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Gli animali da reddito, tra cui le specie allevate in acquacoltura, possono essere soggetti a malattie e, nella maggior parte dei casi, possono essere curati con dei farmaci. L’impiego di questi ultimi nella produzione zootecnica è deciso da normative europee che prendono in esame due aspetti del farmaco: la sicurezza alimentare (che tutela il consumatore) e l’impatto ambientale.

In acquacoltura i farmaci possono essere somministrati con tre diverse modalità: con il mangime, con una iniezione o con bagni medicati. Ovviamente il metodo di somministrazione varia in base sia alle caratteristiche chimiche e fisiche del farmaco sia in base alla tipologia dell’allevamento sia all’equilibrio dei pro e dei contro di ogni metodo terapeutico.

L’argomento, che, tuttavia, interessa di più al consumatore, è quello dei residui nei muscoli e nella parte edibile di un alimento: quindi, facciamo chiarezza.

Dopo il trattamento terapeutico, cioè il lasso di tempo in cui si somministra il farmaco secondo un determinato dosaggio, si ha un periodo di sospensione, che è l’intervallo di tempo necessario all’organismo per metabolizzare il farmaco e quindi affinché le carni e i prodotti animali non siano nocivi per l’uomo. Ovviamente, durante il periodo di sospensione l’animale non può essere macellato per essere venduto al consumo umano, poiché i livelli del farmaco sarebbero troppo alti. Il periodo di sospensione di un farmaco si valuta, quindi, attraverso gli MRL (limiti massimi residuali), cioè la concentrazione massima dei residui di un farmaco e/o dei suoi metaboliti ammessa in un determinato tessuto o prodotto animale che non danneggino l’essere umano.

Come si calcola l’MRL?

Innanzitutto si deve stabilire l’ADI, cioè la quantità di quel farmaco che può essere assunta per via orale da un uomo tutti i giorni della sua vita senza avere effetti apprezzabili. L’ADI si calcola moltiplicando il NOEL per 60 e dividendo tutto per l’SF. Il NOEL è il No Observed Effect Level, quindi la quantità di una determinata sostanza che somministrata agli animali di laboratorio non determini effetti apprezzabili a lungo periodo di tempo. Si utilizzano due specie (di cui una non deve essere un roditore) e si utilizza il valore più basso di somministrazione del farmaco nella specie più sensibile. Il NOEL espresso come mg/kg peso vivo, successivamente, si moltiplica per 60 kg, che è il peso medio di un cittadino europeo. Infine si divide per SF, cioè il fattore di sicurezza, che solitamente ha un valore di 100, ma per sospetti di cancerogenicità può arrivare anche a 2000. Questo parametro prende in considerazione sia la differenza interspecifica (l’uomo non è uguale ad un ratto o ad un coniglio) e la differenza intraspecifica (alcuni soggetti possono essere più sensibili di altri).

Una volta stabilito l’ADI per calcolare gli MRL si utilizza una dieta decisa dall’Unione Europea, dove sono stabiliti i quantitativi che l’uomo ingerisce ogni giorni di tessuto muscolare, fegato, latte, eccetera. In base al farmaco e su quale animale lo stiamo somministrando si calcoleranno gli MRL per ogni tessuto in modo tale che la quantità di farmaco assunta non superi mai l’ADI calcolato precedentemente. Ad esempio per il suino, secondo l’Unione Europea, l’uomo si mangia ogni giorno 300 g di muscolo, 100 g di fegato, 50 g di rene e 50 g di tessuto adiposo e pelle.

Per concludere, quindi, spero che con questo articolo sia chiaro quanto l’uomo sia cautelato dalla normativa europea e che dare farmaci agli animali non comporta alcun rischio per il consumatore finale.

Luna Lorito

"Un confronto con ancora molte ombre e alcune luci che se da una parte ci ha aiutato ad affrontare rilevanti criticità insieme alle Associazioni delle cooperative e alle imprese operanti nel settore ittico, dall'altra non scioglie ancora importanti nodi che riguardano l'appesantimento burocratico a cui sono sottoposti i pescatori. Una condizione che rischia di indebolire anche i diritti e le tutele di tanti lavoratori del comparto".

Lo affermano Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uilapesca in merito all'incontro del 16 gennaio con la DG Ammortizzatori Sociali e la DG Pesca del Mipaaf in relazione alla indennità di fermo biologico 2017.

"Avevamo purtroppo previsto le difficoltà che sul territorio si stanno vivendo quando abbiamo appreso dell’esistenza di un decreto interministeriale intervenuto al riguardo lo scorso 23 novembre, i cui contenuti siamo riusciti però a conoscere solo grazie alla circolare ministeriale del 22 dicembre scorso. Un decreto che ha fissato perentoriamente al 31 gennaio 2018 il termine ultimo per la presentazione delle domande".

"Tutto ciò senza che ci sia stato il minimo coinvolgimento delle parti sociali. Un confronto, al contrario, a nostro avviso importante e necessario per comprendere le specificità del settore, che in passato, anche nei periodi precedenti allo strumento della Cigs in deroga, ha permesso l’individuazione di soluzioni adeguate ai bisogni di un comparto, che contrariamente a tutti gli altri settori produttivi è obbligato a sospendere l’attività lavorativa da una misura imposta da atti amministrativi".

"Avevamo apprezzato l’impegno del Governo che individuando nella legge di stabilità 2017 lo strumento delle indennità per i lavoratori, quale misura di sostegno al reddito, aveva garantito una reale risposta a tutto il comparto".

"Avremmo potuto gestire tale strumento con un iter snello che, anche grazie al confronto sindacale nelle marinerie, ci ha consentito negli anni scorsi di tutelare al meglio i lavoratori, soprattutto in un settore governato da un sistema di retribuzione alla parte e dal Minimo monetario garantito".

"Per tali ragioni Fai, Flai e Uila Pesca auspicano fortemente di avere un riscontro positivo alle istanze poste ai Ministri competenti sia in merito alla proroga del termine del 31 gennaio, sia in tema di tutela dei diritti dei lavoratori, che sono i destinatari di tali misure. Ci auguriamo che il tavolo tecnico istituito presso i Ministeri possa essere anche l’occasione, in previsione della gestione di queste risorse per l’anno 2018, per dare risposte che evitino ai pescatori di affogare in un mare di carte".

Le specie invasive provenienti dal canale di Suez (dette “lessepsiane”, da Ferdinand de Lesseps, ingegnere che costruì il canale) hanno spesso un forte impatto sulla pesca, sugli ecosistemi marini e sulla salute delle persone che popolano il bacino del Mediterraneo.

Tra queste specie c’è il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus, Gmelin 1789) che ha colonizzato rapidamente il bacino orientale del Mediterraneo e si sta spostando verso ovest. Questa specie è uno degli invasori più pericolosi, si tratta, infatti, di una specie “opportunista” che attacca i pesci catturati dai pescherecci danneggiando il pescato e le reti. Inoltre è altamente velenoso, poiché secerne la tetradotossina (100 volte più tossica del cianuro) ed è al vertice della catena alimentare.

Si stima che l’invasione del Mediterraneo da parte del pesce palla argenteo sarà una vera e propria piaga economica e sanitaria nel prossimo futuro, soprattutto perché favorita dai cambiamenti climatici. Già si contano danni fino a 5 milioni di euro e diversi casi gravi di avvelenamento. Per evitare le conseguenze disastrose di questa invasione, è fondamentale capire quali saranno le aree potenzialmente interessate da questo pesce nel prossimo futuro ed agire opportunamente.

L’InfraScience Lab dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” (Isti) del Cnr ha prodotto delle previsioni climatiche globali fino al 2100 ed ha stimato la distribuzione del pesce palla nel prossimo futuro nel Mediterraneo.

“Questo risultato è stato ottenuto mediante l’elaborazione di Big Data tramite un insieme di modelli di Intelligenza Artificiale e strumenti di Cloud Computing” spiega Gianpaolo Coro, ricercatore dell’Isti intervistato dalla rivista settimanale di divulgazione scientifica 'New Scientist'. I risultati suggeriscono che la popolazione crescerà ulteriormente spostandosi su molte coste occidentali, comprese quelle italiane, dove infatti già inizia ad essere presente. Inoltre, l’espansione potrebbe interessare anche il Mar Nero a causa della preferenza del pesce palla argenteo per acque calde e non troppo profonde”, continua Coro.

I risultati sono stati presentati al meeting Wwf/Fao sulle “implicazioni dei cambiamenti climatici sul Mediterraneo e il Mar Nero”, tenutosi a Roma a dicembre 2017, nell’ambito del quale sono state definite le linee guida per i paesi che si affacciano su questi due mari. L’articolo di New Scientist mette in correlazione il lavoro scientifico del Cnr con quello di istituti diversi (europei e non) e geograficamente distanti.

I risultati di Coro e colleghi sono in fase di pubblicazione sulla rivista scientifica Ecological Modelling (Coro, G., L. G. Vilas, C. Magliozzi, A. Ellenbroek, P. Scarponi, P. Pagano. Forecasting the ongoing invasion of Lagocephalus sceleratus in the Mediterranean Sea. Ecological Modelling, Ed. Elsevier).

“Una particolarità di questo esperimento è che non si tratta solo di un’analisi ecologica, ma anche di un risultato interessante in termini di Open Science, perché ogni passaggio del nostro esperimento è riproducibile e ripetibile grazie all’uso di una infrastruttura digitale (D4Science) che pubblica i processi usati come Web service, garantisce l’accesso e la condivisione dei dati ed è anche riusabile per supervisionare l’invasione del Mediterraneo da parte di altre specie”, conclude Coro. La partita contro il pesce palla argenteo è ancora da giocare, ma già si studiano modi per usare la tetradotossina in ambito farmaceutico, ad esempio nelle chemioterapie.

Friend of the Sea, certificazione internazionale che attesta la sostenibilità ambientale dei prodotti da pesca e acquacoltura, e l’associazione fair-fish international ricevono un grant da Open Philanthropy Project, prestigiosa organizzazione americana con base a San Francisco, per promuovere i principi di benessere animale tra le aziende di acquacoltura certificate Friend of the Sea.

Il progetto, della durata di due anni, consiste nella verifica da parte di un team dedicato di ricercatori - FishEthoBase - dello stato del benessere dei pesci presenti negli allevamenti già certificati Friend of the Sea.

I risultati ottenuti tramite l’osservazione diretta dei metodi e delle pratiche di allevamento vigenti si tradurranno in raccomandazioni tagliate su misura per ogni singola azienda certificata. Tali raccomandazioni potranno essere utilizzate per sviluppare i criteri di benessere animale, di cui si valuterà l’inserimento all’interno nello standard Friend of the Sea. Friend of the Sea e fair-fish si impegnano inoltre a condividere i risultati della loro ricerca nell’ambito di eventi pubblici, conferenze accademiche e di settore.

“Friend of the Sea vuole introdurre gradualmente i requisiti di benessere dei pesci nella sua certificazione” spiega Paolo Bray, fondatore e direttore di Friend of the Sea. “Il benessere animale è strettamente legato alla sostenibilità ambientale ed è parte integrante di quello che i consumatori si aspettano da un’azienda di acquacoltura responsabile”.

Secondo una definizione di FishEthoBase, il benessere dei pesci è garantito quando al pesce è consentito vivere al massimo del potenziale della specie a cui appartiene e sviluppare la propria individualità. Nel tempo, numerose campagne di sensibilizzazione hanno portato all’introduzione dei principi di benessere animale nella legislazione di diversi stati europei e non, come accaduto in Svizzera, ad esempio, nel 2008.

Nonostante i passi in avanti, il benessere dei pesci è sempre stato considerato un aspetto di secondaria importanza. Studi recenti hanno confermato che anche le specie acquatiche, come altre specie animali, sono senzienti e aperto la strada ad una nuova ondata di iniziative in favore del benessere animale, come nel Regno Unito, dove il Ministro dell’Ambiente Michael Grove ha di recente promosso una proposta di legge che mira a cambiare la normativa vigente, riconoscendo agli animali la facoltà di sentire dolore.

“Da oltre 20 anni, fair-fish international si batte per il rispetto dei bisogni naturali dei pesci tenuti in cattività” ha commentato Billo Heinzpeter Studer, fondatore e direttore di fair-fish international e responsabile scientifico del grant. “Tuttavia, gradualmente, le cose hanno cominciato a cambiare. Insieme ad altre organizzazioni internazionali come Friend of the Sea, abbiamo iniziato a scambiarci riflessioni e obiettivi e stiamo adesso lavorando per rendere i produttori più consapevoli dell’importanza del benessere animale”.

Il progetto di ricerca congiunto Friend of the Sea e fair-fish international verificherà la performance delle aziende di acquacoltura certificate secondo alcuni parametri base di benessere animale applicati ai pesci: la qualità dell’acqua e dell’ambiente, lo stato comportamentale e fisiologico, l’alimentazione e la formazione del personale.

Il primo turno di visite sul campo inizierà nel mese di gennaio 2018 e coinvolgerà gli allevamenti situati in Italia, Croazia, Spagna, Turchia, Grecia e Australia.

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