimi", ha detto Davíðsson. "Tuttavia, qualcosa sta cambiando con la sempre maggiore popolarità dei principi attivi, in particolare i peptidi di collagene bioattivi, che hanno un effetto molto benefico sulle articolazioni e sulla pelle. Fondamentalmente, le persone stanno invecchiando e vogliono mantenere uno stile di vita attivo. Ecco perché il mercato sta osservando questa forte tendenza della bellezza dall'interno, in cui tutti ci nutriamo cercando di preservare la nostra salute. Il collagene è molto utile per le persone che vogliono un piccolo aiuto in più."

Codland è stata fondata nel 2012 quando l’Iceland Ocean Cluster riunì sette compagnie di pesca oceaniche per cercare di ottenere il massimo valore da ogni parte del pesce. 

Il più grande progetto di Codland ad oggi è l'utilizzo della pelle di merluzzo, che oltre all'80 percento di acqua contiene anche il 17 percento di prezioso collagene.

"Tutto ciò che stiamo usando è il pesce selvatico catturato da stock sostenibili. E poiché siamo in Islanda, stiamo usando l'energia verde per la produzione", ha affermato Davíðsson.

Pubblicato sulla GU del 14 novembre scorso il decreto che stabilisce la denominazione delle specie ittiche di interesse commerciale, adempiendo agli obblighi unionali previsti dall’art. 37 “Denominazione commerciale” del Reg.(UE) n. 1379/2013.

Viene abrogato così il decreto ministeriale del 31 gennaio 2008 contenente l’elenco delle denominazioni provvisorie in lingua delle specie ittiche di interesse commerciali.

Art. 1 - Alle specie ittiche indicate nell' allegato 1 sono attribuite le «denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale» individuate nello stesso elenco. L'allegato 1 abroga e sostituisce l'elenco allegato al decreto ministeriale del 31 gennaio 2008, come modificato dal decreto ministeriale del 5 marzo 2010 e dal decreto ministeriale del 23 dicembre 2010.

Art. 2 - Le disposizioni di cui all'art. 1 hanno efficacia a decorrere dal 365° giorno successivo alla data dell'entrata in vigore del presente decreto (data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale). Entro tale termine gli operatori della filiera provvedono ad adottare le «denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale» di cui all'allegato 1.

Art. 3 - La vendita dei prodotti, esposti in imballaggi preconfezionati in data precedente all'entrata in vigore del presente decreto, recanti «denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale» conformi al decreto del 31 gennaio 2008, è consentita fino all'esaurimento delle scorte.

Art. 4 - L'elenco di cui all'allegato 1 al presente decreto si applica alle specie ittiche d'interesse commerciale, fatti salvi i divieti di pesca, raccolta, sbarco, commercializzazione e trasformazione sanciti da normative e convezioni internazionali, europee e nazionali vigenti.

Art. 5 - Per la denominazione scientifica delle specie ittiche presenti in allegato 1, sono altresì conformi le denominazioni indicate, quali sinonimi, nel sistema di informazione FishBase e nel database ASFIS, individuati dall'art. 37, par. 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1379/2013 citato in premessa nonché', esclusivamente per crostacei, molluschi, echinodermi e tunicati, nella banca dati Sealifebase e Worms.

Art. 6 - L'elenco allegato riporta, per ciascuna specie, il corrispondente Codice FAO alfa 3. Per i casi in cui il codice non è riportato e nelle more dell'aggiornamento dello stesso da parte della FAO, si ritiene valido il Codice FAO alfa 3 associato al sinonimo di riferimento in ASFIS.

Art. 7 - Le richieste di nuove «denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale» dovranno pervenire al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Direzione generale per la pesca marittima e l'acquacoltura, PEMAC III, compilando il modello di richiesta di cui all'allegato 2 al presente decreto.

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