[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/di-crescenzo-il-riccio-di-mare-come-nuova-opportunita-economica-ed-ambientale-2\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/di-crescenzo-il-riccio-di-mare-come-nuova-opportunita-economica-ed-ambientale-2\/","headline":"Di Crescenzo. Il riccio di mare come nuova opportunit\u00e0 economica ed ambientale","name":"Di Crescenzo. Il riccio di mare come nuova opportunit\u00e0 economica ed ambientale","description":"Quante volte siamo andati al mare e, dopo esserci immersi con maschera e pinne, abbiamo fatto attenzione a non toccare i dolorosi aculei deiricci\u00a0che popolano, o meglio popolavano gli scogli? 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Confesso che per lungo tempo mi stavano antipatici per via del loro carattere \u201cpungente\u201d ma con il passare degli anni e dopo tante immersioni, ho imparato ad apprezzarli, sia dal punto di vista naturalistico che da quello alimentare.Essi rappresentano, purtroppo per loro, una\u00a0delicatezza gastronomica\u00a0che ogni estate provoca il sequestro di migliaia di esemplari da parte della Capitaneria di Porto e dei Carabinieri, come misura pratica e visibile di contrasto alla\u00a0pesca di frodo.La pesca dei ricci marini per un quantitativo maggiore di 50 unit\u00e0, viola le disposizioni del\u00a0Decreto Legislativo 4\/2012\u00a0concernente le \u201cMisure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura\u201d, entrata in vigore nel quadro di un regime europeo volto a prevenire la\u00a0pesca illegale. Un multa fino a 12.000 euro \u00e8 prevista per il trasgressore colto in fallo. Al contrario i pescatori professionisti hanno la licenza di poter pescare molti pi\u00f9 individui, sempre comunque mantenendo un tetto numerico massimo giornaliero.Nonostante ci\u00f2, la domanda di ricci eccede di gran lunga l&#8217;offerta che, dobbiamo ricordare, \u00e8 esclusivamente di origine naturale per adesso.La \u201cricciomania\u201d esplode come fenomeno alimentare nel nostro Paese durante la stagione estiva, a causa anche del divieto di pesca degli animali da maggio fino a tutto giugno, cio\u00e8 durante la loro stagione riproduttiva.Non solo in Italia si apprezza cos\u00ec tanto il riccio, infatti il Giappone assorbe fino all&#8217;80% dei ricci importati; ogni anno i giapponesi arrivano a consumare diverse migliaia di tonnellate di gonadi di riccio, che corrispondono ad un numero di individui vivi interi 40 o 50 volte superiore. Il secondo Paese consumatore per importanza \u00e8 a sorpresa la Francia, con un consumo interno annuale che supera le 1.000 tonnellate di animali.La crescente rarefazione naturale del riccio di mare su molti tratti di costa italiani vede le sue popolazioni naturali divenire sempre meno numerose ed in alcuni casi addirittura scomparire. L&#8217;allarme sta preoccupando da molto tempo istituzioni pubbliche, universit\u00e0, centri di ricerca ma anche commercianti e semplici consumatori.La specie principalmente predata dall&#8217;uomo sulle coste si chiama\u00a0Paracentrotus lividus, spesso erroneamente confusa con l&#8217;individuo femmina di un&#8217;altra specie di riccio, l&#8217;Arbacia lixula.Il\u00a0riccio di mare europeo, cos\u00ec viene chiamato, ha dimensioni comprese tra i 4 e gli 8 cm di diametro, aculei esclusi, pesa in media 70 grammi da adulto e ha una longevit\u00e0 stimata di 15 anni.Oltre alla\u00a0pesca regolamentata\u00a0sopra descritta si stanno effettuando studi ed esperimenti per consentirne l&#8217;allevamento\u00a0allo scopo di preservare il patrimonio genetico delle popolazioni selvatiche, la reintroduzione di nuovi soggetti in mare, la riproduzione e l&#8217;ingrasso di esemplari destinati al mercato alimentare europeo.La tecnica impiegata prevede l&#8217;utilizzo di\u00a0strutture verticali di allevamento\u00a0che consentono di sfruttare in maniera intelligente, ovvero \u201csmart\u201d, sia lo spazio all&#8217;interno di strutture coperte (serre o fabbricati), sia di dotare i ricci di molteplici piani di insediamento per aumentarne il numero di esemplari, a parit\u00e0 di metro quadrato \u201ccalpestabile\u201d.La messa a punto di tecniche per la coltivazione di specie algali dei quali vanno ghiotti i ricci, oltre alla creazione di mangimi integratori artificiali completi, hanno spalancato le porte di un settore nascente dell&#8217;acquacoltura dedicato agli Echinodermi, il gruppo di specie animali caratterizzati dall&#8217;avere la \u201cpelle spinosa\u201d.Con un valore commerciale pari ad una media di 6 euro per 12 ricci di mare europeo, che aumenta arrivando anche a 30 euro nella ristorazione, si comprende bene come la possibilit\u00e0 di allevare gli animali spinosi, desti molto interesse soprattutto laddove essi vengono consumati in grandi quantit\u00e0 ma soltanto in periodi limitati di tempo e con l&#8217;insicurezza di un loro approvvigionamento costante.Quali sono allora gli ostacoli alla nascita di impianti per la loro produzione in Italia?Come in tutte le cose esistono due facce della medesima medaglia: una positiva ed una pi\u00f9 nascosta. Innanzitutto occorre considerare che nell&#8217;allevamento del riccio si deve tenere conto del lungo periodo richiesto dalla larva per potersi insediare stabilmente sul fondo, pari a 3-4 anni. Altri 24 mesi sono richiesti alla forma giovanile per raggiungere lo stato adulto, infine altri 3 mesi per poter ottenere individui con le gonadi piene di uova, l&#8217;ambito e prezioso traguardo dell&#8217;allevatore.Un secondo ostacolo \u00e8 rappresentato dal reperimento di nuovi esemplari che vanno a sostituire quelli che hanno terminato l&#8217;ultima fase di allevamento, qualora si punti soltanto all&#8217;ingrasso degli individui reperiti in natura sempre in maniera legale.Il terzo ostacolo \u00e8 l&#8217;ignoranza che esiste in tema di allevamento degli Echinodermi nel nostro Paese per quanto riguarda l&#8217;aspetto produttivo-commerciale ovvero la conoscenza in materia di progettazione di un impianto specifico prestando attenzione agli indicatori economici, come il bilancio dei costi di produzione con i ricavi netti.Il quarto ostacolo \u00e8 la difficolt\u00e0 ad avere accesso ed ottenere i necessari permessi per avere acqua marina sicuramente non inquinata e adatta all&#8217;allevamento.Pertanto nonostante l\u2019effettivo guadagno (es. 1 chilogrammo di ricci vivi costa tra i 12 e i 15 euro; 70 grammi di gonadi vengono vendute confezionate a 9 euro) ancora non \u00e8 stato avviato in Italia un\u00a0allevamento commerciale professionale.Ci\u00f2 rappresenta a mio parere il rischio di perdere un treno che ci sta passando davanti; non stiamo sfruttando una grande opportunit\u00e0 che pu\u00f2 aiutare sia a livello economico la nascita di nuove aziende agricole di produzione acquatica con i relativi posti di lavoro, sia a proteggere in maniera pi\u00f9 concreta ed efficace le popolazioni dei ricci che oggi sono seriamente minacciate dalla nostra capacit\u00e0 di predazione incondizionata e non selettiva.Mi chiederete quindi a questo punto come si possono allora evitare gli ostacoli sopraelencati. La buona notizia \u00e8 che soltanto i tempi di riproduzione e primo accrescimento non possono ancora essere ridotti mentre gli altri fattori limitanti hanno oramai una soluzione offerta dalla tecnologia che permette di poter allevare gli animali anche lontano dal mare, con\u00a0acqua salata artificialmente. Le notevoli esperienze fatte in altri Paesi europei consentono di porre le basi per poter realizzare una \u201criccicoltura\u201d tutta italiana, integrando metodologie ecosostenibili di filtrazione e depurazione dell&#8217;acqua che sfruttano specifiche alghe aventi il doppio ruolo di organismi depuratori dell&#8217;acqua e alimenti naturali per i ricci allevati.Riguardo i tempi lunghi di allevamento, una possibile soluzione \u00e8 costituita dall&#8217;avviare l&#8217;impianto dedicandolo solo alla fase di ingrasso di 3 mesi di soggetti provenienti dalla pesca. Ci\u00f2 offrirebbe l&#8217;indubbio vantaggio di poter rifornire il mercato della ristorazione, capace di spendere molto, con un prodotto anche al di fuori della tradizionale stagione naturale, riuscendo in questo modo a soddisfare la domanda che altrimenti rimarrebbe insoddisfatta.Nel frattempo si potrebbe avviare un incubatoio per la riproduzione di nuovi esemplari di riccio di mare avendo cos\u00ec il tempo e le risorse economiche per poter arrivare con tranquillit\u00e0 al momento del primo \u201craccolto\u201d della prima generazione concepita in impianto, con molte positive implicazioni promozionali ed economiche, oltre che ambientali, di facile comprensione da parte vostra.Ancora una volta una risposta chiara e semplice alla disoccupazione crescente e alla carenza di nuove iniziative imprenditoriali ci viene offerta dal mare e dalle sue creature. La domanda principale che dobbiamo farci \u00e8: riusciremo ad ascoltarla e a seguire la sua ispirazione?Dr. Davide Di Crescenzo"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Di Crescenzo. Il riccio di mare come nuova opportunit\u00e0 economica ed ambientale","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/di-crescenzo-il-riccio-di-mare-come-nuova-opportunita-economica-ed-ambientale-2\/#breadcrumbitem"}]}]