[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/aquafarm-acquacoltura-sostenibile-buone-pratiche-e-ricerche-per-minimizzare-l-impatto-sull-ambiente-e-sulle-risorse\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/aquafarm-acquacoltura-sostenibile-buone-pratiche-e-ricerche-per-minimizzare-l-impatto-sull-ambiente-e-sulle-risorse\/","headline":"AquaFarm, acquacoltura sostenibile. Buone pratiche e ricerche per minimizzare l\u2019impatto sull\u2019ambiente e sulle risorse","name":"AquaFarm, acquacoltura sostenibile. Buone pratiche e ricerche per minimizzare l\u2019impatto sull\u2019ambiente e sulle risorse","description":"Mangiare pesce fa bene, bisogna mangiarne di pi&ugrave;, la popolazione aumenta e con essa crescono le sue esigenze: tutte premesse che portano alla necessit&agrave; di aumentare la produzione di pesce. 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Incrementare la quantit&agrave; prodotta &egrave; solo uno degli obiettivi prefissati dagli operatori del settore. Per non vanificare il ruolo economico e sociale dell&rsquo;acquacoltura la moltiplicazione dei pesci deve essere fatta nel rispetto dell&rsquo;ambiente. La sostenibilit&agrave; in acquacoltura si articola in diverse aree di intervento. Una struttura di allevamento ha una serie di potenziali impatti locali che dipendono dal modo in cui l&rsquo;impianto &egrave; realizzato, dalle pratiche di funzionamento e, come tutte le cose, dall&rsquo;esperienza. Oggi infatti gli effetti sull&rsquo;ambiente, come il trasferimento di malattie e parassiti dagli esemplari allevati a quelli selvaggi, gli scarichi di acque contaminate, l&rsquo;introduzione di specie esotiche dannose e la presenza nei pesci e nei molluschi di residui chimici e farmacologici, sono molto pi&ugrave; limitati rispetto a un decennio fa grazie all&rsquo;introduzione di nuove tecnologie e protocolli di sicurezza.L&rsquo;acquacoltura ha anche un impatto globale derivante dall&rsquo;utilizzo come mangimi di farine e olio di pesce. Buona parte delle specie allevate, sia marine che d&rsquo;acqua dolce, &egrave; infatti carnivora e ha bisogno degli ingredienti che si trovano nella carne di pesce per crescere in modo armonico e dare un prodotto nutriente ed appetibile. Rimanendo in Europa, l&rsquo;incremento previsto e auspicato della produzione ittica da acquacoltura al 2030 comporter&agrave; un aumento del fabbisogno di mangimi del 46%. I miglioramenti tecnologici e il controllo dell&rsquo;insorgere di patologie nei pesci ha consentito, nel corso degli anni, di migliorare il rapporto tra la quantit&agrave; di risorse oceaniche utilizzate e quella di pesce che si ottiene con quella quantit&agrave;, tecnicamente FIFO (Fish-in Fish-out).In acquacoltura, nel 2000, il valore era di 2,6 per i salmonidi come la trota e 1,5 per le specie marine. Gi&agrave; nel 2010 era sceso rispettivamente a 1,4 e 0,9 e il numero &egrave; ancora in diminuzione. Per comparazione, in ambiente naturale il FIFO di un pesce carnivoro &egrave; circa 10. Ancora oggi per&ograve; il 15% del pesce pescato viene destinato ad usi non alimentari e oltre il 70% di quella quantit&agrave; serve per l&rsquo;acquacoltura. L&rsquo;obiettivo di medio e lungo termine &egrave; sostituire la farina di pesce con farine di altro tipo (vegetali, d&rsquo;insetto, avicole) e l&rsquo;olio con quello non proveniente da pesce (essenzialmente da microalghe). In termini generali, si tratta di &ldquo;educare&rdquo; pesci carnivori a diventare quantomeno onnivori, senza perdere qualit&agrave; nel prodotto. In tutto il mondo la ricerca accademica e delle case mangimistiche &egrave; impegnata a scoprire i metodi &ldquo;educativi&rdquo; migliori e a cercare di ridurre il costo dell&rsquo;olio di pesce non da pesce.AquaFarm sar&agrave; vetrina per entrambi gli ambiti. Le case mangimistiche come Skretting, Naturalleva, Aller Aqua presenteranno le loro nuove formulazioni a basso impatto sulle risorse oceaniche. Diverse universit&agrave; italiane illustreranno i primi risultati dei progetti di ricerca finanziati, anche da entit&agrave; private, sulle metodologie per produrre mangimi a basso impatto ambientale e nutrienti o appetibili. Un esempio &egrave; il progetto 4F (Fine Feed For Fish), affidato ad un consorzio accademico-industriale di cui &egrave; capofila l&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Insubria, che si propone di studiare il microbiota dei pesci carnivori per capire, da una parte, come essa reagisce con i nuovi mangimi e, dall&rsquo;altra, come &ldquo;programmare&rdquo; il microbiota stesso affinch&eacute; permetta al pesce di trarre il massimo vantaggio dal mangime.Il successo di questa, ed altre iniziative, consentir&agrave; di ridurre l&rsquo;impatto dell&rsquo;acquacoltura non solo sulle risorse oceaniche, ma anche su quelle terrestri, per esempio sull&rsquo;utilizzo di acqua dolce e sui prodotti agricoli, permettendo l&rsquo;uso di scarti vegetali e animali senza togliere spazio alla produzione alimentare.Affinch&eacute; abbia successo la moltiplicazione sostenibile dei pesci, anche i pani devono essere moltiplicati. Il programma delle conferenze di AquaFarm 2017 &egrave; disponibile in costante aggiornamento nella sezione Programma del sito web www.aquafarm.show. La partecipazione &egrave; gratuita, questo il link per il pre-accreditamento online. Sar&agrave; comunque possibile registrarsi anche in sede evento."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"AquaFarm, acquacoltura sostenibile. Buone pratiche e ricerche per minimizzare l\u2019impatto sull\u2019ambiente e sulle risorse","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/aquafarm-acquacoltura-sostenibile-buone-pratiche-e-ricerche-per-minimizzare-l-impatto-sull-ambiente-e-sulle-risorse\/#breadcrumbitem"}]}]