[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-vigore-il-primo-trattato-internazionale-contro-la-pesca-illegale\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-vigore-il-primo-trattato-internazionale-contro-la-pesca-illegale\/","headline":"In vigore il primo trattato internazionale contro la pesca illegale","name":"In vigore il primo trattato internazionale contro la pesca illegale","description":"&nbsp; L&rsquo;Accordo FAO sulle Misure dello Stato d&rsquo;Approdo diventa legge internazionale vincolante Uno storico accordo internazionale volto ad eliminare la pesca illegale &egrave; entrato ieri in vigore, divenendo quindi legalmente vincolante per i 29 paesi ed l&#8217;organizzazione regionale che vi hanno aderito. 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L&#8217;Accordo sulle Misure dello Stato di Approdo per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (PSMA l&#8217;acronimo inglese N.d.T.) &#8211; adottato come trattato FAO nel 2009 dopo lunghi anni di negoziati &#8211; &egrave; il primo trattato internazionale vincolante che si concentra specificamente sulla pesca illegale. La soglia minima per l&#8217;attivazione del trattato &#8211; l&#8217;aderenza ufficiale di almeno 25 paesi &#8211; &egrave; stata superata il mese scorso, innescando il conto alla rovescia dei trenta giorni fino all&#8217;entrata in vigore odierna.&#8220;&Egrave; un grande passo verso l&#8217;obiettivo di realizzare un settore ittico sostenibile che possa contribuire a nutrire il pianeta&#8221; ha detto il Direttore Generale della FAO Graziano da Silva. &#8220;Elogiamo quei paesi che hanno gi&agrave; firmato il trattato e che cominceranno a metterlo in pratica, mentre invitiamo i governi che ancora non lo hanno fatto ad unirsi a questo sforzo collettivo per eliminare la pesca illegale e salvaguardare il futuro delle nostre risorse ittiche.&#8221; Attualmente, i firmatari del PSMA sono: Australia, Barbados, Cile, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Unione Europea (come organizzazione membro), Gabon, Guinea, Guyana, Islanda, Mauritius, Mozambico, Myanmar, Nuova Zelanda, Norvegia, Oman, Palau, Repubblica di Corea, Saint Kitts e Nevis, Seychelles, Somalia, Sud Africa, Sri Lanka, Sudan, Tailandia, Tonga, Stati Uniti d&#8217;America, Uruguay e Vanuatu L&rsquo;Organizzazione &egrave; stata informata che a breve nuove sottoscrizioni formali dovrebbero aggiungersi all&rsquo;elenco.Rafforzare i porti contro i pescatori illegali I firmatari del trattato sono obbligati a mettere in atto una serie di misure nella gestione dei porti sotto il loro controllo, al fine di identificare i casi di pesca illegale, impedire che il pescato da essa derivante sia sbarcato e commerciato, e assicurare che le informazioni sulle imbarcazioni che infrangono le regole siano condivise a livello globale. Ci&ograve; comporta, tra le altre cose, che le navi da pesca straniere che intendono entrare in un porto dovranno richiedere il permesso in anticipo, fornendo informazioni dettagliate sulla loro identit&agrave;, le loro attivit&agrave; e sul carico di pesce che hanno a bordo. L&#8217;approdo potr&agrave; avvenire solo in porti specialmente designati ed attrezzati per dei controlli efficienti. Le imbarcazioni sospettate di aver praticato pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata potranno vedersi negare l&#8217;accesso al porto in toto, o ricevere il permesso di entrare solo a fini di controllo, senza possibilit&agrave; di scaricare il pescato, di fare rifornimento di carburante o altro. Le imbarcazioni alle quali sar&agrave; permesso di entrare nei porti potranno essere soggette a controlli condotti secondo un set di standard comuni. Sar&agrave; loro richiesto di provare di essere in possesso della licenza di pesca dal paese di cui portano bandiera, e di aver ottenuto i permessi necessari dai paesi nelle cui acque stavano operando. In caso contrario, o se i controlli dovessero identificare casi di pesca illegale, a tali imbarcazioni sar&agrave; vietato ogni ulteriore uso dei porti e verranno segnalate come violatrici. Qualora ad un&#8217;imbarcazione venisse proibito l&#8217;accesso o i controlli rivelassero dei problemi, le parti dovranno comunicare tali informazioni al paese sotto la cui bandiera la nave &egrave; registrata ed informare gli altri firmatari del trattato cos&igrave; come i direttori dei porti dei paesi limitrofi.Il primo del suo genere Le operazioni senza dovuta autorizzazione, la pesca di specie protette, l&#8217;uso di attrezzature da pesca proibite o l&#8217;inosservanza delle quote imposte, sono tra le pi&ugrave; comuni attivit&agrave; di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Queste pratiche minano gli sforzi volti a gestire in modo responsabile la pesca marittima, danneggiando la produttivit&agrave; di questo settore ed in molti casi favorendone la rovina. Sebbene esistano soluzioni per combattere la pesca illegale in mare, esse sono spesso molto costose e &#8211; specialmente per i paesi in via di sviluppo &#8211; possono essere difficili da attuare, data la vastit&agrave; degli spazi oceanici che &egrave; richiesto monitorare ed i costi delle tecnologie necessarie. Di conseguenza, le misure dello stato di approdo sono uno dei modi pi&ugrave; efficienti &#8211; e pi&ugrave; economici &#8211; per combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. L&#8217;Accordo sulle Misure dello Stato di Approdo ora in vigore fornisce alla comunit&agrave; internazionale uno strumento prezioso per portare avanti l&#8217;Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030, che include un obiettivo specifico sulla conservazione e l&#8217;uso sostenibile degli oceani ed anche uno specifico sub-target sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"In vigore il primo trattato internazionale contro la pesca illegale","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/in-vigore-il-primo-trattato-internazionale-contro-la-pesca-illegale\/#breadcrumbitem"}]}]