[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/karleskind-riforma-politica-pesca-ue-e-brexit-tra-le-mie-priorita\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/karleskind-riforma-politica-pesca-ue-e-brexit-tra-le-mie-priorita\/","headline":"Karleskind: \u201cRiforma politica pesca Ue e Brexit tra le mie priorit\u00e0\u201d","name":"Karleskind: \u201cRiforma politica pesca Ue e Brexit tra le mie priorit\u00e0\u201d","description":"Un bretone per un britannico. 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L\u2019avvicendamento alla presidenza della commissione pesca del Parlamento europeo (PECH) sembra uno scherzo del destino, e invece \u00e8 la naturale conseguenza di una scelta quasi scontata e gi\u00e0 nell\u2019aria da almeno un mese.&nbsp;Il francese Pierre Karleskind ha rilevato la carica lasciata vacante per decadimento dello status di eurodeputato dell\u2019inglese Chris Davies, colpito dalla Brexit. Se la presidenza sarebbe dovuta restare in casa del gruppo liberale Renew Europe, Karleskind era semplicemente il candidato migliore: biologo marino di formazione con oltre dieci anni di esperienza da amministratore locale di una regione costiera.&nbsp;La sua Bretagna \u00e8 anche tra le regioni pi\u00f9 vicine al Regno Unito e anche tra le pi\u00f9 colpite da Brexit. Proprio Karleskind ha recentemente ospitato una delegazione di pescatori bretoni che aveva chiesto un incontro con il commissario Sinkevi\u010dius per ottenere garanzie sull\u2019accesso dei pescatori europei alle acque britanniche.&nbsp;Pesceinrete ha avuto modo di intervistare il neopresidente subito dopo la sua elezione, avvenuta mercoled\u00ec scorso nel corso della sessione della PECH.Cosa si porter\u00e0 dietro dell\u2019esperienza del suo predecessore?Sicuramente la sua battaglia per la pesca sostenibile, in particolare come possiamo tutelare una maggiore sostenibilit\u00e0 nel contesto del cambiamento climatico e della crisi di biodiversit\u00e0. Dobbiamo davvero affrontare questo tema e Chris Davies ha fatto un ottimo lavoro finora.E per quanto riguarda le sue di priorit\u00e0?La commissione PECH ha scelto una serie di temi per relazioni di iniziativa, ad esempio sull\u2019applicazione dell\u2019obbligo di sbarco e sull\u2019inquinamento marittimo. Vorrei far s\u00ec che il lavoro in commissione si concentri anche su una chiara valutazione su come applicare la Politica di pesca comune (PCP), verificando se tali obiettivi siano ancora efficienti al fine di affrontare le diverse sfide che avremo di fronte nel prossimo decennio.Entro il 2022 la PCP sar\u00e0 gi\u00e0 oggetto di valutazione della Commissione europea che valuter\u00e0 i risultati raggiunti in materia di dimensione sociale, adattamento climatico e pulizia oceani. Non si rischia una sovrapposizione?Certamente la valutazione della Commissione europea \u00e8 importante, ma resta sempre il punto di vista della Commissione [, del diretto interessato]. Potremmo anche fare delle audizioni in Parlamento per provare a essere il pi\u00f9 utili possibili in questa fase di valutazione. Le domande che ci dobbiamo chiedere sono: dobbiamo spingere per una chiara riforma o una pi\u00f9 limitata? Come possiamo far s\u00ec che la PCP risponda ancora ai grandi interrogativi dei prossimi anni?E poi c\u2019\u00e8 Brexit\u2026Tra le priorit\u00e0, \u00e8 quella che bisogna affrontare subito. La task force della Commissione Ue guidata da Michel Barnier sta facendo un ottimo lavoro, sono loro a condurre le trattative. Ma alla fine dei negoziati, il Parlamento dovr\u00e0 votare i diversi accordi e potremo dire s\u00ec o no. Vogliamo avere l\u2019ultima parola sulla questione.Qual \u00e8 la sua posizione?Pi\u00f9 le relazioni di pesca future saranno vicine a quelle attuali, meglio sar\u00e0 per noi. In questo momento siamo in una situazione di reciproco accesso: i pescatori europei accedono alle acque britanniche mentre i prodotti ittici britannici accedono al mercato unico.Vorrei che i negoziatori considerassero questo durante le trattative, che le due parti hanno benefici reciproci dal mantenimento dello status quo.Bisogna tenere bene a mente una cosa. Il Regno Unito avr\u00e0 pure il pesce, ma l\u2019Europa ha il mercato unico. Sentiamo sempre dire che l\u2019Ue \u00e8 in una posizione svantaggiata, ma la realt\u00e0 dice che possono pescare tutto il pesce che vogliono nelle loro acque, ma se non lo vendono sul continente resta uno sforzo inutile per i pescatori del Regno Unito.Brexit reca con s\u00e9 anche un rischio per la sostenibilit\u00e0?Dobbiamo assicurarci che il Regno Unito mantenga il suo impegno per mantenere una gestione sostenibile degli stock anche ora che \u00e8 fuori dall\u2019Ue. Molte cose sono state fatte in passato per rendere la pesca sostenibile, a volte anche riducendo le flotte, ma non per il piacere di farlo, ma perch\u00e9 si pescava troppo.Ora siamo in una situazione in cui i dati ci dicono che il settore sta migliorando sia in termini di sostenibilit\u00e0 che di profitto. Non credo il Regno Unito abbia interesse a cancellare gli sforzi fatti in questo settore negli anni passati, per\u00f2 dobbiamo ricordare che i pesci non hanno confini e non sanno che ora esiste un confine tra Ue e Regno Unito.Da oceanografo crede che l\u2019oceano sia un tema difficile da trattare a livello Ue?Le questioni oceaniche sono molto difficili da trattare al Parlamento europeo, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 una commissione specifica a occuparsene. C\u2019\u00e8 per esempio la politica marittima integrata (PMI) ma a occuparsene sono diverse commissioni, quella trasporti (TRAN), ambiente (ENVI), industria (ITRE) e ovviamente pesca (PECH).Ho partecipato in passato a questo gruppo sulla PMI e ritengo sia assolutamente importante che il Parlamento abbia una voce nel dibattito sugli oceani. La Commissione sta negoziando all\u2019ONU per la governance oceanica e credo vada accoppiata al Green Deal. Il mio gruppo politico, Renew Europe, ha organizzato recentemente un evento per chiedere un approccio olistico al tema degli oceani e per far s\u00ec che il Green Deal sia anche blu.Lei ha un background scientifico ma \u00e8 anche uomo di politica e molto spesso la politica \u00e8 accusata di non ascoltare i consigli della scienza in materia di pesca. Qual \u00e8 la sua posizione in merito?Sono ormai in politica da oltre dieci anni e sono estremamente convinto che, come politici, dobbiamo cercare di mettere in atto politiche basate sull\u2019evidenza scientifica. La scienza deve darci consigli.Il punto \u00e8 che la scienza non \u00e8 in grado di darci tutte le risposte che chiediamo. A volte c\u2019\u00e8 una mancanza di conoscenza di alcune specie e gli stessi scienziati non sono in grado di dirci se uno stock recuperer\u00e0 qualora smettessimo di pescarlo.\u00c8 vero che la scienza ci fornisce consigli, ma \u00e8 anche vero che la decisione politica molto spesso esula dal discorso di mero recupero dello stock. Spesso ci dobbiamo chiedere allo stesso tempo come far s\u00ec che chi abita nelle comunit\u00e0 costiere possa continuare a vivere decentemente con la pesca o anche come fornire al consumatore cibo accessibile e conveniente.Le domande sono anche queste: creazione e mantenimento di lavoro, richiesta di prodotti ittici da parte di consumatori, non \u00e8 sempre una questione di come preservare la risorsa. Ed \u00e8 per questo che provo sempre a mischiare ci\u00f2 che so dalla scienza con quello che devo chiedere a me stesso come politico."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Karleskind: \u201cRiforma politica pesca Ue e Brexit tra le mie priorit\u00e0\u201d","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/karleskind-riforma-politica-pesca-ue-e-brexit-tra-le-mie-priorita\/#breadcrumbitem"}]}]