[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/la-bussola-operatori-della-pesca-al-centro-della-transizione-verso-leconomia-circolare-del-mare\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/la-bussola-operatori-della-pesca-al-centro-della-transizione-verso-leconomia-circolare-del-mare\/","headline":"La bussola. Operatori della pesca al centro della transizione verso l\u2019economia circolare del mare","name":"La bussola. Operatori della pesca al centro della transizione verso l\u2019economia circolare del mare","description":"La bussola. Operatori della pesca al centro della transizione verso l\u2019economia circolare del mare &#8211; Di recente su questa rubrica mi sono soffermato su un nuovo ruolo degli \u201coperatori della pesca\u201d, cos\u00ec come definiti dall\u2019Unione Europea, e precisamente quello di \u201cpescatori di rifiuti\u201d. 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Operatori della pesca al centro della transizione verso l\u2019economia circolare del mare &#8211; Di recente su questa rubrica mi sono soffermato su un nuovo ruolo degli \u201coperatori della pesca\u201d, cos\u00ec come definiti dall\u2019Unione Europea, e precisamente quello di \u201cpescatori di rifiuti\u201d.Premesso che il mio pensiero dominante \u00e8 che i pescatori debbano comunque essere messi nelle condizioni di poter continuare ad esercitare e a sviluppare la propria professione naturale, principio puntualmente proclamato dall\u2019UE ma che sulla sua effettiva realizzazione pratica non sembra che attualmente si raccolgano nel settore molte voci di conferma, tuttavia non si pu\u00f2 negare la validit\u00e0 della creazione di forme di diversificazione dell\u2019attivit\u00e0 di pesca improntate su ruoli che pongano gli operatori della pesca ad assumere realmente la funzione di \u201ccustodi del mare\u201d.In origine si \u00e8 puntato su quello della conservazione del patrimonio culturale delle comunit\u00e0 costiere attraverso la promozione di iniziative di pescaturismo e di ittiturismo a cui, adesso, si stanno fortemente aggiungendo quelle della salvaguardia ambientale intesa come contributo alla \u201cpulizia\u201d del mare sia accidentalmente, durante l\u2019ordinario esercizio dell\u2019attivit\u00e0, che volontariamente.Agenda ONU 2030 e Piano d\u2019Azione UE per l\u2019Economia CircolareFermandoci un momento per osservare il panorama internazionale di riferimento al fine di una migliore comprensione di quanto verr\u00e0 successivamente trattato, riscontriamo molte posizioni e indicazioni a difesa dell\u2019ambiente marino, gi\u00e0 parzialmente richiamate in diverse occasioni in questa rubrica, i cui capisaldi sono rappresentati dall\u2019 Agenda ONU 2030 e dal recente Piano d\u2019Azione UE per l\u2019Economia Circolare.Primo caposaldoIl primo caposaldo, nel pi\u00f9 ampio impegno nella promozione di una transizione verso modelli pi\u00f9 sostenibili, rimarca il ruolo fondamentale degli oceani e dei mari per la vita sul pianeta richiamando ad una attenta gestione di questa risorsa globale per uno sviluppo sostenibile.Tale presa di posizione, sottoscritta nel 2015, era stata preceduta da diversi step in cui la comunit\u00e0 internazionale, partendo dall\u2019affermazione nel 1992 della necessit\u00e0 di coniugare sviluppo e ambiente, ha progressivamente sviluppato degli obiettivi che integrino aspetti economici, sociali e ambientali.Sono state previste delle scadenze entro le quali eseguire dei report sul reale avanzamento delle attivit\u00e0 dirette, nel nostro caso, alla (drastica) riduzione dell\u2019inquinamento marino e la prossima verifica \u00e8 programmata per il 2025.Il nostro Paese risulterebbe in forte ritardo, parzialmente smorzato dall\u2019emanazione, nello scorso anno, della cosiddetta \u201clegge salvamare\u201d che in realt\u00e0 non \u00e8 ancora pienamente operativa.Vale la pena sottolineare come anche l\u2019attivit\u00e0 di pesca sia finita sotto la lente d\u2019ingrandimento dell\u2019Agenda ONU 2030 con la richiesta di concrete iniziative per la preservazione delle risorse ittiche, per il contrasto a tutte le forme di pesca illegale nonch\u00e9 il divieto di talune forme di sovvenzione.Secondo caposaldoPassando al secondo caposaldo, nel 2020 l\u2019UE ha adottato un aggiornamento della legislazione sulla gestione dei rifiuti per promuovere la transizione verso un\u2019economia circolare in alternativa alla ancora predominante economia lineare.Com\u2019\u00e8 noto, con l\u2019economia circolare si estende il ciclo di vita dei prodotti contribuendo a ridurre i rifiuti con l\u2019adozione, laddove possibile, della reintroduzione con il riciclo.Tale principio ha costituito il motore affinch\u00e9 il Parlamento Europeo, con una risoluzione non legislativa del 2021, spingesse sulla riduzione dei rifiuti marini affermando, in particolare, che l\u2019aumento del riciclaggio nel settore della pesca e la riduzione sostanziale dell\u2019uso della plastica rappresentino la chiave per un mare pi\u00f9 pulito.Ci\u00f2 va a ricollegarsi alla Direttiva quadro sulla strategia marina emanata dall\u2019UE nel 2008 per mantenere gli ecosistemi marini puliti, sani, produttivi e resilienti, garantendo al tempo stesso un uso pi\u00f9 sostenibile delle risorse marine con il beneficio di un contributo diretto all\u2019ambizione del Green Deal europeo, vale a dire la strategia dell\u2019UE sulla biodiversit\u00e0 per il 2030.Se l\u2019ONU e la UE, sono in prima linea per la risoluzione del problema dei rifiuti marini, va segnalato che anche altre istituzioni, come ad esempio la FAO e l\u2019 IMO, pur essendo gi\u00e0 Istituti specializzati dell\u2019ONU, stanno sviluppando autonomi progetti proprio sul tema dei rifiuti marini, anche con il coinvolgimento di vari Stati, al fine di giungere alla creazione di modelli di riferimento.La protezione dell\u2019ambiente marino affrontata in diverse legislazioniDa un esame pi\u00f9 approfondito di queste norme emerge chiaramente come la protezione dell\u2019ambiente marino sia stata affrontata in diverse legislazioni, aventi anche temi differenti, a dimostrazione della sua indiscussa centralit\u00e0, facendo nascere pertanto l\u2019esigenza del ricorso ad una pi\u00f9 ampia governance integrata che comprenda leggi, regole e comportamenti.Aprendo una breve parentesi, non passa inosservata la contestata commistione contenuta nei vari provvedimenti internazionali tra la missione della protezione delle risorse ittiche e la lotta globale al cambiamento climatico che \u00e8 sfociata per\u00f2 nell\u2019evidente accentuazione delle restrizioni sulle attivit\u00e0 di pesca.Ritornando alla nostra tematica, tutti i sopra richiamati intendimenti internazionali sono chiaramente rivolti soprattutto a frenare l\u2019inquinamento marino ma ci si deve porre in maniera decisa anche il problema che i mari necessitano di essere \u201cripuliti\u201d.Se si considera che gli oceani e i mari costituiscono oltre il 70% della superficie del pianeta, ci si rende conto che la questione non pu\u00f2 essere affrontata esclusivamente attraverso interventi direttamente costituiti.Pertanto, \u00e8 stata sviluppata l\u2019idea di coinvolgere gli operatori della pesca i quali, sia dal punto vista numerico che operativo, possono garantire una migliore riuscita dell\u2019azione.D\u2019altronde si tratta di dare maggiore organizzazione a ci\u00f2 che gi\u00e0 ai pescatori capita e cio\u00e8 raccogliere rifiuti, soprattutto quelli galleggianti, con l\u2019aggiunta delle fasi successive di deposito e di smaltimento.I fondi FEAMP e FEAMPADal canto suo, l\u2019Unione Europea con i fondi strutturali del FEAMP e, soprattutto, con quello attuale del FEAMPA ha concretamente abbracciato tale idea prevedendo un sostegno economico per iniziative che coinvolgano sia gli operatori della pesca in campagne di pulizia dei mari sia le Amministrazioni pubbliche nella realizzazione di impianti, possibilmente portuali, per il deposito dei rifiuti pescati sia accidentalmente che volontariamente.In particolare, il suddetto FEAMPA rappresenta a mio avviso un grosso balzo in avanti poich\u00e9 introduce un approccio sistematico al tema in questione attraverso l\u2019incoraggiamento a costituire delle apposite filiere per la gestione dei rifiuti marini in cui le fasi di raccolta, deposito\/stoccaggio, trasporto, smaltimento\/riciclaggio non siano distaccate o autonome fra di loro ma facciano parte di un sistema integrato e coordinato.Il coordinamentoA mio parere, \u00e8 su questo aspetto di coordinamento, finora poco preso in considerazione, che bisogna indirizzare gran parte degli sforzi organizzativi, e fare in modo che esso costituisca il punto di forza della filiera.Non va trascurato inoltre, il necessario supporto e sviluppo di tecnologie che consentano di raggiungere elevati standard qualitativi in ciascuna di queste fasi come, ad esempio:&#8211; la sperimentazione e lo sviluppo di attrezzi e di metodi di raccolta dei rifiuti da parte degli operatori della pesca, sia in superficie che sui fondali, che consentano di non intaccare le risorse ittiche presenti;&#8211; l\u2019automazione delle strutture di deposito\/stoccaggio dei rifiuti che faciliti il loro conferimento da parte degli operatori della pesca;&#8211; la realizzazione di prodotti, ad uso della pesca professionale, con materiali provenienti dal riciclaggio dei suddetti rifiuti e che realizzerebbe uno dei punti dell\u2019obiettivo comunitario di collegamento tra il mondo della pesca e quello dell\u2019ambiente verso metodi di pesca sostenibili.In conclusione, la messa in campo di queste ultime strategie darebbe un forte sostegno alla transizione verso l\u2019economia circolare del mare con gli operatori della pesca direttamente coinvolti in un ruolo di primaria importanza.La bussola. 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