[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/schiavitu-nel-settore-ittico-come-risolverla\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/schiavitu-nel-settore-ittico-come-risolverla\/","headline":"Schiavit\u00f9 nel settore ittico. Come risolverla?","name":"Schiavit\u00f9 nel settore ittico. Come risolverla?","description":"Un equipaggio lasciato in balia di se stesso a 70 miglia nautiche al largo della costa della Guinea, Africa occidentale, su un&rsquo;imbarcazione vecchia, senza apparecchiature radio e sistemi di sicurezza. Questa &egrave; solo una sconvolgente storia di un&#8217;industria della pesca globale che &egrave; piena di episodi di abusi, omicidi e schiavit&ugrave;. 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Questa &egrave; solo una sconvolgente storia di un&#8217;industria della pesca globale che &egrave; piena di episodi di abusi, omicidi e schiavit&ugrave;.Lo sfruttamento dei diritti umani nel settore del pesce &egrave; una tragedia che &egrave; stata documentata da un decennio. La storia della barca abbandonata risale al 2006; mentre un sondaggio delle Nazioni Unite &nbsp;risalente al 2009 ha rilevato che quasi due terzi degli imbarcati a bordo dei pescherecci tailandesi, ha riferito di aver visto un compagno di lavoro assassinato. In pochi casi fortunati, le persone sono state salvate, come ad esempio i membri dell&#8217;equipaggio birmano trovati prigionieri in gabbie lo scorso anno in Indonesia. Questa crisi umana al centro del settore ittico &egrave; stata l&#8217;argomento di una discussione, ospitata dal Guardian e supportata da Seafish, un ente governativo non ministeriale, presieduta dal giornalista del Guardian Annie Kelly.Per la Thailandia, la questione &egrave; diventata pi&ugrave; acuta lo scorso anno, quando l&#8217;UE ha minacciato con un divieto il commercio sulle importazioni di pesce, qualora non avessero affrontato gli abusi. Un divieto in tutta l&#8217;UE potrebbe costare al paese 1 miliardo di dollari in un anno. Le aziende e i rivenditori legati alla schiavit&ugrave; tramite loro catene di approvvigionamento, tra cui Tesco e Aldi, sono state sollecitate a boicottare le esportazioni del paese.&#8220;Non ho mai assistito a nulla di lontanamente simile a quello che stava succedendo in Thailandia&rdquo; ha dichiarato Steve Trent, co-fondatore della Environmental Justice Foundation. &#8220;Questi non erano casi isolati. &Egrave; una prassi nel settore ittico &#8220;Trent riconduce la portata del problema a una cattiva cultura dell&rsquo;adempimento delle leggi in Thailandia e alla vulnerabilit&agrave; intrinseca della forza lavoro impegnata nella pesca; il 90% sono immigrati, molti dei quali sono stati vittima della tratta che si sviluppa nel paeseThai Union, il pi&ugrave; grande esportatore di tonno al mondo e proprietario del marchio John West, &egrave; uno di quelli che avrebbero beneficiato dell&#8217;uso del lavoro illegale. Essa sostiene di aver terminato le relazioni con 17 fornitori a causa del lavoro forzato o violazioni del traffico di esseri umani a partire dall&#8217;inizio del 2015. Ma il direttore sostenibilit&agrave; dell&#8217;azienda, Darian McBain, ha detto che il boicottaggio in Thailandia raggiungerebbe pochi risultati. &ldquo;Le aziende potrebbero approvvigionarsi da un altro paese che non usa schiavi nella loro catena di rifornimento, ma mi piacerebbe sapere che paese. Questo &egrave; un problema che si verifica in tutto il settore della pesca di tutto il mondo &#8220;.Rimanendo in Thailandia, le aziende possono avere pi&ugrave; impatto, ha detto Libby Woodhatch, head of advocacy di Seafish. &ldquo;Le aziende godono del potere d&#8217;acquisto collettivo per fare la differenza e garantire che i regolamenti vengano applicati&#8221;, ha riferito.Dalla pubblicazione delle prove schiaccianti da parte del Guardian e Associated Press, le multinazionali, tra cui Nestl&eacute; e Union Thai, hanno ammesso apertamente dei problemi con il lavoro legato agli schiavi e degli abusi dei diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento.McBain vede poco beneficio in questa trasparenza. &#8220;Ci sono un sacco di aziende di cui non avete mai sentito parlare che si occupano di prodotti ittici. Questo non vuol dire che sono pi&ugrave; trasparenti nelle loro catene di fornitura o che investano di pi&ugrave; in queste, solo non avete mai sentito parlare di loro,&rdquo; ha affermato. &ldquo;Alcune delle leggi degli Stati Uniti, come la legge per la Trade Facilitation and Trade Enforcement Act in realt&agrave; rende pi&ugrave; cauti su quello che si comunica sulla catena di fornitura, piuttosto che favorire il dialogo trasparente.&rdquo;Per l&rsquo;avvocato dei diritti umani ed esperta delle Nazioni Unite sul traffico di persone, Parosha Chandran, non &egrave; la copertura dei media quello di cui le aziende dovrebbero preoccuparsi ma piuttosto dovrebbero focalizzare l&rsquo;attenzione sulle singole vittime della schiavit&ugrave; o delle violazioni dei diritti umani. Mentre il Modern Day Slavery Act nel Regno Unito non prevede rimedi civili per coloro che sono stati abusati.Negli Stati Uniti, i casi contro Nestl&eacute; e Costco hanno fallito. Ma una causa intentata per conto dei pescatori cambogiani reclutati per lavorare in Thailandia e depositata nei confronti di quattro societ&agrave;, tra cui presunti fornitori di Wal-Mart, potrebbe costituire un precedente di successo.Uno dei principali ostacoli attualmente &egrave; la difesa dei lavoratori nel settore ittico, soprattutto quelli che lavorano sulle barche. &ldquo;Si tratta di una comunit&agrave; incredibilmente vulnerabile. A meno che non si instaura un sistema che permetta alle vittime di sentirsi al sicuro e incoraggiati a farsi avanti, ci sar&agrave; un grande vuoto nel portare le aziende rendere il conto&#8221;, ha continuato Chandran.Mentre gran parte del problema &egrave; stato osservato in Thailandia, Trent ha sottolineato che si potrebbero riscontrare violazioni dei diritti umani su scala individuale nel Regno Unito, in Francia o in Spagna. In risposta, Seafish ha aggiunto clausole sui diritti umani al suo schema di certificazione per i pescatori. Sostenuta da controlli di terze parti, il Responsible Fishing Scheme (RFS) ha lo scopo di dare agli operatori dell&rsquo;imbarcazione la possibilit&agrave; di dimostrare l&rsquo;eventuale violazione su gli equipaggi, cos&igrave; come l&rsquo;adesione a metodi di cattura sostenibili, afferma Woodhatch.Un certo numero di rivenditori del Regno Unito, tra cui Marks &amp; Spencer, si stanno impegnando per garantire che tutti i loro fornitori sono certificati RFS. Tuttavia, un ex revisore dei conti del settore tra il pubblico ha criticato l&rsquo;idea di coinvolgere solo il capitano, come parte del processo di revisione, piuttosto che interpellare i membri ordinari dell&#8217;equipaggio. Trent si &egrave; mostrato d&#8217;accordo.Woodhatch ha replicato che stanno lavorando per incorporare le interviste all&#8217;equipaggio in future revisioni dello schema di valutazione."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Schiavit\u00f9 nel settore ittico. Come risolverla?","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/schiavitu-nel-settore-ittico-come-risolverla\/#breadcrumbitem"}]}]