I farmaci nei prodotti ittici. Facciamo un po’ di chiarezza
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19 Gennaio 2018
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Gli animali da reddito, tra cui le specie allevate in acquacoltura, possono essere soggetti a malattie e, nella maggior parte dei casi, possono essere curati con dei farmaci. L’impiego di questi ultimi nella produzione zootecnica è deciso da normative europee che prendono in esame due aspetti del farmaco: la sicurezza alimentare (che tutela il consumatore) e l’impatto ambientale.

In acquacoltura i farmaci possono essere somministrati con tre diverse modalità: con il mangime, con una iniezione o con bagni medicati. Ovviamente il metodo di somministrazione varia in base sia alle caratteristiche chimiche e fisiche del farmaco sia in base alla tipologia dell’allevamento sia all’equilibrio dei pro e dei contro di ogni metodo terapeutico.

L’argomento, che, tuttavia, interessa di più al consumatore, è quello dei residui nei muscoli e nella parte edibile di un alimento: quindi, facciamo chiarezza.

Dopo il trattamento terapeutico, cioè il lasso di tempo in cui si somministra il farmaco secondo un determinato dosaggio, si ha un periodo di sospensione, che è l’intervallo di tempo necessario all’organismo per metabolizzare il farmaco e quindi affinché le carni e i prodotti animali non siano nocivi per l’uomo. Ovviamente, durante il periodo di sospensione l’animale non può essere macellato per essere venduto al consumo umano, poiché i livelli del farmaco sarebbero troppo alti. Il periodo di sospensione di un farmaco si valuta, quindi, attraverso gli MRL (limiti massimi residuali), cioè la concentrazione massima dei residui di un farmaco e/o dei suoi metaboliti ammessa in un determinato tessuto o prodotto animale che non danneggino l’essere umano.

Come si calcola l’MRL?

Innanzitutto si deve stabilire l’ADI, cioè la quantità di quel farmaco che può essere assunta per via orale da un uomo tutti i giorni della sua vita senza avere effetti apprezzabili. L’ADI si calcola moltiplicando il NOEL per 60 e dividendo tutto per l’SF. Il NOEL è il No Observed Effect Level, quindi la quantità di una determinata sostanza che somministrata agli animali di laboratorio non determini effetti apprezzabili a lungo periodo di tempo. Si utilizzano due specie (di cui una non deve essere un roditore) e si utilizza il valore più basso di somministrazione del farmaco nella specie più sensibile. Il NOEL espresso come mg/kg peso vivo, successivamente, si moltiplica per 60 kg, che è il peso medio di un cittadino europeo. Infine si divide per SF, cioè il fattore di sicurezza, che solitamente ha un valore di 100, ma per sospetti di cancerogenicità può arrivare anche a 2000. Questo parametro prende in considerazione sia la differenza interspecifica (l’uomo non è uguale ad un ratto o ad un coniglio) e la differenza intraspecifica (alcuni soggetti possono essere più sensibili di altri).

Una volta stabilito l’ADI per calcolare gli MRL si utilizza una dieta decisa dall’Unione Europea, dove sono stabiliti i quantitativi che l’uomo ingerisce ogni giorni di tessuto muscolare, fegato, latte, eccetera. In base al farmaco e su quale animale lo stiamo somministrando si calcoleranno gli MRL per ogni tessuto in modo tale che la quantità di farmaco assunta non superi mai l’ADI calcolato precedentemente. Ad esempio per il suino, secondo l’Unione Europea, l’uomo si mangia ogni giorno 300 g di muscolo, 100 g di fegato, 50 g di rene e 50 g di tessuto adiposo e pelle.

Per concludere, quindi, spero che con questo articolo sia chiaro quanto l’uomo sia cautelato dalla normativa europea e che dare farmaci agli animali non comporta alcun rischio per il consumatore finale.

Luna Lorito

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