[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/scuttling-perche-in-tutto-il-mondo-si-affondano-deliberatamente-navi-in-ferro-dismesse-per-proteggere-e-ripopolare-i-pesci-della-fascia-costiera-e-in-italia-non-si-fa\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/scuttling-perche-in-tutto-il-mondo-si-affondano-deliberatamente-navi-in-ferro-dismesse-per-proteggere-e-ripopolare-i-pesci-della-fascia-costiera-e-in-italia-non-si-fa\/","headline":"Scuttling. Perch\u00e9 in tutto il mondo si affondano, deliberatamente, navi in ferro dismesse per proteggere e ripopolare i pesci della fascia costiera e in Italia non si fa?","name":"Scuttling. 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Per inciso, anche le coste rocciose possono subire danni a causa delle nubi di sedimento sollevate dai divergenti e poi trasportate dalle correnti a coprire e soffocare gli organismi marini che vivono attaccati agli scogli come le gorgonie o il corallo rosso.Seppure in tono leggermente minore rispetto al passato, lo strascico illegale lungo la fascia costiera italiana continua tutt\u2019oggi; un recente rapporto di OCEANA ha stimato ameno 1342 ore di strascico illegale entro le 3 miglia o i 50 m solo nel 2019.Questa attivit\u00e0 molto remunerativa, ma anche disruttiva per l\u2019ecosistema, \u00e8 contrastata pi\u00f9 che dai pochi controlli da alcune oggettivi ostacoli (le cos\u00ec dette afferrature) in parte naturali (come le scogliere sommerse) ed in parte derivati dalle attivit\u00e0 umane (o antropiche).Fra le afferrature di origine antropica, quelle che rappresentano i principali spauracchi per lo strascico illegale sono i relitti di navi in ferro (dato che gli scafi in legno vengono ben presto degradati dalle teredini).Siccome si dice che un\u2019immagine vale pi\u00f9 di 1000 parole, l\u2019effetto deterrente sullo strascico si pu\u00f2 apprezzare guardando come appariva ai sub il relitto del Kent poco dopo il suo affondamento accidentale, a ca 50 metri, in prossimit\u00e0 della tonnara di San Vito lo Capo in Sicilia (Figura 1).Figura 1 \u2013 Il relitto Kent avvolto dalle reti subito dopo il suo affondamento. Da Cappelletti (1997).&nbsp;Una volta prese le misure, i pescatori si sono ben guardati dal continuare a rischiare le loro reti e l\u2019eliminazione di quelle esistenti ha permesso al Kent di sviluppare tutto il suo potenziale biotico ospitando, ben presto, un\u2019oasi di vita multicolore.A distanza di quasi 50 anni dall\u2019affondamento, infatti, il Kent \u00e8 rivestito non pi\u00f9 da reti, ma da un tappeto di vegetali ed animali invertebrati (alghe, spugne, briozoi, gorgonie, alcionari, ascidie, stelle di mare, ricci di mare e molto altro) e organismi vertebrati sia demersali (i famosi grossi scorfani rossi, Figura 2) sia epipelagici (ricciole e dentici).A parte la cos\u00ec detta \u201cminutaglia\u201d (composta da miriadi di castagnole nere e rosse, boghe, suri etc.) che affolla, insieme ai saraghi e alle tannute, le sovrastrutture del relitto, anche i suoi spazi interni (cabine, stive, gavoni etc.) sono letteralmente riempiti dai gamberi e frequentati da grosse aragoste, musdee, gronchi e murene.Figura 2 \u2013 Uno dei numerosi scorfani rossi di grande taglia che si incontrano sul Kent.&nbsp;Insomma, un\u2019oasi di biodiversit\u00e0 all\u2019ennesimo livello, ma circondata da cosa?Da quasi il nulla dato che il relitto poggia su una distesa sabbio \u2013 fangosa quasi sempre spoglia di qualunque forma di vita macroscopica visibile, anche a causa di decenni di strascico illegale. Ovviamente, il relitto \u00e8 divenuto il sito elettivo per le immersioni dei vari diving locali e la stessa cosa avviene per altri relitti affondati, sempre incidentalmente, nella fascia costiera dei mari Italiani. Per citare solo pochi esempi, centinaia di sub visitano ogni anno la cisterna Pavlos V, a Nord di Trapani, o la superpetroliera Haven, fuori Arenzano, senza dimenticare alcuni relitti centenari come il dragamine Filicudi (a 38 m, sempre fuori Trapani) o la nave di Faro (35 \u2013 65 m, vicino Messina).Quindi, quale migliore prova che lo scuttling potrebbe rappresentare una valida risorsa non solo per proteggere la fascia costiera, ma anche come volano per sviluppare le attivit\u00e0 produttive? Oltre la pesca artigianale e ricreativa ed i diving, anche i cantieri navali potrebbero trarre giovamento dallo scuttling dato che gli scafi in ferro vanno bonificati eliminando vernici, olii, plastiche, amianto e quanto altro possa costituire un pericolo per gli organismi marini.Non a caso, in quasi tutto il mondo, lo scuttling \u00e8 divenuto una pratica diffusa ed incoraggiata sia valorizzando i relitti gi\u00e0 esistenti sia affondando navi di grandi dimensioni (financo le portaerei!) e non escludendo di collocare i relitti anche all\u2019interno delle aree marine protette. Uno dei casi pi\u00f9 famosi di valorizzazione dei relitti esistenti \u00e8 dato dal Thistlegorm, una nave mercantile, adattata a trasporto armi e munizioni, affondata nel Mar rosso nel 1941; ogni anno, da tutto il mondo, arrivano a visitarlo migliaia di subacquei contribuendo, in modo certamente non trascurabile, all\u2019economia locale.E in Italia come siamo messi con lo scuttling? Forse alle calende greche!E dire che si era iniziato bene proprio a Mazara del Vallo dove, nel 1990, un peschereccio in ferro dismesso (il Prudentia) fu affondato a ca 30m, dopo la bonifica, deliberatamente vicino Capo Granitola; poi il meccanismo si \u00e8 inceppato, specialmente a causa dei pareri assolutamente contrari espressi da parte della comunit\u00e0 scientifica.In sintesi, la posizione negazionista sullo scuttling parte dall\u2019idea che gi\u00e0 gli esistenti relitti di navi (migliaia solo nei mari italiani) rappresentino un pericolo per gli ecosistemi marini e quindi la proposta di affondare nuovi relitti, seppure bonificati e messi in sicurezza (come previsto dai protocolli scuttling), \u00e8 un anatema che va scongiurato ed impedito con tutte le forze e senza appello.Ovviamente, i tentativi di dimostrare questa presupposta pericolosit\u00e0, almeno per i relitti siciliani affondati incidentalmente nella fascia costiera, \u00e8 fallita clamorosamente, dato che i discutibili test effettuati si sono dimostrati inconclusivi. Per inciso, i colleghi dello studio citato in bibliografia si sono dimenticati di analizzare due altri relitti \u201ccostieri\u201d: il gi\u00e0 visto Prudentia (ricco di aragoste) e la nave di ricerca Tethis del CNR, speronata da un mercantile, ed affondata a 6 miglia da Mazara.Quali le differenze fra i due relitti?Il primo era stato bonificato e messo in sicurezza (quindi nessun rischio di contaminazione ambientale, ma solo effetti positivi come struttura anti strascico e di ripopolamento), il secondo perde ancora carburante nonostante non ce ne dovrebbe essere pi\u00f9, vista la supposta bonifica a cui si dice sia stato sottoposto.Vada come vada, l\u2019ostracismo di molti studiosi nostrani ha determinato la chiusura totale verso lo scuttling italiano con conseguenti perdita di occasioni preziose. Basti pensare al recente programma di buy back implementato dal governo italiano per ridurre la capacit\u00e0 delle sue flotte da pesca. Centinaia di pescherecci a strascico in ferro sono stati ritirati (a suon di centinaia di milioni di euro di denaro pubblico) e invece di essere, almeno in parte, destinati a divenire barriere artificiali (come anche auspicato dalla Unione Europea) sono stati disassemblati e trasformati in ferro vecchio di risulta da conferire in discarica o (nella migliore delle ipotesi) presso le fonderie per un improbabie recupero.Quindi niente scuttling in Italia, niente ferraglia in mare, niente relitti che potrebbero proteggere la fascia costiera, ma anche essere utilizzati dalla malavita per scaricare rifiuti tossici (come le famose navi dei veleni) come ventilato da qualcuno.Anche se chi scrive questa nota non \u00e8 ovviamente d\u2019accordo con i negazionisti dello scuttling, nulla di male, in democrazia la maggioranza vince e se la comunit\u00e0 italiana preferisce non ricorrere allo scuttling, pazienza.Passato in giudicato lo scuttling, per\u00f2, dovrebbe sorgere spontanea la domanda:Cosa si dice in Italia sulle altre tipologie di barriere artificiali collocate sulla fascia costiera, come quelle fatte assemblando blocchi di cemento a mo\u2019 di \u201cpiramidi\u201d, molto in voga nei decenni passati, proprio come deterrenti allo strascico illegale?Per avere un\u2019idea di quelle che appaiono come sorprese (forse contraddizioni?) pi\u00f9 o meno nascoste nella posizione dei negazionisti basta girovagare sul recente sito del Gruppo Habitat artificiali coordinato dall\u2019Istituto al quale lo scrivente di questa nota afferisce: l\u2019IRBIM CNR http:\/\/www.habitatartificiali.irbim.cnr.it\/wp\/gruppo-habitat-artificiali\/La prima sorpresa palese \u00e8 data dalle definizioni sia generaliHabitat artificiali: \u201cQualsiasi oggetto, di origine naturale o artificiale, posizionato deliberatamente dall\u2019uomo nell\u2019ambiente acquatico per vari scopi.\u201d)sia particolari, dato che il sito individua tre categorie di Habitat artificiali:Barriere Artificiali: \u201cCorpi naturali o artificiali deposti sul fondo \u2026 per riprodurre alcune funzioni degli habitat rocciosi naturali, come protezione, restaurazione, concentrazione e\/o incremento delle risorse acquatiche.\u201d);Fish Aggregating Devices (FADs): \u201cStrutture flottanti a mezz\u2019acqua o in superficie impiegate in diverse tecniche di pesca per il richiamo e l\u2019aggregazione di specie ittiche.\u201d; eAltre strutture: \u201crealizzate dall\u2019uomo nell\u2019ambiente acquatico per scopi primari diversi ma che, come effetto secondario, esplicano alcune funzioni delle Barriere Artificiali o dei FADs, es. \u2026 piattaforme di estrazione off-shore, scogliere frangiflutto\u201d.Molto interessanti sono anche le eccezioni alle definizioni di cui prima limitate, per\u00f2, solo alla prima categoria cio\u00e8 le Barriere Artificiali:\u201cIl termine non include strutture sommerse come isole artificiali, cavi, sealine, piattaforme di estrazione off-shore, ancoraggi e scogliere frangiflutto per la protezione delle coste.\u201d)A parte qualche evidente incongruenza (per esempio, le scogliere frangiflutto non sono considerate \u201cBarriere artificiali\u201d, ma rientrano nelle \u201cAltre strutture di Habitat artificiali\u201d), e dimenticanze nelle specifiche (per esempio, le migliaia di pesanti pietre di ancoraggio e decine di migliaia di km di filo di plastica abbandonati in mare ogni anno dai FAD), c\u2019\u00e8 da evidenziare come nonostante le definizioni di Habitat Artificiali, Barriere artificiali e Altre Strutture calzino a pennello con lo scuttling, nulla \u00e8 riportato per i relitti di navi affondate sia incidentalmente che deliberatamente.Ma se i relitti sono considerati tab\u00f9 e non degni di essere candidati per qualunque tipo di habitat artificiale perch\u00e9 non \u00e8 stato specificato nella definizione generale?Si sarebbe potuto scrivere \u201cHabitat artificiale \u00e8 definito come Qualsiasi oggetto, di origine naturale o artificiale, posizionato deliberatamente dall\u2019uomo nell\u2019ambiente acquatico per vari scopi ad eccezione degli scafi di navi affondate sia per cause accidentali o per decisione deliberata (scuttling)\u201d.Una possibile risposta \u00e8 che sarebbe stato molto imbarazzante per gli anonimi curatori del sito escludere \u201cin chiaro\u201d i relitti sommersi. In primo luogo, perch\u00e9 il prestigioso National Ocean Service del NOAA americano scrive che \u201cSubmerged shipwrecks are the most common form of artificial reef\u201d e quindi i relitti sono considerati barriere artificiali a tondo pieno come petrlatro riconosciuto anche dal recente report della FAO del 2015 riportato in bibliografia.In secondo luogo, si sarebbe dovuto spiegare l\u2019esclusione dalla bibliografia nel sito delle numerose pubblicazioni scientifiche che hanno evidenziato i positivi effetti dei relitti sugli ecosistemi marini e sul turismo subacqueo e il silenzio sulla recente diffusione dello scuttling in molti paesi mediterranei anche a noi vicini come a la Croazia, l\u2019Albania, la Turchia e Malta (Figura 3).Figura 3 \u2013 Lo scuttling del dragamine P31 nel 2007 a Malta (in alto) e della nave passeggeri 9 Eyl\u00fcl nel 2016 in Turchia (in basso). I due relitti sono divenuti fra i siti pi\u00f9 frequentati dai sub.\u00a0&nbsp;Dimenticanza o atto volontario, forse sarebbe il caso di colmare la lacuna inserendo la voce scuttling nel sito IRBIM CNR e riportando le due scuole di pensiero (favorevoli e contrari).Ma la sorpresa pi\u00f9 rilevante nel sito IRBIM CNR non \u00e8 l\u2019omissione dello scuttling, ma la comparsa di un&#8217;altra tipologia di relitto.Come si suol dire in termini di legge, a latere della definizione \u201cAltre strutture\u201d, compaiono (come gi\u00e0 accennato e con addirittura annessa fotografia; Figura 4) le piattaforme estrattive di gas e petrolio che, a centinaia, costellano la fascia costiera italiana.Come confermato dalle recenti dispute italiane sul prorogare o meno in automatico le concessioni alle compagnie petrolifere, una piattaforma estrattiva che buca il fondo marino per fare uscire gli idrocarburi fossili non \u00e8 notoriamente considerata un\u2019entit\u00e0 in accordo idilliaco con la protezione degli ecosistemi acquatici. Basti ricordare i milioni di barili di petrolio sversati nel 2010 nel Golfo del Messico a causa di un incidente occorso alla piattaforma Deep Horizon.In effetti, nel sito IRBIM CNR si percepisce un certo imbarazzo perch\u00e9 queste imponenti strutture non vengono incluse nella I categoria (Barriere artificiali propriamente dette) ma nella III (Altre strutture), nonostante le piattaforme siano spesso considerate da altre prestigiose agenzie marine e nella letteratura scientifica come vere e proprie \u201cartificial reefs\u201d.Seppure non specificato, la foto e l\u2019inclusione delle piattaforme nel sito e la citazione dei corrispondenti lavori nella bibliografia, fanno percepire una favorevole predisposizione a trasformare le piattaforme estrattive in pseudo barriere artificiali sommerse alla fine della loro vita produttiva, mentre la damnatio memoriae dei \u201crelitti\u201d e dei relativi lavori, pur prodotti anche da ricercatori dell\u2019IRBIM CNR (vedi la bibliografia essenziale di seguito riportata), non lascerebbe dubbi che lo scuttling sia visto come fumo negli occhi.Figura 4 \u2013 L\u2019immagine della piattaforma estrattiva off-shore presente nella pagina \u201cDefinizione Habitat Artificiali\u201d del sito \u201cGruppo Habitat artificiali\u201d coordinato dall\u2019IRBIM CNR.&nbsp;Vanamente il lettore di pesceinrete cercher\u00e0 analoghe immagini relative a relitti di navi sommerse.Quindi un no deciso e senza appello alla ferraglia rappresentata dalle navi bonificate e messe in sicurezza previste dallo scuttling, ma un implicito s\u00ec alla ferraglia costituita dalle imponenti piattaforme estrattive dismesse.Certamente, chi \u00e8 favorevole allo scuttling vede di buon occhio anche le piattaforme dismesse che a migliaia sono state gi\u00e0 usate come barriere artificiali (e non come Altre strutture!) nel mondo e che di fatto sono molto vicine (anche se meno attrattive per i sub) ad un relitto di una nave affondata con lo scuttling.Tuttavia, la domanda che dovrebbe nascere spontanea al lettore curioso di pesceinrete \u00e8 perch\u00e9 il sito IRBIM CNR sembra applicare due pesi e due misure?Lascio al lettore di pesceinrete trovare una plausibile risposta a questa domanda.&nbsp;Sergio RagoneseRicercatore senior IRBIM CNR di Mazara del Vallo&nbsp;Bibliografia essenzialeAA.VV. 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