Marchi di qualità. Differenze e caratteristiche
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30 Marzo 2018
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I marchi di qualità sono certificazioni che possono riguardare il prodotto o il processo produttivo e indicano alcune caratteristiche specifiche, come l’origine del prodotto o la sostenibilità nella produzione dello stesso. Si differenziano per gli obblighi che richiedono nelle procedure di riconoscimento di un’azienda, ad esempio in ogni DOP è obbligatorio scrivere un disciplinare sul prodotto che si vuole certificare che deve presentare caratteristiche ben precise per essere approvato. In Italia sono presenti alcuni marchi di qualità principali, tuttavia solo pochi sono i prodotti ittici certificati: ad esempio, su 295 prodotti DOP e IGP (elenco aggiornato al 28/02/2018) solo 5 sono di pesci, molluschi e crostacei.

La certificazione DOP (Denominazione di Origine Protetta) di un prodotto alimentare indica che la produzione, la trasformazione e l’elaborazione avvengono in una zona geografica limitata. La qualità del prodotto, quindi, è data dalle particolarità di quella zona geografica, che conferiscono caratteristiche particolari a quel prodotto alimentare. Ad esempio le Cozze di Scardovari DOP sono prodotte nella Sacca degli Scardovari, che presenta fattori climatici, idrodinamici e biotici caratteristici; ciò permette non solo elevati livelli di produttività, ma anche una qualità del prodotto migliore.

La certificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta) indica che la produzione e/o la trasformazione e/o l’elaborazione avvengono in una zona geografica limitata. La differenza, quindi, con il DOP è che solo una fase può avvenire in un luogo preciso: ad esempio, io posso produrre un dolce IGP se lo faccio in Emilia-Romagna, ma gli ingredienti che uso non devono obbligatoriamente provenire da quella regione.

La certificazione BIO (biologica) indica un metodo di produzione che promuove la salute degli ecosistemi e una sostenibilità sociale ed ecologica. Nello specifico, per il settore ittico, si cerca di mantenere la biodiversità degli ecosistemi acquatici naturali, la salute dell’ambiente acquatico nel tempo e la qualità degli ecosistemi acquatici e terrestri circostanti, oltre all’obbligo di utilizzare animali nati sin dalla nascita in un allevamento biologico. In generale, poi, è vietato l’uso di OGM e l’impiego di antibiotici.

La certificazione MSC (Marine Stewardship Council) riguarda solo i prodotti selvatici e indica una pesca sostenibile, cioè che vuole preservare le risorse (pesci e il loro ambiente) nei mari e negli oceani. In particolare, gli stock ittici non devono essere soggetti a pesca eccessiva e la pesca stessa deve ridurre al minimo i suoi effetti (nessuna sollecitazione dei fondali ed evitare le catture accessorie).

La certificazione ASC (Aquaculture Stewardship Council) indica un’acquacoltura sostenibile, infatti i pesci e i frutti di mare devono provenire da impianti di acquacoltura certificati. In particolare gli allevamenti non devono danneggiare la biodiversità regionale, devono offrire ai pesci buone condizioni di vita, devono essere dotati di un piano di gestione sanitaria e l’alimentazione a base di farina e olio di pesce deve provenire da fonti sostenibili.

La certificazione GLOBALG.A.P. (Good Aquaculture Practice at Every Stage of Production) riguarda la qualità, la sicurezza e la sostenibilità di tutto il settore primario e in particolare si focalizza, per le produzioni animali, su cinque punti: benessere animale, attenzione verso l’ambiente, sicurezza alimentare, tracciabilità, sicurezza e benessere dei lavoratori.

Infine ci sono certificazioni, che non riguardano la qualità del prodotto o un particolare metodo di produzione, ma che vogliono salvaguardare produzioni tradizionali, tecniche di lavorazione e razze autoctone. Appartengono a questa categoria, ad esempio, i Presidi Slow Food e i prodotti inseriti nell’Arca del Gusto.

Per concludere, questo elenco non si può sicuramente considerare esaustivo e, per maggiori informazioni, invito i lettori a cercare la specifica certificazione.

Luna Lorito

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