[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-difesa-dei-frutti-di-paranza\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-difesa-dei-frutti-di-paranza\/","headline":"In difesa dei frutti di \u201cParanza\u201d","name":"In difesa dei frutti di \u201cParanza\u201d","description":"Ad alcuni dei lettori di Pesceinrete, magari un pi\u00f9 giovani di chi scrive questa nota, la parola \u201cParanza\u201d potrebbe far pensare all\u2019omonima allegra ed ironica canzone che Daniele Silvestri present\u00f2 al Festival di Sanremo del 2007, poi diventata un tormentone estivo. 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Di contro, a molti ghiottoni di prodotti del mare, il termine richiamerebbe la deliziosa frittura mista di pesce minuto offerta nei men\u00f9 di molte trattorie. Per memoria storica, preferire i piccoli pesci perch\u00e9 pi\u00f9 digeribili e gustosi era un suggerimento di Galeno di Pergamo (I \u2013 II secolo ante era volgare). Dal punto di vista scientifico, per i ricercatori che studiano la pesca marittima, la Paranza \u00e8 un termine popolare (colloquiale) che indica i primi pescherecci in legno a strascico (sia di fondo che pelagico) tipici del Mediterraneo poi evolutisi nei moderni motopescherecci per lo strascico di fondo in ferro.Tuttavia, esiste un&#8217;altra categoria di persone per la quale il binomio \u201cparanza \/ strascico\u201d induce visioni apocalittiche di fondali marini stravolti e stragi indiscriminate di organismi vegetali ed animali che sul fondo o in prossimit\u00e0 del fondo vivono.Per esempio, la fondazione Oceana (https:\/\/europe.oceana.org\/en\/home), con uffici sparsi in tutto il mondo, sostiene in vari documenti affermazioni sulla pesca a strascico che si possono sintetizzare in \u201cla pesca a strascico \u00e8 uno dei metodi pi\u00f9 distruttivi per catturare il pesce\u201d, \u201cil suo uso provoca un alto impatto sugli ecosistemi marini, spesso causando danni irreversibili ad habitat sensibili\u201d, \u201cle reti a strascico sono cos\u00ec distruttive e non selezionanti perch\u00e9 cancellano efficacemente tutto ci\u00f2 che vive sul fondo del mare\u201d.A parte che solo in alcune situazioni il danno causato dallo strascico di fondo (di seguito semplicemente strascico) pu\u00f2 essere ritenuto effettivamente \u201cpermanente\u201d, nel senso di non essere recuperabile in tempi storici, come \u00e8 il caso delle praterie di Posidonia oceanica (che per\u00f2 sono protette in Italia sin dagli anni 60 del secolo scorso), \u00e8 ammirevole e sacrosanta la crescente attenzione verso la protezione degli ecosistemi marini, sempre pi\u00f9 in sofferenza (per verit\u00e0, non solo a causa della pesca), e cercare di fare il possibile per mitigare, in generale, gli effetti delle attivit\u00e0 antropiche sul mare.Per\u00f2 \u00e8 anche vero che non bisogna mai dimenticare la saggezza popolare che, fra altro, ci suggerisce la massima\u201cCi voli \u2018u ventu in chiesa, ma no \u2018a astutari i cannili!\u201dtraducibile in \u201cci vuole il ricambio di aria nelle chiese, ma non tale da far spegnere i ceri votivi\u201d.Infatti, sull\u2019onda emotiva che vede lo strascico come il nulla che avanza, sempre pi\u00f9 voci (non solo fra gli specialisti, ma anche fra gli appassionati del mare) chiedono misure sempre pi\u00f9 restrittive per la pesca a strascico, arrivando addirittura a proporre il divieto permanete di questa attivit\u00e0.\u00c8 condivisibile questa proposta estrema finalizzata a cancellare un\u2019attivit\u00e0 culturale e produttiva secolare?Per rispondere nel modo pi\u00f9 possibile sintetico, occorre fare un minimo excursus sulla materia.In primo luogo, per precisione storica va ricordato che paranze venivano chiamate le grosse barche a vela usate, spesso a coppia, prima della motorizzazione per la pesca a traino nei mari italiani. In effetti, occorre precisare che per pesca a strascico in questa sede si intende l\u2019attivit\u00e0 di sfruttamento delle risorse viventi e selvatiche del mare condotta trainando un attrezzo da pesca sul fondale. Oltre il peschereccio, lo strascico \u00e8 tipicamente composto da una rete a forma di grande sacco allungato e rastremato alla fine (dove c\u2019\u00e8 il \u201csacco\u201d), collegata tramite una coppia di \u201ccalamenti\u201d a due pannelli (divergenti o portelloni) che garantiscono l\u2019apertura della bocca della rete, a loro volta uniti all\u2019imbarcazione tramite lunghi cavi di acciaio (Figura 1).Figura 1 \u2013 Schema esemplificativo di una moderna rete a strascico di fondo. Procedendo dall\u2019angolo in alto a sinistra verso l\u2019angolo in basso a destra, incontriamo il peschereccio, i cavi di acciaio, i portelloni, i calamenti, la bocca &#8211; corpo della rete, e il sacco terminale. Elencando i componenti in ordine di impatto decrescente alle biocenosi di fondo si ha: lima dei piombi (parte inferiore della bocca), calamenti, divergenti e cavi di acciaio. Da notare le \u201czone grigie\u201d dietro i divergenti di cui parleremo in seguito. Da Sala (2013).Come dice chiaramente il nome e come si vede dalla Figura 1, lo strascico viene calato e trainato in modo da garantire uno stretto contatto della rete con il fondale che viene \u201cgrattato\u201d dalla parte inferiore della bocca della rete (detta cima dei piombi perch\u00e9 appesantita da piombi o anche pezzi di catena). La rete deve solleticare il fondo al fine di far venire fuori gli organismi nascosti nel sedimento (come i gamberi bianchi o rosa, le tracine o il pesce prete) e catturarli insieme a quelli che la rete incontra poggiati sul fondo (tipo gli scorfani o le rane pescatrici) o che nuotano in prossimit\u00e0 dello stesso (come i gamberoni rossi, le triglie o i naselli).Purtroppo, il tipico strascico mediterraneo \u00e8 di bocca buona e tende a raschiare ed inglobare tutto ci\u00f2 che incontra nel suo percorso e quanto ingoiato della rete ha poche possibilit\u00e0 di sfuggire dal sacco perch\u00e9 questo rappresenta la porzione della rete con le maglie pi\u00f9 piccole (oggi di 40 \/ 50 mm di apertura \u201cstirata\u201d, ma sino al 201030\/ 40 mm). Anche se qualcosa riuscisse a sfuggire (come i piccoli dei gamberi o delle triglie), lo stress della cattura conseguente al fatto stesso di essere stato strappato dal proprio habitat naturale ed inglobato nel sacco per ore, rappresenta morte probabile per molti organismi marini sia vegetali (come Posidonia oceanica) che animali (come molti delicati invertebrati come i vari tipi di gorgonie e simili; Figura 2 a-c).Figura 2 a,b,c \u2013 Tre rappresentanti di specie bentoniche che vengono spazzate via dallo strascico: da sinistra a destra, in ordine crescente di profondit\u00e0, una penna di mare (Pennatula sp.), una tall sea pen (Isidella elongata) e un corallo bamb\u00f9 (Funiculina quadrangularis).Per le fonti vedi sotto (Bibliografia essenziale e fonti iconografiche).Allora vedi che lo strascico \u00e8 dannoso ed \u00e8 giusto chiuderlo per difendere il mare?In effetti, \u00e8 molto suggestiva l\u2019idea che, eliminando lo strascico, si possa migliorare di molto lo stato delle biocenosi marine di fondo, anche perch\u00e9 oggettivamente l\u2019asserzione \u00e8 indubbiamente vera, cos\u00ec come \u00e8 vera l\u2019asserzione che le praterie e le foreste (e relative biocenosi naturali) trarrebbero giovamento dall\u2019abolizione dei trattori che arano i suoli o della pratica di incendiare gli alberi per creare temporanei suoli da coltivare.Sorvolando sulle analogie con le attivit\u00e0 antropiche subaeree, prima di portare in discarica le reti a strascico forse sarebbe opportuno fare alcune precisazioni in primis sul contesto e poi su quali sarebbero gli effetti dell\u2019abolizione \u201csenza s\u00e9 e senza ma\u201d dello strascico.Dato che lo spazio \u00e8 tiranno e seguendo il parere di chi sostiene che se una misura gestionale \u00e8 appropriata e valida, un paese la deve adottare unilateralmente ed indipendentemente da accordi con altri paesi competitori (nello specifico, ci si riferiva alla demolizione unilaterale di centinaia di pescherecci a strascico italiani), in questa sede ci limiteremo a considerare solo il caso dell\u2019Italia.In primo luogo va ricordato che la pesca a strascico operata dai paesi membri dell\u2019Unione Europea nel Mediterraneo, non solo \u00e8 stata fortemente ridimensionata negli ultimi anni, ma \u00e8 gi\u00e0 fortemente regolamentata. Per esempio, non si pu\u00f2 strascicare sui fondali costieri (entro le 3 miglia o i 50m), nelle aree marine protette a diverso titolo e al di sotto dei 1000m. Inoltre, buona parte dei fondali italiani si proteggono da s\u00e9 medesimi a causa delle cd \u201cafferrature\u201d, cio\u00e8 gli ostacoli sia naturali (scogli, canyons, formazioni di balani etc.) sia causati dall\u2019uomo (tipo le centinaia di relitti di navi o le migliaia di pietre di ancoraggio dei Kannizzi o FAD) che i pescatori esperti evitano perch\u00e9 rappresentano sicura perdita delle reti e cospicuo danno economico.La seconda cosa da evidenziare riguarda alcuni aspetti poco \u201cattenzionati\u201d da parte dei fautori della soppressione; mi riferisco a cosa accadrebbe il giorno dopo che si fosse riusciti a convincere il parlamento a pubblicare sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica che l\u2019Italia \u00e8 diventata il primo paese del Mediterraneo a non praticare pi\u00f9 la pesca a strascico per salvaguardare le biocenosi del fondo.Il primo aspetto concerne il fatto che la legge di cui prima dovrebbe essere accompagnata dalla contemporanea istituzione di pi\u00f9 ampie zone di pesca esclusive (ZEE) italiane; in caso contrario, gli unici fondali che beneficerebbero del \u201cNo \u2013 strascico\u201d sarebbero quelli entro le 12 miglia dalle coste nazionali. In altre parole, senza le ZEE, tutti i fondi di pesca italiani al di fuori di questo limite continuerebbero ad essere frequentabili dagli strascichi \u201cforanei\u201d, ergo le biocenosi fuori le 12 miglia rischierebbero di godere di un minimo respiro di sollievo.Ma non \u00e8 solo questo il problema!Infatti, c\u2019\u00e8 un secondo aspetto critico da analizzare prima di chiudere lo strascico ed \u00e8 riassunto nella Tabella 1.&nbsp;Tabella 1 \u2013 Il comparto strascico italiano in cifre (% del complessivo) in confronto con la pesca Mediterranea italiana nel 2019. Da Anonimo (2019).Componente flottaBattelliStazza (ton.)Potenza motori kWProduzione (t)Ricavi (milioni di euro)Complessiva11 975139 442916 080176 738891.7Strascico di fondo e rapido17.4%58.8%46.2%37%54%&nbsp;Anche analizzando la Tabella 1 a volo di gabbiano, l\u2019abolizione tout court dello strascico (e del rapido perch\u00e9 sono messi insieme) eliminerebbe dalla flotta peschereccia italiana mediterranea quasi 1\/5 dei battelli, pi\u00f9 di 1\/3 del tonnellaggio, quasi la met\u00e0 della potenza motore, pi\u00f9 di \u00bc della produzione e, dulcis in fundo, pi\u00f9 della met\u00e0 degli introiti economici.Sorvolando sulle drammatiche ricadute sull\u2019occupazione (equipaggi a casa) e sull\u2019indotto (per esempio, i cantieri e le officine metalmeccaniche) c\u2019\u00e8 anche da evidenziare che i ghiottoni italiani di pesci, dall\u2019oggi al domani, non troverebbero sui banconi dei mercati ben 66 244 tonnellate di prodotti ittici marini.E non si tratta di un mero problema quantitativo, perch\u00e9, come forse non sanno molti dei fautori della soppressione, alcune specie, come gli scampi o i gamberoni rossi, sono prodotti quasi esclusivamente dallo strascico. Pi\u00f9 in particolare, scorrendo le specie top dal punto di vista di quantit\u00e0 catturate (in t) e valore economico (come % del totale pesca marittima), sempre nel 2019, troviamo: 9011 t \/ 6.94% per il gambero rosa (Parapenaeus longirostris), 7040 t \/ 5.53% per il nasello (Merluccius merluccius), 3813 t \/ 3.81% per il polpo maiolino o comune (Octopus vulgaris) e 2246 t \/ 5.96% per il gamberone rosso (Aristaeomorpha foliacea).Sempre rimanendo nel generale, per esigenze di sintesi, buona parte (per es. polpo maiolino) e la quasi totalit\u00e0 (gamberoni rossi) delle migliaia di tonnellate di specie pregiate scomparirebbero sia dai punti di sbarco che (momentaneamente) dai mercati ittici italiani.Perch\u00e9 i gamberoni rossi scomparirebbero solo momentaneamente dai mercati ittici italiani?Per la semplice ragione che, a meno che i consumatori smettano di mangiarli, i commercianti italiani saranno costretti a procacciarsi le mancate catture dall\u2019estero e quindi oltre il danno (quasi azzeramento della cattura nazionale) anche la beffa; non solo aumenterebbe il disavanzo del bilancio ittico nazionale, ma le flotte dei paesi foranei, contigui all\u2019Italia e che non hanno (molto probabilmente) aderito al blocco (per esempio la Tunisia), sarebbero fortemente indotti ad aumentare la loro attivit\u00e0 di pesca a strascico per soddisfare le nuove richieste portando le loro navi al limite delle 12 miglia dalle coste italiane.Adesso, so gi\u00e0 quale pensiero sta attraversando la mente dei lettori di pesceinrete!Perch\u00e9 non incrementare altre tipologia di sfruttamento meno impattanti e pi\u00f9 \u201csostenibili\u201d?Altri tipi di attrezzi da pesca, tipicamente utilizzati dalla cd pesca artigianale, potrebbe sopperire, almeno in parte, al crollo delle catture tipicamente prodotte dallo strascico. In effetti ci sono almeno due casi famosi nei quale la chiusura totale dello strascico ha determinato un notevole incremento delle risorse demersali. Stiamo parlando del Golfo di Castellammare e del Golfo di Patti (entrambi in Sicilia) dove le biocenosi della piattaforma continentale (entro i 200 \u2013 300m) non sono state pi\u00f9 stressate dallo strascico (tranne qualche peschereccio bracconiere che ha violato il divieto) n\u00e9 italiano n\u00e9 di altri paesi trattandosi di acque territoriali. Il blocco, attivato nel 1990, come gi\u00e0 detto, ha funzionato bene come suggeriscono le Figure 3 a,b.Figura 3 a,b \u2013 Andamento della consistenza, in kg\/km2, degli stock demersali (pesci, molluschi e crostacei) nel Golfo di Castellammare (a sinistra, a) e Golfo di Patti (a destra, b). Fonti: a, D\u2019Anna et al., 2008; b, Potoschi et al., 2006.A parte l\u2019oscillazione marcata nel Golfo di Patti, l\u2019aumento \u00e8 considerevole: circa 4 volte rispetto ai valori precedenti la chiusura in entrambi i Golfi.Tutto bene quindi?Non proprio, perch\u00e9 le figure di cui prima si riferiscono all\u2019aumento degli stock in mare che non necessariamente si traducono in equivalenti incrementi delle catture commerciali (Figura 4).Figura 4 \u2013 Rendimenti commerciali desunti da campagne sperimentali di tremaglio nel Golfo di Castellammare (sono esclusi specie massive e singoli individui di grande mole). Dal confronto con la Figura 3a, si vede chiaramente come l\u2019aumento sia stato pi\u00f9 graduale e inferiore al \u201csalto\u201d della Figura 3a (1\/2 vs 4 volte). Da D\u2019Anna et al., 2008.Come ben noto a chiunque abbia tentato di fare il pescatore, tramutare il \u201cpesce in fondo del mare\u201d in \u201cpesce nella padella\u201d non \u00e8 cos\u00ec facile come potrebbe apparire e, comunque, la pesca artigianale ben poco potrebbe fare per colmare i buchi di prodotti come i gamberoni rossi o gli scampi. La confusione che spesso nasce nel guardare i grafici precedenti riflette un problema terminologico gi\u00e0 evidenziato da Confucio: nello specifico, distinguere tra abbondanza in mare e cattura, e tra dati commerciali (catture per unit\u00e0 di sforzo) e dati sperimentali (campioni su un disegno statistico).Se vi state chiedendo perch\u00e9 \u00e8 fuorviante confondere i dati, provate ad immaginarvi a calare delle nasse o delle reti da posta fra 400 e 700 m di fondo da una barchetta localizzata a decine di miglia dalla costa pi\u00f9 vicina. \u00c8 vero che i gamberoni a 600m saranno pi\u00f9 abbondanti, adesso che lo strascico \u00e8 abolito (dati sperimentali), ma la cattura per unit\u00e0 di sforzo (cio\u00e8 i gamberi nella singola nassa o impigliati nella singola rete) sarebbero di gran lunga inferiori alle catture realizzate dallo strascico in una singola cala (di solito della durata di parecchie ore negli alti fondali).In sintesi, senza strascico in assoluto, il mare brulicherebbe di gamberoni rossi, ma una cena a base di questi gamberi vi costerebbe pi\u00f9 del mitico pranzo a base di perle offerto da Cleopatra ad Antonio.Che fare allora?Se sono riuscito a convincere i lettori di pesceinrete sui disastri che deriverebbero da una chiusura totale dello strascico, in primo luogo, vanno aumentati i controlli e fare rispettare le normative vigenti, spesso violate da una minoranza di pescatori scriteriati. In particolare, come recentemente discusso, si pu\u00f2 ipotizzare anche un allargamento della fascia costiera interdetta allo strascico dagli attuali 50m (o 3 miglia) a 100m (o 6 miglia, ove possibile), magari collocando dei relitti di navi come deterrenti alle attivit\u00e0 illegali.In secondo luogo, \u00e8 necessario proseguire con cautela ed attenzione gli studi di tecnologia della pesca per rendere le reti a strascico meno impattanti sui fondali; per esempio, progettando reti pi\u00f9 \u201cleggere\u201d, con meno contatto con il substrato, e divergenti che si mantengono lontani dal fondo; Figura 5).Figura 5 \u2013 Una rete a strascico in azione con i divergenti e parte dei calamenti che si mantengono lontani dal fondale. Da O\u2019Neill et al., 2017.Ma perch\u00e9 ho usato \u201ccautela ed attenzione\u201d parlando di tecnologia della pesca?Vi ricordate le zone grigie gi\u00e0 evidenziate in Figura 1?Orbene, quando i divergenti di una rete a strascico incidono i fondali sabbio \u2013 fangosi, sollevano delle grandi nubi di sedimento che tendono a concentrare pesci e gamberi davanti alla bocca della rete. In altre parole, le nuvole di sedimento aumentano la capacit\u00e0 di cattura (si dice performance) della rete concentrando le possibili catture sia per un effetto detto di \u201cingreggiamento\u201d, in gergo \u201cherding effect\u201d (che vale, per esempio, per i naselli) sia per un\u2019attiva attrazione; in particolare, i gamberoni rossi si precipitano dai fondali contigui nella nube di sedimenti sovrastante il percorso della rete perch\u00e9, in questo modo, cacciano con pi\u00f9 facilit\u00e0 le loro prede. Tradotto, bisogner\u00e0 valutare bene le variazioni dei rendimenti causati dai nuovi divergenti certamente meno impattanti, ma forse molto meno performanti nella cattura di alcune specie.Infine, va riconsiderato come distribuire le attivit\u00e0 delle strascicanti nello spazio. Tendenzialmente si possono individuare tre scuole di pensiero per organizzare una data flotta a strascico in una data area di pesca:una, pi\u00f9 radicale, suggerisce di chiudere allo strascico la maggior parte dell\u2019area con conseguente necessaria forte riduzione delle flotte (e delle catture);una, meno radicale, suggerisce di istituire un complesso network fatto da tante piccole zone precluse allo strascico sparpagliate nell\u2019area;una terza suggerisce di individuare, in accordo con i pescatori, ampi percorsi dove strascicare, una specie di autostrade del mare (Trawl lanes secondo Dimech et al., 2012), intervallati da altrettante ampie zone limitrofe interdette allo strascico; queste aree interdette sarebbero ad esclusiva disposizione di altri attrezzi da pesca stazionari come le reti da posta, i palangari, le nasse e i kannizzi o FAD, cosa che ridurrebbe i conflitti fra i diversi utilizzatori.\u00c8 pacifico che, se potessimo ascoltare il parere degli organismi bentonici uccisi dallo strascico senza alcun costrutto, come le pennatule o le isidelle (al momento rigettati morti in mare dopo la cattura), loro sceglierebbero il blocco assoluto dello strascico o il primo scenario, ma noi dobbiamo anche porci il dilemma se lasciare un chilo di isidella in mare vale bene un chilo di gamberoni rossi sul mercato.Nulla di male a scegliere \u201cIsidella first\u201d, ma in questo caso sarebbe giusto che tutti gli interessati (i cd stakeholder) fossero ben informati delle conseguenze immediate e future sull\u2019economia che scaturirebbero da un blocco parziale o totale delle paranze come intese in questo documento.Alla memoria del peschereccio S. Anna di Mazara, rottamato qualche anno fa insieme ad altre decine di pescherecci a strascico simili. Il M\/P \u00e8 stato utilizzato dal CNR di Mazara dal 1985 al 2017 per le campagne di ricerca in mare.Bibliografia essenziale e fonti iconograficheAnonimo (2019) Annual report on Italy\u2019s efforts during 2019 to achieve a sustainable balance between fishing capacity and fishing opportunities (in accordance with Article 22 of Regulation (EU) No 1380\/2013), 33 pp.D&#8217;Anna G., C. Pipitone, F. Badalamenti, M. Coppola &amp; G. Di Stefano (2008) Il Golfo di Castellammare: una \u201criserva di pesca\u201d per la gestione razionale delle risorse ittiche costiere. Pagine 148-163 in Pipitone V. &amp; A. Cognata (Editors). La valutazione delle risorse ambientali: approcci multidisciplinari al Golfo di Castellammare. Franco Angeli, Milano: 269 pp.Dimech Mark, M.J. Kaiser, S. Ragonese &amp; P.J. Schembri (2012) Ecosystem effects of fishing on the continental slope in the Central Mediterranean Sea. Mar Ecol Prog Ser Vol. 449: 41\u201354. doi: 10.3354\/meps09475Fournier, N., Garcia, S., Blanco, J. (2020). Habitat protection under the Mediterranean Sea Regulation: A missed opportunity? Oceana, Brussels, 40 pp.Galeno di Pergamo (1989) La dieta dimagrante. Flaccovio Ed., Palermo, 65 pp.O\u2019Neill, F.G. and Mutch, K., 2017. Selectivity in Trawl Fishing Gears. Scottish Marine and Freshwater Science Vol 8 No 01Potoschi A., P. Battaglia, P. Rinelli, F. Perdichizzi, A. Manganaro &amp; S. Greco (2006) Fluctuactions in bottom trawl yields in the area with partial protection in the Gulf of Patti (Northern Sicily) along 20 years of monitoring. Biol. Mar. Medit., Vol 13 (1),149-157.Ragonese S. (2019) A pesca con Confucio: ovvero, perch\u00e9 dobbiamo usare termini diversi per le catture di pesci fatte in mare dai pescatori e quelle fatte dai ricercatori alieutici. NTR-ITPP, sr93: 11 pp.Ragonese S., M. Piccolo &amp; N. Span\u00f2 (2019) Scuttling as an effective tool to enforce the recent European Union regulation of establish 100m as a upper limit for bottom trawling carried out in the Mediterranean Sea. NTR-ITPP, sr101: 12 ppSala Antonello (ed.) (2013) Technical specifications of Mediterranean trawl gears (myGears). Final project report. Specific project Nr. 5 &#8211; Framework service contract Mediterranean halieutic Resources Evaluation and Advice (MAREA): 269 pp.Il S. Anna in prima pagina \u00e8 tratta dall\u2019archivio della sede CNR di Mazara.La foto della penna di mare \u00e8 presa da Turano F. &amp; G. Neto (2001) Sott&#8217;acqua in Mediterraneo &#8211; Flora e fauna degli ambienti sommersi. SSI, Italia, 245 pp.La foto della Funiculina quadrangularis e della Isidella elongata \u00e8 stata presa da internet"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"In difesa dei frutti di \u201cParanza\u201d","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-difesa-dei-frutti-di-paranza\/#breadcrumbitem"}]}]