[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/sardegna-la-piccola-pesca-chiede-due-mesi-di-fermo-biologico\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/sardegna-la-piccola-pesca-chiede-due-mesi-di-fermo-biologico\/","headline":"Sardegna. La piccola pesca chiede due mesi di fermo biologico","name":"Sardegna. La piccola pesca chiede due mesi di fermo biologico","description":"&laquo;ll mare &egrave; morto. &Egrave; troppo sfruttato e bisogna fare qualcosa perch&eacute; c&#8217;&egrave; sempre meno pesce e, di conseguenza, sempre meno guadagno per chi esercita la piccola pesca&raquo;. 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Questo il grido di allarme del mondo della piccola pesca sarda, che si &egrave; riunita ieri nei locali del porto di Castelsardo su sollecitazione della cooperativa di pescatori dell&rsquo;Isola Rossa. Una folta rappresentanza delle cooperative della piccola pesca sarda, provenienti da Bosa, Castelsardo, La Caletta-Siniscola, Isola Rossa, Santa Teresa, Stintino, Alghero e Porto Torres e con l&rsquo;adesione dei pescatori di Oristano e Sant&rsquo;Antioco, ha sviscerato i principali problemi che affliggono il comparto che conta circa 1300 barche, oltre 2000 addetti e 10 mila lavoratori nell&rsquo;indotto. Coordinata da Tonino Impagliazzo di Santa Teresa, da Maria Nichino della cooperativa Santa Barbara di Bosa e da Mauro Morl&egrave; dei pescatori dell&rsquo;Isola Rossa, l&rsquo;assemblea dei pescatori ha affrontato i problemi che affliggono la pesca sarda e deciso di chiedere un incontro urgente con l&rsquo;assessore regionale all&rsquo;Agricoltura, con il presidente Pigliaru e le associazioni di categoria. &laquo;Il mare &egrave; troppo sfruttato e bisogna fare immediatamente qualcosa per bloccare questa agonia. Bisogna &ndash; &egrave; stata la conclusione &ndash; ripristinare immediatamente il fermo biologico, almeno per 2 mesi (possibilmente febbraio e marzo). Tutti abbiamo riscontrato un notevole calo del pescato e bisogna agire subito&raquo;. Magari puntando anche sulle zone di ripopolamento. &laquo;Ci sono alcune aree di ripopolamento, solo per l&rsquo;aragosta e per l&rsquo;astice, ma sono gestite male e cos&igrave; sono inefficaci &ndash; &egrave; stato detto &ndash;. Potrebbero esserlo, come conferma l&rsquo;esperienza di altre regioni, per tutte le specie ittiche ma vanno gestite diversamente da come viene fatto ora in Sardegna&raquo;.Bisogna trovare una soluzione al problema dei delfini che, oltre a mangiare tanto pesce (circa 80 chili al giorno), distruggono le reti procurando danni ingenti. Una soluzione va cercata a ogni costo &laquo;magari con i dissuasori, che sappiamo che in vari casi funzionano. Per quanto riguarda i tonni in Sardegna sono numerosi. La loro pesca avrebbe potuto aiutarsi a far quadrare i bilanci. Non vogliamo quote ma solo che venga liberalizzata la pesca accidentale e conseguentemente che ci venga permesso di venderli. A causa di una normativa contorta siamo passibili di sanzione sia per averli pescato che per averlo issati a bordo&raquo;.Un problema relativo alla pesca dei ricci &egrave; stato sollevato dalla rappresentante della cooperativa Santa Barbara, Maria Nichino: &laquo;A Cagliari hanno assegnato tutte le concessioni ai pescatori cagliaritani che minacciavano di bloccare il porto, togliendo la possibilit&agrave; a tutti gli altri pescatori sardi di prelevare i ricci&raquo;.&laquo;La soluzione,&nbsp;se vogliamo salvaguardare il mare, &egrave; far riconvertire la pesca a strascico, proibendola entro le sei miglia dalla costa. Hanno distrutto completamente diverse zone di riproduzione, rovinato i fondali distruggendo le praterie di posidonia che sono fondamentali per l&rsquo;ecosistema marino&raquo;.&nbsp;Da: La nuova Sardegna"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Sardegna. 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