WWF. Bene protezione Fossa di Pomo ma contrarietà Italia a co-gestione è occasione mancata
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19 Ottobre 2017
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La raccomandazione dell’Unione Europea sulle misure di gestione della Fossa di Pomo è un importante passo avanti per la conservazione degli stock del Mare Adriatico, ma negare la co-gestione, fortemente voluta dai pescatori italiani e croati, è stata una grave mancanza di coraggio. L’Italia è stata determinante nella bocciatura del processo che avrebbe portato pescatori, ricercatori e società civile ad avere un ruolo attivo nella gestione di una delle più importanti aree di riproduzione per naselli e scampi dell’intero Adriatico.

La raccomandazione europea per la gestione della pesca nella Fossa di Pomo nasce da un confronto costruttivo tra la ricerca scientifica, pescatori italiani e croati e le associazioni ambientaliste, un lungo processo di condivisione che oggi vede disattese molte aspettative. Un confronto che il settore produttivo ha sostenuto lungo tutto il percorso di approvazione e i cui risultati sono stati fatti propri dalle amministrazioni nazionali ed in primis dalla Unione Europea. Ci si aspettava, però, che a fronte di un coinvolgimento così forte, un ruolo nella gestione venisse riconosciuto e affidato a chi in mare lavora.

È stata, quindi, un’occasione persa per rispettare le richieste della Riforma della Politica Comune della Pesca, che chiede a gran voce di porre gli stakeholders al centro della gestione oltre che per promuovere un’azione completamente in linea con la recente raccomandazione ‘MedFish4Ever’ di Malta.

Esistono esempi virtuosi di gestione della pesca, soprattutto nel nostro Paese: il perché del parere negativo dell’Italia sul principio della co-gestione nella Fossa di Pomo è incomprensibile.

“Il WWF, a questo punto, auspica che al momento dell’entrata in vigore della raccomandazione l’Italia si impegni a dare vita ad un comitato di co-gestione per monitorare e gestire al meglio l’attuazione delle norme previste dalla raccomandazione”, dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “È del tutto evidente che solo attraverso un processo di responsabilizzazione dei pescatori sarà possibile attuare una pesca responsabile nella Fossa di Pomo e superare quella conflittualità che ha dato vita a vere e proprie ‘guerre del pesce’ degli ultimi decenni. Non c’è futuro se non si opera su scala di bacino e la co-gestione della Fossa di Pomo poteva rappresentare un modello replicabile in altre aree del Mediterraneo come il Canale di Sicilia”.

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