[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/la-pesca-non-dichiarata-mette-a-rischio-gli-stock-ittici\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/la-pesca-non-dichiarata-mette-a-rischio-gli-stock-ittici\/","headline":"La pesca non dichiarata mette a rischio gli stock ittici","name":"La pesca non dichiarata mette a rischio gli stock ittici","description":"Secondo lo studio &ldquo;Catch reconstructions reveal that global marine fisheries catches are higher than reported and declining&rdquo; pubblicato su Nature Communications, un terzo della quantit&agrave; di pesci realmente pescati in tutto il mondo, non viene registrato e ci&ograve; impedisce di capire quale sia il calo reale delle catture. 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La nuova stima porta le catture globali annue di pesci a circa 109 milioni di tonnellate, il 30% in pi&ugrave; dei 77 milioni di tonnellate riportate nel 2010 sommando i dati forniti da pi&ugrave; di 200 Paesi e Territori del mondo. &laquo;Ci&ograve; significa &ndash; dicono i ricercatori Daniel Pauly e Dirk Zeller di Sea Around Us &#8211; che 32 miliardi di chilogrammi di pesce vengno fatti sparire ogni anno, pi&ugrave; del peso di tutta la popolazione degli Stati Uniti&raquo;. Il team di Sea Around Us, sostenuto da The Pew Charitable Trusts e Vulcan Inc., &egrave; convinto che le discrepanze si spieghino con il fatto che la maggior parte dei Paesi concentrano la raccolta dei dati sulla pesca industriale, ma trascurano i dati pi&ugrave; difficilmente reperibili della pesca artigianale e di sussistenza e, soprattutto, la pesca illegale e sportiva e il pesce che viene rigettato in mare. Secondo Pauly, &laquo;Il mondo sta prelevando dal conto bancario comune del pesce senza sapere cosa sia stato ritirato o quale sia il saldo residuo. Stimare meglio il valore di quanto stiamo prelevando pu&ograve; contribuire a garantirci il pesce per sostenerci in futuro&raquo;. Informazioni accurate sulle catture sono fondamentali per aiutare i gestori pubblici e i manager della pesca a capire qquale sia la reale salute delle popolazioni ittiche e a determinare su basi certe le politiche della pesca, come le quote di cattura e le limitazioni stagionali o per area. Utilizzando il metodo catch reconstruction, Pauly, Zeller e centinaia di loro colleghi hanno analizzato e rivisto i dati sul pescato di tutto il mondo e li hanno confrontati con i dati ufficiali presentati alla Fao. Si &egrave; trattato di un lavoro certosino che ha incrociato stime provenienti da molte fonti, comprese la letteratura accademica, le statistiche della pesca industriale, i pareri di esperti locali in materia di pesca, applicazioni delle leggi sulla pesca, i dati sulla popolazione umana, la documentazione delle catture di pesce da parte di turisti e sportivi. Joshua S. Reichert, vice presidente esecutivo e responsabile delle iniziative ambientali della Pew, ha detto: &laquo;Questo studio innovativo conferma che stiamo prendendo molto pi&ugrave; pesce dai nostri mari rispetto a quel che suggeriscono i dati ufficiali. Non &egrave; pi&ugrave; accettabile segnare, nei documenti ufficiali dei dati, come zero le catture della pesca artigianale, di sussistenza, o dati delle catture accessorie&raquo;. Reichert ha sottolineato che &laquo;Queste nuove stime forniscono ai Paesi le valutazioni pi&ugrave; accurate mai avute dei livelli di cattura, insieme a un quadro con molte pi&ugrave; sfumature della quantit&agrave; di pesce che viene rimossa ogni anno dagli oceani di tutto il mondo&raquo;. Secondo Raechel Waters, che si occupa del programma per la salute dell&rsquo;oceano per Vulcan Inc, &laquo;I dati sono una parte integrante della gestione globale della pesca. Senza una comprensione accurata del pesce pescato, si rischia di sottostimarlo o di fare false comunicazioni, il che pu&ograve; essere un handicap per i Paesi nei loro sforzi per attuare misure politiche e di gestione efficaci della pesca. Ci&ograve; &egrave; particolarmente importante per i Paesi che non hanno le risorse per condurre valutazioni complete della pesca&raquo;. Lo studio ricorda che la pesca indiscriminata, sia industriale sia locale, potrebbe avere forti impatti molto prima di quanto si crede e che, se la pesca industriale sta svuotando gli oceani, quella non controllata e illegale da un contributo che potrebbe essere il colpo di grazia, in particolare per le popolazioni dei Paesi poveri che attualmente riforniscono i Paesi ricchi e che domani si potrebbero trovare praticamente privi di una delle poche fonti di proteine animali di cui dispongono. Pauly conclude: &laquo;Gli oceani hanno un grosso problema. Se non cominciamo da subito a ridurre il sovrasfruttamento ittico, sar&agrave; molto difficile che gli stock ittici crescano fino a un livello decente. Questo incremento &egrave; essenziale per raggiungere le quantit&agrave; che sono necessarie per alimentare a prezzi accessibili una popolazione che cresce di un miliardo di persone a decennio. Una soluzione effettiva al problema globale &egrave; quella di eliminare i sussidi per i combustibili e per la costruzione di nuove imbarcazioni o per rendere pi&ugrave; efficienti quelle esistenti, che arrivano a circa 20 miliardi di dollari all&rsquo;anno. Eliminare questi sussidi non far&agrave; aumentare i costi della commercializzazione. Non c&rsquo;&egrave; una relazione tra i sussidi e il prezzo del pescato&raquo;."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"La pesca non dichiarata mette a rischio gli stock ittici","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/la-pesca-non-dichiarata-mette-a-rischio-gli-stock-ittici\/#breadcrumbitem"}]}]