[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/intervista-a-giampaolo-buonfiglio-presidente-agci-agrital\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/intervista-a-giampaolo-buonfiglio-presidente-agci-agrital\/","headline":"Intervista a Giampaolo Buonfiglio presidente AGCI AGRITAL","name":"Intervista a Giampaolo Buonfiglio presidente AGCI AGRITAL","description":"Qual \u00e8 lo stato di salute delle realt\u00e0 da voi rappresentato? 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Anche all\u2019interno dello stesso \u201cmestiere\u201d si rilevano poi importanti diversit\u00e0 tra una marineria e l\u2019altra, in funzione dei circuiti commerciali esistenti e delle possibilit\u00e0 e capacit\u00e0 delle singole imprese di sviluppare soluzioni alternative. Con la chiusura di molti mercati ittici e del circuito Horeca lo strascico \u00e8 certamente quello che ha risentito di pi\u00f9 della forte contrazione della domanda, mentre la piccola pesca, grazie alla vendita diretta ed al circuito delle pescherie ha in molti casi continuato a lavorare discretamente. Ma anche all\u2019interno dello strascico si \u00e8 visto che mentre alcune marinerie si sono completamente fermate, altre hanno continuato a pescare seppure a scartamento ridotto in funzione della domanda residua, uscendo in mare pochi giorni a settimana e alternandosi tra pescherecci, cos\u00ec che tutti potessero lavorare. Altri si sono attrezzati collegandosi con piattaforme di vendita online, che stanno funzionando sempre meglio. Insomma, in un panorama cos\u00ec variegato si va dall\u2019impresa completamente ferma a quelle che sono riuscite a limitare i danni con diminuzioni stimabili dell\u2019attivit\u00e0 tra il 40 e il 70%.\u00a0 Ci sono poi comparti, come quello della mitilicoltura costretto ad esitare il prodotto nelle prossime settimane, dove il picco della crisi non \u00e8 ancora arrivato.Quali stime siete in grado di fare oggi circa le aziende che resisteranno? Le stime variano, come dicevo, a seconda dei mestieri e delle marinerie, ma anche in funzione dei tempi della ripresa che dipende ovviamente dall\u2019andamento del contagio nella cosiddetta fase 2. Se sar\u00e0 confermata la riapertura dei ristoranti all\u2019inizio di Giugno (seppure con le limitazioni imposte dalle misure di sicurezza anti-contagio), con la riattivazione del circuito Horeca si potranno limitare i danni dell\u2019esercizio 2020, ma ancora sono molte le incognite da affrontare: dagli indennizzi alle imprese per le giornate di sospensione dell\u2019attivit\u00e0, alla effettuazione del fermo estivo, ai pagamenti da parte della PA dei fermi degli anni passati, ma l\u2019incognita pi\u00f9 grande rimane quella dei tempi della ripresa della domanda. \u00c8 chiaro che il grado di resistenza dipende anche dalla dimensione dell\u2019impresa, dalla sua flessibilit\u00e0 e dalla sua capacit\u00e0 di fare fronte alla crisi attraverso il ricorso al credito. Il sistema bancario non \u00e8 mai stato particolarmente benevolo nei confronti delle imprese di pesca ed anche il sistema di garanzie messo in campo dal Governo non ha cambiato le cose anche se le garanzie Ismea potrebbero migliorare il quadro. In conclusione, le variabili sono talmente tante che qualsiasi stima rischia di essere molto poco affidabile. Una cosa \u00e8 certa: al prossimo bando europeo per le demolizioni dei pescherecci saranno in molti a fare domanda, con un ulteriore sensibile riduzione della flotta italiana e nuova disoccupazione.Pesce fresco nei locali in riva al mare, sagre e turismo gastronomico. Per la stagione in vista, il ridimensionamento dell\u2019afflusso turistico ricadr\u00e0 sul settore, come vi state preparando all\u2019impatto?Lo scenario non facile della prossima stagione estiva nel settore ittico deve fare i conti con due fattori principali: l\u2019assoluta incertezza del flusso turistico (con la forte probabilit\u00e0 che sagre e manifestazioni varie rimarranno vietate) e, salvo rare eccezioni locali, la frammentazione della filiera ittica italiana.Il primo fattore rende qualsiasi preparazione piuttosto ardua. Per il momento, al di l\u00e0 delle innovazioni in campo commerciale (vendite online del prodotto fresco) e della regolazione dello sforzo di pesca in funzione della domanda che si registra in qualche marineria, non fervono particolari iniziative. La vendita diretta e la ristorazione gestita direttamente dalle cooperative di pesca rimarranno certamente elementi vincenti di ripresa, seppure in scala ridotta e con le limitazioni della clientela imposte dalle norme anti-contagio. Ma \u00e8 chiaro che sono iniziative che richiedono investimenti che se non gi\u00e0 effettuati difficilmente troveranno condizioni di fattibilit\u00e0 nell\u2019attuale emergenza.La frammentazione della filiera ittica italiana rimane comunque un fattore fortemente limitante: la netta separazione tra le imprese di cattura in mare e la filiera a terra continua a dominare lo scenario, con una scarsa diversificazione delle attivit\u00e0 di pesca verso gli anelli successivi dove la catena del valore esprime numeri pi\u00f9 interessanti: commercializzazione (GDO e dettaglio), trasformazione, ristorazione. \u00a0I pochi esempi di questa diversificazione sono di successo ed indicano che \u00e8 quella la strada per la crescita ed il consolidamento delle imprese.Oggi \u00e8 in grado di prepararsi all\u2019impatto della crisi l\u2019impresa di pesca che \u201cgioca\u201d su diversi anelli della catena ed ha sbocchi commerciali non dipendenti esclusivamente dall\u2019andamento della domanda locale. La stragrande maggioranza delle imprese di pesca italiane sono purtroppo medio-piccole, sicuramente non in grado di affrontare nuove scelte imprenditoriali in questa direzione, tantomeno in una fase di crisi generalizzata di liquidit\u00e0. Nei mercati poi si registrano cambiamenti sensibili dei modelli di consumo e nella GDO le importazioni ed il prodotto di acquacoltura (per fortuna anche nazionale) stanno soddisfacendo importanti quote di domanda.Quello che sta accadendo ci deve per\u00f2 far riflettere su modelli di sviluppo e politiche di sostegno maggiormente mirate a superare questi fattori limitanti attraverso misure ed incentivi finalizzati ad un cambiamento strutturale del sistema pesca italiano finora troppo conservativo, in cui anche i livelli di maggiore efficienza organizzativa come le OP stentano a diffondersi.Lo Stato e l\u2019UE come intervengono in aiuto della categoria? Cos\u2019altro si potrebbe fare?Nei provvedimenti del Governo e della UE la pesca italiana ha ottenuto molto per fare fronte alla emergenza in corso, dalla cassa integrazione in deroga per i lavoratori imbarcati (ammortizzatore sociale mai consolidato nel settore) alle indennit\u00e0 per le imprese previste nell\u2019art. 78 del Decreto \u201cCura Italia\u201d ormai convertito in Legge estese anche alla piccola pesca e alle acque interne, alle garanzie dello Stato per l\u2019accesso al credito. Ci sono poi le modifiche del FEAMP che hanno reso finanziabile indennizzi per la sospensione delle attivit\u00e0 per l\u2019emergenza Covid-19 per la pesca e l\u2019acquacoltura, fondi di mutualizzazione, aiuti al magazzinaggio e l\u2019ammasso temporaneo dei prodotti ittici per le OP, il tutto con maggiore flessibilit\u00e0 attraverso la rimodulazione del Programma Operativo Nazionale (e dei PO regionali) con procedure semplificate.Nonostante questa impressionante serie di misure basta parlare con qualsiasi impresa del settore per capire che molto (troppo) ancora non va: in attesa delle garanzie Ismea le banche ancora non concedono agevolmente nuovi crediti alle imprese, la Legge Cura Italia sar\u00e0 applicabile nel settore solo attraverso un Decreto Ministeriale applicativo che detter\u00e0 anche i criteri ad oggi sconosciuti con cui saranno riconosciuti gli indennizzi alle imbarcazioni che hanno sospeso le attivit\u00e0; nulla si sa di quanto andr\u00e0 alla pesca marittima e nelle acque interne, all\u2019acquacoltura e all\u2019agricoltura dei famosi 100 milioni di cui all\u2019art. 78, e nulla si sa delle procedure burocratico-amministrative con cui tali indennit\u00e0 saranno erogate. Se per questa procedura saranno per es. scelti gli stessi criteri del FEAMP (con 2 livelli di controllo e condizionalit\u00e0) \u00e8 forte il rischio di non vederli mai, anche considerato che attualmente la stessa procedura dovrebbe passare per l\u2019intesa Stato-Regioni con ulteriore allungamento dei tempi (per fortuna \u00e8 rimasta in piedi la modifica delle procedure antimafia per l\u2019erogazione di somme inferiori a 150.000 Euro). Se poi non verr\u00e0 derogata per quest\u2019anno la norma che impone l\u2019impegno o erogazione dei fondi nell\u2019esercizio finanziario di competenza pena la perdita dei residui non spesi al 31\/12\/2020 (deroga che era passata al Senato sotto il nome di \u201csalvaguardia delle risorse stanziate in capitolo di bilancio\u201d, e addirittura \u201cbollinata\u201d ma poi misteriosamente scomparsa nel passaggio alla Camera), il rischio di non vedere gli indennizzi diverr\u00e0 certezza.E le opportunit\u00e0 offerte dalla modifica del FEAMP ex Reg. (UE) 2020\/560? Per queste bisogner\u00e0 passare per la modifica del Piano Operativo Nazionale di cui sopra, che dovr\u00e0 comunque aspettare l\u2019intesa della conferenza Stato-Regioni per le modalit\u00e0 e le procedure per la riprogrammazione delle risorse previste dal FEAMP. In questo occorrer\u00e0 poi vedere se le Regioni che non hanno speso granch\u00e9 e che rischiano di dover restituire a Bruxelles ingenti fondi, saranno disposte a centralizzare questi sul MIPAAF per una gestione equilibrata in scala nazionale. Se ci\u00f2 non avverr\u00e0 le Regioni virtuose che hanno speso molto non avranno risorse per indennizzare le imprese del loro territorio, mentre le altre perderanno i fondi non spesi.Tutta questa indeterminatezza e confusione dovrebbe essere oggetto di una frenetica attivit\u00e0 di elaborazione in sede MIPAAF e di collegato confronto con la categoria nel sistema consultivo a cui partecipano le Associazioni nazionali riconosciute quali attrici dei Piani Triennali, ma questa elaborazione ed interlocuzione non sta avvenendo perch\u00e9 il Direttore Generale della Pesca e dell\u2019acquacoltura, competente per le misure di gestione, non \u00e8 al momento nel pieno dei suoi poteri a causa di lungaggini burocratiche. Quindi tutte le mirabolanti misure ottenute dalla pesca per l\u2019emergenza rischiano di rimanere lettera morta.AGCI Agrital, insieme alle altre Associazioni nazionali che compongono l\u2019Alleanza delle Cooperative Italiane del settore pesca, negli ultimi due mesi ha letteralmente tempestato il \u201cpalazzo\u201d di lettere in cui abbiamo avanzato proposte, ipotesi di lavoro, segnalato problemi, presentato istanze. In diversi casi siamo stati ascoltati, ma quando si \u00e8 trattato di affrontare gli aspetti applicativi e gestionali delle misure, non abbiamo pi\u00f9 trovato interlocutori. Stiamo attualmente aspettando che per questi aspetti, al di l\u00e0 della generica disponibilit\u00e0 dichiarata, si possa procedere urgentemente con i necessari approfondimenti e consultazioni per poter individuare le soluzioni appropriate ed attivare procedure rapide che portino a benefici concreti.Cos\u2019altro si potrebbe fare? Detto in poche parole assumere nella emergenza misure di semplificazione estrema della burocrazia ed abbreviare le procedure, risolvere il problema della Direzione Generale della Pesca del MIPAAf, a partire dal Direttore Generale fino ad una iniezione di organico che consenta di accelerare la istruttoria delle domande, a partire da quelle di pagamento dei fermi 2018 e 2019 che aspettano ancora di essere erogate alle imprese.Quando e come sar\u00e0 possibile uscire dalla crisi?Per rispondere a questa domanda occorrerebbe una bella palla di vetro in cui leggere quando sar\u00e0 sconfitto il Covid-19 attraverso un vaccino. Su come ne uscir\u00e0 il settore e l\u2019economia italiana dipender\u00e0 da quanto tempo dovremo passare nelle attuali condizioni e da quanto e come le misure di sostegno saranno tradotte nella realt\u00e0. Se ne usciremo in termini e condizioni accettabili dipender\u00e0 poi dal settore ristrutturarsi per il futuro, tenendo conto della lezione imparata da questa crisi."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Intervista a Giampaolo Buonfiglio presidente AGCI AGRITAL","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/intervista-a-giampaolo-buonfiglio-presidente-agci-agrital\/#breadcrumbitem"}]}]