[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/combattere-la-pesca-illegale-vietando-quella-legale\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/combattere-la-pesca-illegale-vietando-quella-legale\/","headline":"Combattere la pesca illegale vietando quella legale?","name":"Combattere la pesca illegale vietando quella legale?","description":"Combattere la pesca illegale vietando quella legale? Pesca illegale nel bacino del Po (e altrove in Italia), effettuata da organizzazioni a delinquere che catturano ingenti quantitativi di prodotti ittici con strumenti vietati dalla legge e li esportano verso l\u2019est europeo. 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Questo fenomeno, che peraltro ha gi\u00e0 visto compiere efficaci opere di contrasto da parte delle forze dell\u2019ordine (operazione Gold River: 14 persone indagate, sequestro di immobili, sanzioni per 42.000 euro), sarebbe la motivazione con cui una importante federazione italiana della pesca sportiva sostiene a spada tratta la proposta di legge 2328 all\u2019esame della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati in queste settimane che, con l\u2019accattivante idea di combattere il fenomeno del bracconaggio ittico, punta a vietare la pesca professionale nei canali e nei fiumi italiani, lasciando alle Regioni la facolt\u00e0 di autorizzarla in deroga.Esercitare la pesca professionale in queste acque, un\u2019arte pi\u00f9 che un mestiere, costituirebbe secondo i sostenitori di questa proposta un alibi per i bracconieri, in danno per l\u2019ambiente, la pesca professionale e la pesca sportiva e ricreativa.A nulla sembrano servire le considerazioni in materia di diritto al lavoro di quanti operano legalmente in questi ambienti in diverse Regioni italiane, svolgendo una funzione di presidio in zone altrimenti abbandonate, con mestieri che rappresentano un vero proprio serbatoio di culture e tradizioni locali, anche legate alla vocazione turistica del territorio, con una valenza economica e sociale \u2013 quella della pesca artigianale &#8211; che da pi\u00f9 parti si intende tutelare.Qualora i proponenti riuscissero nel loro intento, il giorno dopo la pesca professionale sarebbe da quel momento in poi tollerata soltanto nei laghi e nelle lagune costiere salmastre graziate dal legislatore attraverso un apposito elenco allegato nel quale figurerebbero quelli con una \u201crilevanza evidente\u201d (termine vago), vietando \u2013 salvo deroghe regionali &#8211; di contro quella in fiumi e canali; l\u00ec, infatti, si anniderebbero secondo i sostenitori di questa novella, quei bracconieri (che, per inciso, sono gi\u00e0 oggi punibili ope legis\u2026) professionali la cui azione \u201cservirebbe ad alimentare il traffico illecito di stampo industriale di prodotto ittico pescato in corsi d\u2019acqua dove ci sono evidenti problemi d\u2019inquinamento da metalli pesanti\u201d.Traffico che, lo ricordiamo, gi\u00e0 oggi \u00e8 oggetto di duro contrasto e ferma repressione dall\u2019efficace azione delle forze dell\u2019ordine.Fermezza ed efficacia che, siamo convinti, riusciranno a stroncare il fenomeno, senza bisogno di creare illegalit\u00e0 gettando fuori legge chi invece da sempre pratica onestamente questo antico mestiere.Di qui una considerazione banale quanto inquietante: se pensassimo di vietare tutto ci\u00f2 che non si riesce a contrastare con una efficace opera di controllo e repressione, l\u2019elenco delle proibizioni potrebbe allungarsi a dismisura.Che dire allora del diffusissimo fenomeno della pesca illegale svolta in tutti i mari italiani da quanti, sprovvisti di licenza, si celano sotto le mentite spoglie di pescatori ricreativi per poi commercializzare abusivamente ingenti quantitativi di prodotto alla ristorazione o ai punti di vendita al dettaglio in barba a qualsiasi norma?Si tratta di un fenomeno talmente diffuso ed importante da costituire un danno rilevante al settore e all\u2019ambiente che, usando lo stesso metodo dei sostenitori della proposta di legge 2328, potrebbe non risolversi con una opera di controllo e contrasto in mare e su tutte le coste italiane.Perch\u00e9 non pensare allora ad una soluzione di stampo radicale vietando la pesca ricreativa e sportiva in mare, salvo centellinate deroghe regionali?Al di l\u00e0 della provocazione, \u00e8 chiaro che la necessaria repressione delle illegalit\u00e0 non pu\u00f2 essere confusa con interventi a gamba tesa su settori economici, piccoli o grandi che siano, in cui qualcuno svolge legittimamente da tempo una attivit\u00e0 professionale alla quale, prima ancora di qualsiasi considerazione giuridica, \u00e8 dovuto rispetto e giusta considerazione.N\u00e9 pu\u00f2 essere evocato lo spettro dell\u2019inquinamento che, laddove esistente, deve essere contrastato alla fonte vietando nel frattempo l\u2019accesso degli ambienti a chiunque li frequenti \u2013 sportivo o professionista che sia \u2013 sotto la precisa responsabilit\u00e0 degli uffici pubblici competenti (Ministero della transizione ecologica, ASL, assessorati, ecc\u2026).Non possiamo che augurarci che il legislatore rifletta su tutto ci\u00f2 imboccando una direzione diversa da quella voluta da una parte della pesca ricreativa italiana; una direzione che contrasta con i principi fondanti della nostra Costituzione e che qualificati accademici, cultori della materia ed esperti riconosciuti a livello internazionale potrebbero facilmente confutare.\u201cL\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul lavoro\u2026.\u201d\u201cLa Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni\u2026\u201dQuesti sono i primi commi degli artt. 1 e 35 della nostra Costituzione; non crediamo che proibire un mestiere per legge sia una cosa possibile n\u00e9 facilmente giustificabile. Siamo fiduciosi che il Parlamento italiano non commetter\u00e0 un errore di questo tipo.Diversamente, sarebbe un pessimo segnale nei confronti di un settore che soffre gi\u00e0 di tanti problemi, il primo dei quali \u00e8 l\u2019assenza di turnover e di prospettive concrete per il futuro; e ci\u00f2 \u00e8 ancor pi\u00f9 grave se pensiamo che il prossimo sar\u00e0 l\u2019Anno internazionale della pesca artigianale e dell\u2019acquacoltura (IYAFA 2022).Nel corso della cerimonia dello scorso novembre il direttore generale della FAO, Qu Donyu, ebbe modo di evidenziare il contributo dato dai pescatori artigianali, dai piscicoltori e dai lavoratori del settore ittico al benessere umano, a sistemi alimentari sani e all\u2019eradicazione della povert\u00e0, attraverso un uso responsabile e sostenibile delle risorse ittiche e dell\u2019acquacoltura. Nel suo intervento, il Direttore Generale Donyu ha altres\u00ec sottolineato come la visione alla base dell\u2019Anno sia allineata ai \u201dQuattro Miglioramenti della FAO: produzione migliore, nutrizione migliore, ambiente migliore, vita migliore per tutti \u2013 nessuno escluso\u201d.Bene, sarebbe veramente paradossale se tutto ci\u00f2 accadesse proprio quando le Nazioni Unite stanno chiedendo al mondo intero di dedicare pi\u00f9 attenzione a questo meraviglioso mestiere, tanto affascinante quanto fragile e faticoso.&nbsp;Combattere la pesca illegale vietando quella legale?"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Combattere la pesca illegale vietando quella legale?","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/combattere-la-pesca-illegale-vietando-quella-legale\/#breadcrumbitem"}]}]