[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/cig-in-deroga-per-gli-armatori-imbarcati-e-revisione-154-tra-gli-obiettivi-della-venittelli\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/cig-in-deroga-per-gli-armatori-imbarcati-e-revisione-154-tra-gli-obiettivi-della-venittelli\/","headline":"CIG in deroga per gli armatori imbarcati e revisione 154 tra gli obiettivi della Venittelli","name":"CIG in deroga per gli armatori imbarcati e revisione 154 tra gli obiettivi della Venittelli","description":"Le criticit&agrave; esistenti nel mondo della pesca produttiva sono molteplici e necessitano di trovare soluzioni sempre pi&ugrave; condivisee scientificamente sostenibili. 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Non solo, ma l&rsquo;intera categoria deve poter contare su risorse capaci di ridare ossigeno alle imprese e agli operatori imbarcati, sempre meno competitivi in un contesto che non vede l&rsquo;attivit&agrave; svolta nel bacino del Mediterraneo godere della stessa attenzione che le istituzioni comunitarie riservano ai Mari del Nord. Per questa ragione, come esplicitato ampiamente e con dovizia di particolari nelle premesse, l&rsquo;onorevole dem Laura Venittelli, componente della XIII commissione e responsabile nazionale del settore Pesca e acquacoltura del Pd ha promosso una risoluzione in Commissione con la quale impegna il Governo ad accelerare l&rsquo;erogazione dei trattamenti di cassa integrazione in deroga per il settore pesca riferiti al 2016, anche per gli armatori imbarcati, superando cos&igrave; le difficolt&agrave; riscontrate da alcune sedi locali.Inoltre, nella medesima risoluzione si invita il Governo a rivedere la legge 28 luglio 2016 n. 154 in materia di sanzioni e di sistemi di controllo, adattandoli alle peculiari dimensioni delle imprese nazionali. Infine, ultimo comma del dispositivo contenuto nell&rsquo;atto parlamentare, il Governo viene impegnato a ripristinare la Commissione consultiva centrale per la pesca e l&rsquo;acquacoltura presso il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, coinvolgendo le associazioni rappresentative delle imprese di pesca.&ldquo;Si tratta di una triplice esortazione attraverso cui vogliamo che l&rsquo;Esecutivo e i dicasteri interessati rispondano compiutamente coi fatti rispetto alle aspettative del comparto, che vive un momento di estrema difficolt&agrave;&rdquo;, conclude la deputata del Pd. &nbsp;&nbsp;RISOLUZIONE IN COMMISSIONELa XIII Commissione,premesso che:la pesca italiana versa in una crisi che appare irreversibile se si considera che negli ultimi trent&#8217;anni, su 8mila chilometri di coste, le imbarcazioni sono diminuite del 33%, i rimanenti 12mila scafi hanno un&#8217;et&agrave; media di 34 anni e si sono persi 18mila posti in un settore che d&agrave; oggi lavoro direttamente a 27mila persone, senza considerare l&rsquo;indotto;la gestione di risorse naturali, quali le specie ittiche, favorisce la concentrazione delle attivit&agrave; in poche imprese di pesca, possedute da pochi soggetti, una situazione sta progressivamente distruggendo quella straordinaria rete di imprese diffuse, su cui si &egrave; retta la pesca in Italia, dal secondo dopoguerra ad oggi, assicurando lavoro e reddito agli addetti del settore e in genere alle comunit&agrave; e ai territori in cui operavano;le cause di questa crisi si fondano sulla concorrenza di mari lontani e delle barche croate, albanesi, nordafricane, che hanno innescato un crollo delle quotazioni del pesce mettendo fuori mercato i pescatori italiani anche a causa degli alti costi delle loro attivit&agrave;;il pescatore italiano &egrave; stritolato dalle quotazioni del pesce importato e dai costi ben pi&ugrave; alti di quelli dei pescatori egiziani, libici e tunisini;a ci&ograve; si aggiunga la gabbia delle regole imposte dall&#8217;Unione europea, quali i vincoli sulle misure delle vongole e taglia minima e attrezzi di cattura o l&rsquo;obbligo di tenuta a bordo del &#8220;libro del pescato&#8221;; inoltre, il sistema delle quote per la caccia al tonno rosso, prodotto ad altissima redditivit&agrave;, &egrave; fortemente squilibrato e richiede un intervento urgente per rivedere la ripartizione delle quote tra i diversi settori interessati;ai problemi della concorrenza e di un consumo sempre meno consapevole, si aggiungono disposizioni legislative irragionevoli che &egrave; necessario modificare, come l&rsquo;introduzione di sempre pi&ugrave; pesanti sanzioni e di complessi e stringenti strumenti di controllo sull&rsquo;attivit&agrave; esercitata che, nel loro insieme, criminalizzano in modo inaccettabile un settore economico costituito da imprenditori che fanno e danno lavoro e che, insieme all&rsquo;indotto, sviluppa un volume d&rsquo;affari, che un paese in difficolt&agrave; economica come l&rsquo;Italia non si pu&ograve; permettere di mortificare ulteriormente;tutte queste restrizioni ricadono anche sulle attivit&agrave; commerciali, le sanzioni accessorie si applicano anche a pescherie e ristorante per i quali, in taluni casi, &egrave; prevista la chiusura a tempo dell&rsquo;esercizio, tanto che per non incorrere in sanzioni tali esercizi preferiscono acquistare pescato proveniente dall&rsquo;estero;a tali problemi si aggiunge il fatto che i sistemi di controllo applicati alle imprese della pesca (BLUE BOX &ndash; AIS &ndash; Giornale di bordo elettronico) e di verifica sull&rsquo;attivit&agrave; di pesca (rigetti in mare del pesce sottomisura), pur essendo un forte deterrente all&rsquo;esercizio della pesca illegale, richiedono una cura e una puntualit&agrave; nella gestione, pi&ugrave; adatta ai grandi motopescherecci che operano nell&rsquo;Oceano Atlantico e nei mari del Nord Europa, che alle imbarcazioni pi&ugrave; diffuse nel nostro Paese, non grandi, prive di spazi e comodit&agrave; a bordo, composte da equipaggi modesti (in media 2\/4 persone), che operano in aree di pesca, dal punto di vista morfologico, completamente diverse rispetto ai grandi mari europei;la minore dimensione delle imprese italiane della pesca, fa s&igrave; che esse siano molto esposte al rischio di criminalizzazione, per aver commesso infrazioni, il pi&ugrave; delle volte determinate dalla impossibilit&agrave; di evitarle, piuttosto che dalla volont&agrave; di commetterle;il clima difficile che si sta creando tra gli operatori richiede il ripristino di un dialogo costruttivo tra istituzioni e mondo della pesca, costituito dalle imprese e dalle associazioni di rappresentanza del settore, anche per ridiscutere normative che non tengono conto delle specificit&agrave; del settore come l&rsquo;articolo 39 della legge n.154 del 2016 che, pur depenalizzando le infrazioni previste per la cattura sottomisura di una serie di specie ittiche, ha introdotto sanzioni amministrative che, all&rsquo;atto pratico, risultano sproporzionate ed eccessivamente punitive anche perch&eacute; sganciate dall&rsquo;elemento psicologico, impegna il Governo ad accelerare l&rsquo;erogazione dei trattamenti di cassa integrazione in deroga per il settore pesca riferiti al 2016, anche per gli armatori imbarcati, superando le difficolt&agrave; riscontrate da alcune sedi locali dell&rsquo;INPS;a rivedere la legge 28 luglio 2016 n. 154 in materia di sanzioni e di sistemi di controllo, adattandoli alle peculiari dimensioni delle imprese nazionali; a ripristinare la Commissione consultiva centrale per la pesca e l&rsquo;acquacoltura presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, coinvolgendo le associazioni rappresentative delle imprese di pesca."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"CIG in deroga per gli armatori imbarcati e revisione 154 tra gli obiettivi della Venittelli","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/cig-in-deroga-per-gli-armatori-imbarcati-e-revisione-154-tra-gli-obiettivi-della-venittelli\/#breadcrumbitem"}]}]