Quasi una tonnellata su cinque del pescato marino selvatico mondiale proviene da attività di pesca coinvolte, a diverso titolo, nel sistema MSC. Non tutte sono già certificate: delle 789 attività coinvolte, 624 hanno ottenuto la certificazione, mentre le altre sono in valutazione, sospese o inserite nel programma di miglioramento. Le sole attività certificate rappresentano il 18,4% delle catture marine selvatiche globali.
Il Marine Stewardship Council raggiunge una dimensione sempre più rilevante nella pesca mondiale. Il nuovo rapporto annuale MSC 2025-26 registra 789 attività di pesca coinvolte, contro 738 nell’esercizio precedente, con un incremento prossimo al 7%.
Il dato non equivale però a 789 attività certificate. Al 31 marzo 2026, 624 risultano certificate, 86 sono in fase di valutazione, 40 partecipano all’MSC Improvement Program e 39 sono sospese. Il perimetro complessivo raggiunge così il 19,5% delle catture marine selvatiche globali, mentre il solo pescato proveniente dalle attività certificate pesa per il 18,4%.
624 attività certificate e 115 ricertificazioni nel 2025-26
Il numero delle attività coinvolte cresce, ma il rapporto evidenzia un dato altrettanto significativo: 115 fisheries hanno ottenuto la ricertificazione nell’ultimo esercizio, un record per MSC. La certificazione, quindi, non si esaurisce nella prima valutazione, ma richiede verifiche successive e il mantenimento nel tempo dei requisiti previsti dallo standard.
Tra i casi citati figura la pesca del nasello della Namibia con reti a strascico e palangari, ricertificata nel gennaio 2026 dopo interventi che hanno riguardato le valutazioni degli stock, i rischi per gli habitat sensibili e la riduzione degli impatti su foche e uccelli marini.
Nel complesso, MSC attribuisce alle attività coinvolte 675 miglioramenti realizzati negli ultimi tre anni. Di questi, 205 riguardano stato degli stock e strategie di prelievo, 262 la protezione delle specie minacciate e la riduzione del bycatch, 83 ecosistemi e habitat e 125 gestione, governance e politiche della pesca.
La verifica periodica riguarda anche esperienze italiane: nel 2024 l’O.P. Bivalvia Veneto ha ottenuto la seconda certificazione MSC per la pesca delle vongole lupino, dopo un nuovo processo di valutazione dello stock, dell’impatto ambientale e delle modalità di gestione della pesca.
Il programma di miglioramento amplia la platea oltre le fisheries già certificate
Una parte della crescita passa dall’MSC Improvement Program, avviato nell’ottobre 2024 per accompagnare attività di pesca che non soddisfano ancora tutti i requisiti dello standard.
Il meccanismo prevede un piano di azione definito e verifiche periodiche da parte di valutatori indipendenti. Le fisheries partecipanti devono impegnarsi a entrare nella valutazione completa per la certificazione entro cinque anni. Nel 2025-26 il programma comprende 40 attività di pesca.
Tra queste figura la pesca peruviana del calamaro gigante, entrata nel programma nel 2025. È la più grande al mondo per questa risorsa e coinvolge oltre 4.500 imbarcazioni artigianali, con una quota pari a circa il 30% delle catture globali di calamaro.
Il rapporto segnala, nello stesso tempo, che l’aumento del numero di fisheries coinvolte non coincide con una crescita del volume complessivo di pescato associato al programma: le catture “MSC engaged” passano da circa 16,1 milioni di tonnellate nel 2024-25 a 15,46 milioni nel 2025-26. MSC precisa però che questi dati vengono aggiornati progressivamente e utilizzano principalmente statistiche governative relative al 2023 e al 2024. La variazione non può quindi essere letta, da sola, come una contrazione del pescato certificato.
Il mercato dei prodotti MSC supera i 16 miliardi di dollari
Se il numero delle attività descrive la diffusione del programma in mare, i dati commerciali mostrano cosa sta accadendo più a valle. Nel 2025-26 il volume di prodotti ittici venduti con marchio MSC è cresciuto di oltre il 10%, raggiungendo 1,5 milioni di tonnellate. Il valore complessivo delle vendite ha superato per la prima volta 16 miliardi di dollari.
A trainare l’espansione è soprattutto il tonno. Rispetto all’esercizio precedente sono state vendute circa 100.000 tonnellate in più di tonno con etichetta MSC, pari a un incremento del 30%.
La crescita interessa anche categorie numericamente più piccole: le vendite di granchio con marchio MSC sono raddoppiate negli Stati Uniti e aumentate del 50% a livello mondiale, mentre quelle di aragosta sono salite del 40%, sostenute dalla domanda in Europa, Stati Uniti e Giappone.
Per produttori, trasformatori, importatori e distribuzione, questi numeri rendono la certificazione un elemento che va oltre la sola dimensione ambientale. Il rapporto documenta infatti l’aumento dell’offerta etichettata e gli impegni di alcuni operatori della distribuzione e dell’industria ad accrescere la quota di prodotto selvatico certificato nei propri assortimenti.
Per buyer e distribuzione cresce il peso della sostenibilità verificabile
Il dato più utile per la filiera non è quindi soltanto il record delle 789 attività coinvolte. È la combinazione tra diffusione dei percorsi di certificazione, crescita del prodotto etichettato e aumento della domanda in alcune categorie strategiche.
Ciò non significa che la certificazione MSC sia diventata una condizione generale di accesso al mercato. Mostra però che, in una parte crescente della filiera internazionale, la possibilità di documentare origine, modalità di pesca e conformità a uno standard indipendente entra concretamente nelle politiche di approvvigionamento e nelle scelte di assortimento.
Il passaggio è particolarmente evidente nei segmenti dove la presenza del programma è già elevata e nei mercati in cui retailer e aziende fissano obiettivi specifici sul prodotto certificato. Per gli operatori significa confrontarsi sempre più spesso con requisiti di sostenibilità verificabili accanto a prezzo, qualità, continuità della fornitura e tracciabilità.
È questa la dimensione che emerge con maggiore chiarezza dal rapporto 2025-26: MSC non misura soltanto quante attività entrano nel proprio sistema. I 1,5 milioni di tonnellate di seafood etichettato vendute e gli oltre 16 miliardi di dollari di valore indicano quanto la certificazione stia assumendo un peso commerciale concreto lungo la filiera internazionale.













