[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/scognamiglio-la-pesca-italiana-capro-espiatorio-della-politica-ue\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/scognamiglio-la-pesca-italiana-capro-espiatorio-della-politica-ue\/","headline":"Scognamiglio: &#8220;La pesca italiana capro espiatorio della politica Ue&#8221;","name":"Scognamiglio: &#8220;La pesca italiana capro espiatorio della politica Ue&#8221;","description":"Proprio cos\u00ec. Mentre i principi del Green Deal e della transizione ecologica si pongono come parametro di riferimento assoluto in fatto di strategia gestionale europea; mentre PNRR, PSN e nuova PAC si volgono completamente a quegli stessi principi, la pesca italiana muore. 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Mentre i principi del Green Deal e della transizione ecologica si pongono come parametro di riferimento assoluto in fatto di strategia gestionale europea; mentre PNRR, PSN e nuova PAC si volgono completamente a quegli stessi principi, la pesca italiana muore.Muore perch\u00e9 essa \u00e8 considerata la principale, se non unica responsabile, dell\u2019inquinamento e del conseguente depauperamento del Mar Mediterraneo.Muore perch\u00e9 i pescatori sono ritenuti i colpevoli della distruzione degli ecosistemi marini e degli stock ittici.Muore perch\u00e9 individuata come capro espiatorio!Il sacrificio degli uomini e delle famiglie che di pesca vivono, servir\u00e0 a salvare il mare e l\u2019ambiente?Ecco quindi che si susseguono, uno dopo l\u2019altro, i colpi mortali inferti dalla Commissione Europea alla pesca italiana; colpi ferali destinati a decretare la fine di uno dei settori strategici dell\u2019economia italiana e importante garante del Made in Italy. Per la CE la parola d\u2019ordine \u00e8 &#8220;sostenibilit\u00e0&#8221;, declinata in chiave esclusivamente ambientale; conseguentemente, in materia di gestione e tutela di risorsa ittica, le misure unionali sono sempre pi\u00f9 restrittive e penalizzanti per i nostri pescatori. Zero attenzione alla &#8220;sostenibilit\u00e0 economica&#8221; di una attivit\u00e0 che, storicamente inserita nel solco della tradizione economica e anche culturale dell\u2019Italia, ha le carte in regola per inserirsi a pieno titolo in nuovi contesti di opportunit\u00e0 di occupazione e di reddito.E invece no! Il destino sembra essere stato gi\u00e0 scritto in maniera diversa.L\u2019epocale questione legata alla gestione del West Med e la relativa risorsa demersale, si pone come vera e propria condanna: la proiezione di una contrazione del 40% dell\u2019attivit\u00e0 di pesca da realizzarsi entro i prossimi 5 anni, si traduce in una drastica riduzione spazio temporale dell\u2019attivit\u00e0 che mina la sopravvivenza di moltissime imprese ittiche italiane. I Reg. Ue e i Rec. GFCM applicati al Mediterraneo occidentale, riflettono l\u2019inesatta opinione secondo la quale la pesca a strascico \u00e8 l\u2019unica responsabile dell\u2019erosione dei fondali marini: motivo per cui essa va ridotta ai minimi termini senza ulteriori considerazioni di carattere economico e sociale.Non va meglio sul versante Adriatico.Qui il nodo fondamentale riguarda la pesca dei piccoli pelagici: ridurre lo sfozo di pesca attraverso la riduzione delle giornate dedite all\u2019attivit\u00e0 estrattiva e del numero di pescherecci autorizzati sembra, ad oggi, essere la soluzione privilegiata dalla DG Pesca UE. Nuovi Map e nuove zone protette, con relativa interdizione alla pesca, \u00e8 ci\u00f2 vogliono i Commissari Pesca UE e i membri della CGPM. Schematizzazioni, restrizioni, penalizzazioni che vengono formalizzate in base a luoghi comuni che vedono il pescatore responsabile unico dell\u2019inquinamento del mare e dell\u2019impoverimento della risorsa. Di conseguenza le politiche conservative che vengono definite e applicate, non solo fanno riferimento alla sola componente ambientale della questione, ma prescindono completamente da ogni intenzione di salvaguardia economica dell\u2019attivit\u00e0 di pesca.Eppure, l\u2019obiettivo principale della PCP \u00e8 chiaro: garantire che le attivit\u00e0 di pesca siano sostenibili da un punto di vista ambientale, sociale ed economico nel lungo termine, attraverso un approccio precauzionale alla gestione delle attivit\u00e0 di pesca. E\u2019 importante tutelare l\u2019ambiente, gestire la risorsa, ma lo \u00e8 in via principale altrettanto sostenere le nostre imprese e i nostri pescatori assicurando loro reddito e un futuro lavorativo sicuro. I pescatori, pi\u00f9 consapevoli di chiunque altro, ben consci che la tutela del mare si pone a salvaguardia della risorsa e quindi del proprio reddito, sono i primi che hanno interesse a tutelare il mare. Tutti dovrebbero ricordare che sulla salute del mare influiscono anche altri fattori come i trasporti marittimi, gli sversamenti di varia natura, le attivit\u00e0 turistico balneari, le attivit\u00e0 legate a diversi sport etc. Salvare il mare e la risorsa non significa uccidere la pesca. Tutelare il mare deve voler dire salvaguardare la sostenibilit\u00e0 ecologica ma anche quella economica di una attivit\u00e0 che assicura approvvigionamento ittico di qualit\u00e0 certificata alle tavole italiane.Tuteliamo il mare, tuteliamo la risorsa, ma anche la pesca, le imprese, i consumatori.Cos\u00ec in una nota Gennaro Scognamiglio, presidente UNCI Agroalimentare"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Scognamiglio: &#8220;La pesca italiana capro espiatorio della politica Ue&#8221;","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/scognamiglio-la-pesca-italiana-capro-espiatorio-della-politica-ue\/#breadcrumbitem"}]}]