[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/salvate-la-tartaruga-ryan\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/salvate-la-tartaruga-ryan\/","headline":"Salvate la tartaruga Ryan!","name":"Salvate la tartaruga Ryan!","description":"Vi ricordate il celeberrimo film Salvate il soldato Ryan diretto da Steven Spielberg nel 1998? Era la drammatica storia di una pattuglia di militari incaricata di svolgere un&#8217;operazione di salvataggio, decisa dagli alti comandi militari statunitensi, per riportare a casa il soldato Ryan, visto che tutti i suoi fratelli erano stati uccisi in combattimento. 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A sinistra, apparato scheletrico; a destra, sua ricostruzione in vita. Da Abel (1945).Quindi tranne qualche incidente di percorso, il ciclo di vita delle tartarughe \u00e8 rimasto, e rimane ancora ai giorni nostri, un fulgido esempio di come abbia ben operato l\u2019evoluzione per questi rettili ritornati al mare (non a caso, le tartarughe sono sopravvissute ai dinosauri).Il loro ciclo di vita standard \u00e8 chiaramente delineatonella Figura 2.Figura 2 \u2013 Ciclo vitale delle tartarughe marine. Da Lanyon et al., 1889, in FAO (2009). Legenda: Nesting beach, spiaggia di deposizione; clutches of egs, gruppi di uova; feeding zone \/ areas, aree di caccia \/ nutrizione; the lost years, gli anni oscuri; age at first breeding, et\u00e0 alla maturit\u00e0 sessuale; mating, accoppiamento; weekly, settimanale.Dalle uova deposte sulle spiagge (uno dei retaggi ancestrali), dopo 1 \u2013 3 mesi, schiudono le minute e giovanissime tartarughine neonate che si precipitano, istintivamente, verso il mare dove vivranno e cresceranno oscuramente per diversi anni (il cd periodo buio o \u201cgli anni perduti\u201d) sino al raggiungimento della maturit\u00e0 sessuale (dopo 10 \u2013 20 anni).A quel punto, i maschi e le femmine delle tartarughe si avvicinano alle coste dove sono nati (e non si sa ancora bene come riescano a ritrovarle) e si accoppiano (magari pi\u00f9 di una volta nella stessa stagione). I maschi tornano al mare aperto, mentre le femmine \u201covate\u201d riemergono, preferibilmente nottetempo, e spiaggia per spiaggia, scavano una profonda buca a distanza opportuna dal mare. In questa buca depongono qualche decina di uova (sino a un massimo di100 \u2013 200 secondo la specie), che ricordano le palline di ping pong a causa del colore bianco e del guscio flessibile, e ricoprono la buca con la sabbia.Una volta terminato il ciclo di deposizioni, le femmine ritornano in mare e, se avranno la fortuna di sopravvivere alle tante insidie della vita acquatica, torneranno vicino le coste per un nuovo accoppiamento ed una nuova deposizione, magari dopo qualche anno. I maschi invece non torneranno mai pi\u00f9 sulla sabbia (almeno da vivi) che rimarr\u00e0 un sempre pi\u00f9 evanescente ricordo della loro nascita.Come gi\u00e0 accennato, per milioni di anni il ciclo di vita in Figura 2 ha funzionato alla grande permettendo alle tartarughe di invadere gli oceani del mondo e trovare un ottimo bilancio fra le perdite inflitte dalla fame o dai (pochi) predatori naturali e le nuove generazioni che si accumulavano nel tempo. Infatti, le tartarughe godevano di una elevata speranza di vita (sino a 50 anni per Caretta caretta e Chelonia mydas), una volta superata la fase pi\u00f9 critica della nascita (i piccolini nel tragitto sulla spiaggia vengono predati da uccelli, granchi e vari mammiferi carnivori) e dei primi anni di vita durante il periodo oscuro (\u201cthe lost years\u201d in Figura 2).Sfortunatamente per le tartarughe, madre natura, nel perfezionare il loro ciclo di vita, non aveva previsto l\u2019insorgere di una nuova e temibile insidia: il genere umano.Specialmente negli ultimi tre secoli (XIX, XX scorsi e l\u2019inizio dell\u2019attuale), e considerando per semplicit\u00e0 i mari italiani, le povere tartarughe \u201covate\u201d, avvicinandosi alla riva per deporre, si sono trovate \u201cmuri\u201d fatti di reti in acqua e di cemento sulle spiagge (ammesso che le spiagge non fossero scomparse a causa del recente fenomeno dell\u2019erosione dei litorali). Anche quando fossero riuscite a superare questi ostacoli e a scavare la loro fossa alla giusta distanza dal mare, le loro uova sono state perforate dagli ombrelloni dei bagnanti o schiacciate dai trattori utilizzati per \u201cpulire\u201d le spiagge.Nei casi in cui le uova hanno avuto la fortuna di schiudere, le povere tartarughine si sono trovate circondate da luci artificiali dei lampioni posti lungo le strade costiere dovendo ricorrere a tutto il loro istinto per capire la giusta direzione per tornare a mare.Anche una volta in mare aperto la situazione non migliora.Le tartarughe sono buone nuotatrici, ma hanno i polmoni e debbono riemergere in superfice per respirare (un altro retaggio ancestrale); mentre prendono una sana boccata d\u2019aria, debbono augurarsi di non essere travolte da una barca o gommone a motore e dilaniate dalle loro eliche, mentre grazie al cielo, adesso non corono pi\u00f9 il rischio di essere arpionate dai pescatori (come accadeva in un passato non molto lontano).Se riescono a re-immergersi sane e salve, le tartarughe trovano altre insidie nella forma di invitanti buste di plastica (che gli ricordano in tutto e per tutto le buone meduse di cui si cibano, Figura 3, tranne che non riescono a digerirle e gli intasano l\u2019intestino), appetitosi bocconcini che nascondo per\u00f2 ami di acciaio, reti derivanti e fisse di tutti i tipi (anche abbandonate o fantasma, la cd ghost fishing) e a tutte le profondit\u00e0, senza dimenticare le reti trainate sia a mezz\u2019acqua che sul fondo.Figura 3 \u2013 Una tartaruga marina si accinge ad ingoiare una medusa ripetendo un atto antico quanto i dinosauri. Purtroppo, i mari attuali sono pieni di sacchetti di plastica indigeribili che la tartaruga non \u00e8 in grado di distinguere dalle meduse. Fonte: National Geographic, v186\/n2, Agosto, 1994.Per\u00f2, finch\u00e9 c\u2019\u00e8 vita c\u2019\u00e8 speranza, ovvero in questa scenario catastrofico la provvidenza delle tartarughe non le ha dimenticate del tutto.Come testimonia l\u2019etimo del loro nome \u03c4\u03b1\u03c1\u03c4\u03b1\u03c1\u03bf\u1fe6\u03c7\u03bf\u03c2, attribuito in origine ad un demone malevolo, che significa \u201cabitante o proveniente dal Tartaro\u201d, cio\u00e8 dall\u2019Ade (pi\u00f9 precisamente la regione pi\u00f9 profonda degli inferi dove soggiornavano le anime dei dannati), per secoli le tartarughe sono state considerate dei mostri diabolici che andavano uccisi e cacciati.In effetti, la motivazione religiosa era anche una buona scusa per depredare le loro uova e utilizzare le loro carni per trasformarle in deliziose frittate o profumate zuppe (Figura 4). Non dimentichiamo anche che per molto tempo il \u201cguscio\u201d (il carapace) e la pelle delle tartarughe venivano utilizzati per fabbricare oggetti vari, mentre dal grasso si estraeva olio utilizzato anche in cosmetica e supposti medicamenti.Figura 4 \u2013 A sinistra, un esempio di caccia delle Tartarughe marine (nello specifico con le remore); a destra, una ricetta gastronomica a base di carne di Tartaruga (che ovviamente non troverete pi\u00f9 nei recenti manuali da cucina). Fonti: Meunier, 1868; Davidson, 1972.In succo, la relativamente recente novit\u00e0 positiva per le tartarughe \u00e8 che il punto di vista espresso su di loro dal genere umano (almeno quello della maggior parte dei paesi pi\u00f9 sensibili ai temi ecologici) \u00e8 profondamente cambiato e, adesso, sono considerate una categoria a rischio che merita peculiare attenzione e salvaguardia (molti usano il termine \u201cspecie carismatiche\u201d e questa parola spiega l\u2019iniziale richiamo al film).Che un intervento radicale sia improrogabile ce lo dicono i numeri, per quanto sia molto difficile avere stime attendibili su quante tartarughe muoiano ogni anno e quale entit\u00e0 abbia avuto il calo dei siti di deposizione (e quindi del reclutamento di tartarughine) a causa delle cd attivit\u00e0 antropiche (senza dimenticare gli eventuali avversi cambiamenti climatici).In particolare, fa impressione confrontare le stime di tartarughe venute in contatto con gli attrezzi da pesca nel Mediterraneo che sono passate dalle 48000 nel 2000 alle attuali 130 000 \/ 150000. L\u2019attrezzo pi\u00f9 interessato \u00e8 il palangaro con ami (longlines), specialmente quelli di superfice, con il 53.8% degli incontri, seguito dagli strascichi di fondo (30.7%) e dalle reti da posta (16.4%); nell\u2019insieme, ca il 30% delle tartarughe che sono venute in contatto con la pesca muoiono nell\u2019immediato o nel breve termine a causa dei traumi subiti (l\u2019intervallo di mortalit\u00e0 generalmente riconosciuto \u00e8 compreso fra il 10% e il 50%).C\u2019\u00e8 da dire che nei mari italiani il fenomeno della mortalit\u00e0 delle tartarughe dovute alla cattura ad opera dei pescatori sembra, grazie al cielo, pi\u00f9 marginale rispetto ad altri mari ed oceani; stime di qualche anno fa suggerivano che su 100 tartarughe recuperate morte o ferite solo 38 erano venute a contatto con attrezzi da pesca.Pi\u00f9 di recente, le stime parlano di ca 52000 esemplari venuti a contatto con gli attrezzi da pesca delle marinerie italiane e di questi 10000 con esito fatale (cio\u00e8 il 19% di mortalit\u00e0), evidenziando nel contempo una notevole eterogeneit\u00e0 geografica.Questa situazione sembra scaturire da diversi fattori. In primo luogo, c\u2019\u00e8 solo una specie considerata pi\u00f9 comune\/frequente (anche per i siti di deposizione) nei nostri mari (Caretta caretta), mentre pi\u00f9 rare sono Chelonia mydas e Dermochelys coriacea.Inoltre, almeno per alcune marinerie a strascico italiane (come quelle Siciliane), le tartarughe sembrano, al momento, poco disponibili alla cattura (Figura 5). Comunque, tutte le tartarughe sono adesso protette da vari protocolli (tipo SPA\/BIO Barcellona) e non possono essere n\u00e9 trattenute a bordo n\u00e9 tantomeno essere commercializzate. Per esempio, il recente protocollo del programma di ricerca Solemon (indirizzato principalmente alle sogliole) include Caretta caretta fra le potenziali catture incidentali sotto la voce \u201cspecie non edibili\u201d; di contro, curiosamente, nessuna tartaruga \u00e8 codificata fra le specie del programma sperimentale MEDITS che utilizza una rete a strascico di fondo.Figura 5 \u2013 Un caso di cattura incidentale di tartaruga marina nel versante africano dello Stretto di Sicilia (sensu lato) dovuta allo strascico. Grazie al cielo, raramente le tartarughe compaiono sul ponte degli strascichi siciliani.In sostanza, i nostri pescatori cercano disperatamente di evitare la cattura di una tartaruga e comunque tale evento, in una singola operazione di pesca, appare generalmente raro e andrebbe considerato come incidentale ed occasionale.Purtroppo, come diceva un famoso comico italiano \u201c\u00e8 la somma che fa il totale\u201d e, marginale o meno in termini relativi, \u00e8 indubbio che la pesca italiana, nelle sue varie tipologie (reti a circuizione, da posta, derivanti, da traino a bocca fissa, cio\u00e8 i rapidi, da traino a divergenti e ami come i palangari o palamiti), determini una certa mortalit\u00e0 delle tartarughe che va almeno mitigata dato che \u00e8 molto difficile pensare di annullarla del tutto.Ma come fare?In primo luogo \u00e8 opportuno sottolineare che gli interventi pi\u00f9 appropriati andrebbero programmati ed applicati per aree specifiche dato che i molteplici fattori da considerare (come le diverse tipologie di pesca e la diversa occorrenza delle tartarughe) sconsigliano interventi generalizzati.Detto questo, i possibili interventi possono essere fatti ricadere in due categorie principali: la tecnologia della pesca e le buone prassi (o buoni comportamenti).Per la prima categoria, che rappresenta un\u2019importante branca della scienza alieutica, mi limito a ricordare solo tre delle diverse modalit\u00e0 di interventi, uno in prospettiva e gli altri pi\u00f9 consolidati.La prospettiva si riferisce al promettente sviluppo dell\u2019applicazione di luci LED sulla bocca delle reti a strascico di fondo, inserimento che sembra in grado di ridurre la cattura delle tartarughe e dei delfini (cfr. anche l\u2019articolo su pesceinrete del 10 Dicembre 2019). Purtroppo, sembra che non ci siano dati concordanti sugli effetti delle luci inserite sugli ami o sulle reti da posta.Di contro, gli aspetti pi\u00f9 consolidati riguardano la fabbricazione ed uso nelle lenze e nei palangari di ami di nuovo design (tipo \u201ccircolari\u201d) tali da permettere alla tartaruga di riuscire a liberarsi dopo aver \u201cabboccato\u201d all\u2019esca (per inciso, per loro \u00e8 meglio usare come esche pesci e non totani) e l\u2019inserimento nella rete a strascico di speciali \u201cgriglie\u201d che permettono alle tartarughe, entrate nella rete, di scappare attraverso vie di fuga superiori o inferiori (Figura 6).Figura 6 \u2013 A sinistra, un esempio di \u201cgriglia\u201d per fare scappare le tartarughe da una rete a strascico. A destra, un esemplare sta uscendo dall\u2019apertura collegata alla griglia. Da Eayrs (2012).Come tutto nella vita per\u00f2, ami e griglie presentano anche un\u2019altra faccia della medaglia.Gli ami, per esempio, sembrano meno efficaci per le tartarughe, ma pi\u00f9 micidiali per i grandi pelagici come i pesci spada. Di contro, per le griglie, a parte il costo iniziale, le stesse vanno disegnate ed inserite nelle reti considerando molti fattori critici per rendere l\u2019inserimento appropriato e fare scappare solo le tartarughe salvaguardando la cattura commerciale. Inoltre, le griglie non si possono utilizzare in tutti i tipi di fondali perch\u00e9 potrebbero danneggiarsi facendo perdere la cattura della cala e richiedendo una notevole manutenzione a bordo.Non a caso si \u00e8 suggerito di utilizzare le griglie solo nelle aree di pesca (fishing grounds) e negli intervalli di profondit\u00e0 pi\u00f9 frequentati dalle tartarughe, cio\u00e8 vicino alla costa ed entro i primi 50m (probabilmente, \u00e8 per questo che le recenti prove sperimentali con le griglie sono state condotte sui fondali pi\u00f9 costieri ed entro i 50 &#8211; 100m di fondo).Inoltre, come gi\u00e0 accennato, la cattura incidentale unitaria di tartarughe nello strascico (traino di fondo) sembra essere molto bassa in alcune aree come la Sicilia; in un recente esperimento scientifico, condotto nelle marinerie di Trapani e Porto Palo di Capo Passero, nessuna tartaruga \u00e8 stata catturata in pi\u00f9 di 20 cale.Oggettivamente, anche diverse prove sperimentali condotte in Adriatico, proprio per testare delle griglie specifiche (Turtles excluding devices, TED) hanno evidenziato una minima cattura di tartarughe (2 \u2013 3 esemplari in tutto) a fronte di ca 200 cale realizzate.Ovviamente, come gi\u00e0 accennato, il fatto che la cattura incidentale per cala sia minima non evita che ogni anno 6500 tartarughe vengano catturate da tutto lo strascico (non solo italiano) in Nord Adriatico e di queste una % variabile fra il 10 e il 50% ha perduto la vita.Per quanto riguarda la buona prassi, ovvero i comportamenti da adottare per mitigare la mortalit\u00e0 delle tartarughe, si possono individuare i seguenti punti critici (in ordine di apparizione per non influenzare il lettore di pesceinrete).1) Trasferire non solo ai pescatori, ma anche ai diportisti, le modalit\u00e0 di intervento pi\u00f9 opportune per \u201cmanipolare\/rilasciare\u201d gli esemplari di tartarughe catturati o feriti accidentalmente con le eliche. In particolar modo dare i riferimenti telefonici dei centri che si occupano dell\u2019assistenza agli animali con ferite o con gli ami in gola e della riabilitazione degli stessi animali prima del rilascio in mare. Per esempio, una tartaruga \u201cstressata\u201d dalla pesca o altro fattore di disturbo potrebbe apparire esanime o morta mentre in realt\u00e0 non lo \u00e8; in questo caso, \u00e8 necessario rianimarla prima di rilasciarla (gentilmente e con il dorso verso l\u2019alto ovvero con il piastrone o parte ventrale verso il basso) in acqua.2) Convincere i pescatori a non calare le reti da posta vicino alle coste in modo continuativo creando una barriera insormontabile per le tartarughe, specialmente quando si avvicinano alle spiagge per deporre. Io stesso ho avuto l\u2019occasione di vedere, diversi anni fa, durante un\u2019immersione in apnea di fronte la spiaggia di Capo Feto a Mazara, una tartaruga evitare facilmente una singola rete posizionata a ca 10m di fondo, ma non sono sicuro che ci sarebbe riuscita se si fosse trovato di fronte una barriera continua di reti.3) Convincere i pescatori ad effettuare cale pi\u00f9 brevi di un\u2019ora nei fondali di piattaforma (50 \u2013 150m; cosa che gi\u00e0 in parte fanno) o l\u00ec dove sanno che ci possa essere un\u2019alta probabilit\u00e0 di incontrare tartarughe; questi animali hanno una buona apnea e quindi pi\u00f9 la cala \u00e8 breve pi\u00f9 alta \u00e8 la probabilit\u00e0 di rilasciare in mare la tartaruga prima che muoia annegata.4) Convincere i pescatori a rispettare il divieto di strascico entro le 3 miglia dalla costa o entro i 50m, a prescindere dai possibili controlli.5) Continuare la sostituzione delle tradizionali buste della spesa in plastica con gli omologhi in materiale biodegradabile.6) Individuare e preservare il pi\u00f9 possibile i tratti di spiaggia dove sono stati documentati siti di deposizione (come avviene alla famosa Isola dei Conigli a Lampedusa, ma pi\u00f9 in generale per le coste meridionali della Sicilia). Per esempio, in un recente documento finalizzato alla valorizzazione di Capo Feto a Mazara, \u00e8 stato proposto di costruire delle piattaforme sulla spiaggia in modo da evitare la distruzione dei siti di deposizione (Figura 7).A questo punto, c\u2019\u00e8 da chiedersi quale possa essere, fra quelli esposti in precedenza, il fattore pi\u00f9 critico per il futuro delle tartarughe marine dei mari Italiani.Come gi\u00e0 detto, non voglio influenzare il giudizio dei lettori di pesceinrete (anche perch\u00e8 i pareri sono discordanti anche fra gli specialisti), ma se io fossi una tartaruga femmina farei il seguente ragionamento.Ho superato gli anni oscuri, sono sfuggita ai predatori e alle reti, ho evitato la trappola dei sacchi di plastica e degli infidi ami, ho ritrovato la mia spiaggia ancora non erosa, ma adesso non posso scavare la buca alla giusta distanza dal mare dove deporre le mie uova! Non posso farlo perch\u00e9 la mia spiaggia \u00e8 affollata dagli ombrelloni e sedie a sdraio o, peggio mi sento, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 abbastanza litorale perch\u00e9 trovo muri, strade e villini a pochi metri dalla battigia.Se io fossi quella tartaruga, cosa mai chiederei al genio della famosa lampada di Aladino che ho avuto la fortuna di trovare nel mio vagabondare per i fondali marini?Ecco, credo che tutti gli amanti del mare e dei suoi prodotti dovrebbero individuare i tre desideri da fare esaudire al genio per cercare di permettere alle tartarughe marine di continuare i loro girovagare per i mari e deporre le loro palline di ping pong sulle spiagge come fanno da milioni e milioni di anni.Figura 7 \u2013 Un possibile intervento in spiagge ancora non interessate dai lidi balneari per rendere fruibile il mare tutelando per\u00f2 i siti di deposizione delle tartarughe. Da Ragonese et al. (2019).Bibliografia essenzialeAA.VV. 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