[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/decisioni-cites-cop20-allarme-filiera-ittica\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/decisioni-cites-cop20-allarme-filiera-ittica\/","headline":"CITES, la filiera ittica avverte: \u201cRischiamo il caos globale\u201d","name":"CITES, la filiera ittica avverte: \u201cRischiamo il caos globale\u201d","description":"La 20\u00aa Conferenza delle Parti della CITES \u00e8 entrata oggi nella fase pi\u00f9 delicata. 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Le delegazioni riunite a Ginevra \u2013 dove i lavori proseguiranno fino al 5 dicembre \u2013 stanno passando al vaglio oltre cento proposte che potrebbero ridefinire il perimetro del commercio internazionale delle specie acquatiche. \u00c8 un passaggio cruciale, perch\u00e9 arriva in un momento in cui il settore ittico globale sta gi\u00e0 affrontando un anno complesso tra aggiustamenti climatici, tensioni sui costi operativi e nuove richieste normative. In questo clima di incertezza, la voce dell\u2019International Coalition of Fisheries Associations (ICFA) \u00e8 diventata una delle pi\u00f9 ascoltate nelle ultime ore.L\u2019organizzazione, che rappresenta le principali associazioni di pescatori di diversi continenti, ha chiesto ai Paesi membri di valutare con estrema cautela alcune delle misure sul tavolo, in particolare quelle riguardanti anguille, cetrioli di mare e squali del genere Mustelus. In un comunicato diffuso recentemente, l\u2019ICFA ha parlato di \u201cproposte con potenziali effetti collaterali profondi, capaci di interferire con attivit\u00e0 di pesca ben gestite e con catene del valore gi\u00e0 stabilizzate\u201d.Il nodo centrale resta l\u2019utilizzo crescente del criterio di \u201csomiglianza\u201d, che consente alla CITES di includere in Appendice II specie non minacciate solo perch\u00e9 visivamente simili ad altre a rischio. Una logica precauzionale che, secondo l\u2019ICFA, finisce per diventare arbitraria: accanto a casi giustificati ce ne sarebbero altri, in aumento, che producono distorsioni di mercato e complicano inutilmente il lavoro di autorit\u00e0, operatori e comunit\u00e0 costiere.Il capitolo anguille \u00e8 forse il pi\u00f9 discusso di questa CoP20. Il tentativo di includere 17 nuove specie nell\u2019Appendice II viene sostenuto da gruppi che vogliono contrastare il contrabbando dell\u2019anguilla europea, un fenomeno che nel 2025 \u00e8 tornato a emergere con forza in diversi porti europei e asiatici. Ma l\u2019ICFA ribadisce che Anguilla japonica e Anguilla rostrata mostrano popolazioni robuste, gestite tramite programmi di monitoraggio che negli ultimi anni hanno fatto registrare una buona resilienza biologica. Inserire queste specie in una lista restrittiva \u2013 ricordano i pescatori nordamericani \u2013 significherebbe penalizzare un comparto che nel 2024 ha generato nel solo Maine quasi 20 milioni di dollari e che nel 2025 si \u00e8 mantenuto su livelli simili, confermando la sua centralit\u00e0 nella piccola pesca costiera.Le preoccupazioni non riguardano solo l\u2019impatto economico, ma anche la logica della governance internazionale: la Coalizione contesta il rischio che il peso delle inefficienze europee nella lotta al traffico illecito venga scaricato su regioni del mondo che gestiscono correttamente le loro popolazioni di anguilla. \u00c8 una critica che circola molto anche nei corridoi della delegazione Asia-Pacifico, dove diversi Paesi temono che un elenco generalizzato possa soffocare la crescita di piccole imprese familiari.Scenario simile per i cetrioli di mare. Le discussioni degli ultimi due giorni hanno evidenziato come la proposta di includere alcune specie del genere Actinopyga non si basi su una convergenza scientifica solida. Il gruppo esperti della FAO, nel parere tecnico aggiornato al 2025, ha ribadito che le popolazioni di Actinopyga spp. non soddisfano i criteri dell\u2019Appendice II. Le aree rurali del Sud-est asiatico osservano questi sviluppi con apprensione: per molte comunit\u00e0, questa risorsa rappresenta l\u2019unica entrata regolare dell\u2019anno. Le delegazioni dei piccoli Stati insulari hanno ricordato che qualunque nuova procedura CITES richiederebbe infrastrutture amministrative che non possono permettersi, con il rischio di alimentare \u2013 invece di ridurre \u2013 la pesca illegale.La discussione sugli squali Mustelus \u00e8 altrettanto tesa. Le ONG ambientaliste sostengono che l\u2019inserimento in lista estenderebbe finalmente un controllo uniforme sul commercio globale di pinne e carni di squalo, garantendo una piattaforma internazionale coerente. Ma per l\u2019ICFA, una misura indistinta ignora differenze biologiche enormi tra Atlantico, Mediterraneo e Oceano Indiano. L\u2019esempio pi\u00f9 citato \u00e8 quello del Mustelus asterias, ritenuto abbondante secondo il parere ICES 2025, in netto contrasto con altre specie dello stesso genere, rare o scarsamente presenti nelle catture europee. Anche in questo caso, il criterio della \u201csomiglianza\u201d rischia di schiacciare la complessit\u00e0 biologica dietro un\u2019unica etichetta legislativa.Dietro i toni tecnici si intravede una controversia politica pi\u00f9 ampia. L\u2019ICFA ricorda il memorandum siglato nel 2006 tra CITES e FAO, in cui la Convenzione riconosceva all\u2019agenzia ONU la leadership scientifica sulle decisioni riguardanti risorse acquatiche. Oggi, secondo il presidente Ivan Lopez Van der Veen, quel principio sta perdendo centralit\u00e0. In un dibattito seguito da tutta la filiera ittica internazionale, Van der Veen ha dichiarato che \u201cle Parti devono riaffermare la necessit\u00e0 di decisioni fondate su basi scientifiche solide, soprattutto quando queste decisioni incidono sulle economie costiere e sulla credibilit\u00e0 della governance internazionale\u201d.Con le giornate decisive della CoP20 ormai avviate, si fa sempre pi\u00f9 evidente che le decisioni prese entro il 5 dicembre non rimarranno confinate nei registri della CITES. Incideranno sull\u2019equilibrio tra conservazione e attivit\u00e0 produttive, sulla stabilit\u00e0 dei mercati e sulla capacit\u00e0 delle comunit\u00e0 costiere di continuare a stare a galla in un anno che, per molte di loro, \u00e8 gi\u00e0 stato tra i pi\u00f9 impegnativi dell\u2019ultimo decennio. Per l\u2019intera filiera ittica globale, l\u2019esito di questa conferenza non sar\u00e0 un semplice aggiornamento normativo, ma una fotografia del modo in cui il mondo immagina la pesca sostenibile del futuro."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"CITES, la filiera ittica avverte: \u201cRischiamo il caos globale\u201d","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/decisioni-cites-cop20-allarme-filiera-ittica\/#breadcrumbitem"}]}]