Stefano Mai, il Governo incrementi le quote per le catture accidentali del tonno rosso
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09 Agosto 2017
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“Apprendo con piacere della pesca che potremmo definire miracolosa nella tonnara di Carloforte. Questo dovrebbe far riflettere tutti, il Governo in primis, sul paradosso a cui assistiamo: il Mar Mediterraneo è ricco di tonni rossi, nel Mar Ligure la sua presenza è ormai costante, ma i nostri pescatori non lo possono pescare a causa delle restrizioni normative internazionali e di una regolamentazione nazionale che penalizza la pesca artigianale. Per questo chiediamo al Governo la modifica delle quote tonno”. Lo afferma l’assessore regionale alla pesca Stefano Mai.

“La logica delle quote tonno era volta a salvaguardare la presenza di questa specie in un momento in cui si temeva potesse estinguersi – aggiunge Mai – ma ora ve ne è in abbondanza e potenzialmente costituisce un pericolo per la sopravvivenza di altre specie ittiche come il pesce azzurro, con possibili ricadute negative sull’ecosistema marino. I pescatori liguri devono poterlo pescare”.

“Lo scorso maggio, durante la manifestazione internazionale Slow Fish – continua l’assessore – ho presentato un documento in commissione Politiche agricole in cui, come Regione Liguria, chiedevamo al Governo la modifica delle quote tonno: ho proposto di intervenire presso gli organismi internazionali per l’abolizione del limite del 5% come massimo di cattura accidentale, che costituisce la proporzione di tonno pescabile rispetto al totale delle specie catturate; ho proposto di elevare la quota di catture accidentali al fine di consentire anche ai pescatori artigianali di usufruire di questa importante risorsa. Ma soprattutto, ho proposto di dedicare una quota delle catture di tonno ai pescatori di pesce spada, che da noi costituiscono un comparto di elevato interesse economico, sociale e storico. Sono richieste più che legittime, considerando che lo stock ittico non è in sofferenza ma in buona salute”.

L’assessore Mai interviene, infine, sulla tonnara di Camogli, che rischia di non tornare più in funzione dopo essere stata distrutta, presumibilmente, da una barca pirata a fine aprile: “Non possiamo permetterci di perdere questa tradizionale attrezzatura per la pesca. Mi auguro che le indagini della Capitaneria portino velocemente all’individuazione dei responsabili. Nel frattempo, chiederò un incontro al Ministero per valutare se esistano altre possibilità di finanziamento attraverso i fondi ad hoc per permettere la sopravvivenza di questa struttura unica nel suo genere”.

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