[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stato-stock-ittici-ue-2025-flotta-commercio-consumi\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stato-stock-ittici-ue-2025-flotta-commercio-consumi\/","headline":"Stock in ripresa, flotta sotto pressione: la pesca UE tra numeri e persone","name":"Stock in ripresa, flotta sotto pressione: la pesca UE tra numeri e persone","description":"Lo stato degli stock ittici UE nel 2025, letto attraverso i numeri ufficiali, assomiglia a una fotografia scattata con due luci diverse: una che illumina i segnali di recupero, l\u2019altra che lascia in ombra le aree dove la pressione non si \u00e8 ancora allentata abbastanza. \u00c8 la sintesi che emerge dall\u2019edizione 2025 di Facts and [&hellip;]","datePublished":"2025-12-15","dateModified":"2026-01-09","author":{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/author\/candida-ciravolo\/#Person","name":"Candida Ciravolo","url":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/author\/candida-ciravolo\/","identifier":2236,"image":{"@type":"ImageObject","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b3eb357f178676e8248b884bf8f66bde5d4d9babf77edbbe64de1ddaf29e17c6?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/b3eb357f178676e8248b884bf8f66bde5d4d9babf77edbbe64de1ddaf29e17c6?s=96&d=mm&r=g","height":96,"width":96}},"publisher":{"@type":"Organization","logo":{"@type":"ImageObject","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pesceinrete.png","url":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/pesceinrete.png","width":600,"height":60}},"image":{"@type":"ImageObject","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/stato-degli-stock-ittici-UE-nel-2025.png","url":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/stato-degli-stock-ittici-UE-nel-2025.png","height":375,"width":640},"url":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stato-stock-ittici-ue-2025-flotta-commercio-consumi\/","about":["Acquacoltura","Europee","In evidenza","Istituzioni","News","Pesca"],"wordCount":1310,"keywords":["accordi del Nord","accordi di partenariato pesca sostenibile","acquacoltura","Atlantico nord-orientale","autosufficienza","capacit\u00e0 di pesca","commercio prodotti ittici","Commissione Europea","consumi di pesce","flotta peschereccia","import export","Mar Nero","Mediterraneo","molluschicoltura","Norvegia","occupazione","Politica Comune della Pesca","quote di pesca","Regno Unito","sostenibilit\u00e0","stock ittici","trasformazione ittica"],"articleBody":"Lo stato degli stock ittici UE nel 2025, letto attraverso i numeri ufficiali, assomiglia a una fotografia scattata con due luci diverse: una che illumina i segnali di recupero, l\u2019altra che lascia in ombra le aree dove la pressione non si \u00e8 ancora allentata abbastanza. \u00c8 la sintesi che emerge dall\u2019edizione 2025 di Facts and Figures on the Common Fisheries Policy, con manoscritto completato nel giugno 2025: un rapporto statistico che attraversa l\u2019intera Politica Comune della Pesca, dai risultati biologici alle dinamiche industriali, fino ai comportamenti di consumo.Il cuore del documento \u00e8 la misura pi\u00f9 concreta della sostenibilit\u00e0: la mortalit\u00e0 di pesca rispetto al rendimento massimo sostenibile, espressa come rapporto F\/FMSY. Per uno stock \u201csano\u201d, il valore deve essere inferiore o uguale a 1. Nel Nord-Est Atlantico la traiettoria \u00e8 stata netta: nel 2003 la mortalit\u00e0 mediana era 1,68 FMSY, mentre nel 2022 \u00e8 scesa a 0,58 FMSY, il valore pi\u00f9 basso dell\u2019intera serie riportata. Nel Mediterraneo e nel Mar Nero la tendenza \u00e8 migliorativa ma pi\u00f9 lenta e ancora insufficiente: da 2,06 FMSY nel 2003 a 1,20 FMSY nel 2021, quindi ancora sopra la soglia di sostenibilit\u00e0. C\u2019\u00e8 poi un capitolo che pesa come una nota a margine difficile da ignorare: nel Mar Baltico non si registra ancora un recupero significativo e la resilienza degli stock alla pesca si \u00e8 indebolita negli ultimi anni.Il rapporto lega esplicitamente la riduzione della mortalit\u00e0 a un effetto a catena che il settore conosce bene: quando la pressione diminuisce e le condizioni ambientali restano stabili, la biomassa aumenta. Da qui arrivano catture migliori, una pesca pi\u00f9 redditizia e una migliore \u201cefficienza carbonica\u201d, intesa come chilogrammi di pesce catturato per chilogrammo di carbonio emesso. \u00c8 un passaggio importante perch\u00e9 sposta la sostenibilit\u00e0 dal piano dei principi a quello delle prestazioni misurabili.Ma proprio mentre i numeri raccontano una parte di mare che ricostruisce capitale biologico, riemerge la questione strutturale pi\u00f9 scomoda: la flotta. A settembre 2024, nei 22 Stati membri costieri, le imbarcazioni registrate erano 69.045, cio\u00e8 2.061 in meno rispetto a novembre 2023. Il calo \u00e8 reale, cos\u00ec come la lieve riduzione di tonnellaggio e potenza installata registrata negli ultimi anni. Tuttavia, il rapporto sottolinea che la capacit\u00e0 di diversi segmenti della flotta resta sbilanciata rispetto alle opportunit\u00e0 di pesca. Tradotto in termini semplici: in alcune aree e per alcune tipologie di attivit\u00e0, il potenziale operativo resta superiore a ci\u00f2 che le risorse e le regole possono sostenere.Sul fronte economico, i dati aiutano a leggere l\u2019altro lato della medaglia: stock pi\u00f9 sani favoriscono un\u2019industria pi\u00f9 sostenibile e pi\u00f9 profittevole. Nel 2021 la flotta UE ha generato 3,34 miliardi di euro di valore aggiunto lordo. L\u2019utile lordo, escludendo i sussidi, \u00e8 stato pari a 1,19 miliardi di euro. Dopo aver considerato i costi del capitale, la flotta ha trattenuto l\u20198,2% dei ricavi come profitto netto, pari a 510 milioni di euro.Il rapporto entra anche nella dimensione pi\u00f9 concreta e spesso pi\u00f9 trascurata: le persone. Nel 2021 gli occupati nella pesca erano 124.485 e il 58% era concentrato in tre Paesi: Spagna, Italia e Grecia. L\u2019acquacoltura, considerata nelle sue componenti marine, molluschicoltura e acqua dolce, impiegava nel 2020 75.758 persone, con il 58% in Spagna, Francia e Polonia. Pi\u00f9 a valle, la filiera continua ad allargarsi: la trasformazione impiegava oltre 130.000 persone nel 2021 e la distribuzione, includendo ingrosso e dettaglio, oltre 210.000 addetti nello stesso anno. \u00c8 una scala che rende difficile archiviare la pesca come un \u201csettore minore\u201d: in molte aree costiere, la sua economia \u00e8 ancora un\u2019infrastruttura sociale.Nel confronto internazionale, l\u2019Europa appare grande dove \u00e8 davvero grande e relativamente piccola dove spesso la si immagina dominante. L\u2019UE \u00e8 il settimo produttore mondiale di pesca e acquacoltura e vale circa il 2% della produzione globale, con il 76% proveniente dalla pesca e il 24% dall\u2019acquacoltura. Nel 2021 le catture UE sono state pari a 3,59 milioni di tonnellate e l\u2019UE ha rappresentato il 3,9% della produzione mondiale della pesca. La maggior parte delle catture arriva dal Nord-Est Atlantico e quattro specie, aringa atlantica, spratto europeo, mel\u00f9 e sgombro, sommate, valgono il 42% degli sbarchi totali UE. La produzione acquicola UE nel 2021 \u00e8 stata di circa 1,13 milioni di tonnellate e oltre 4,17 miliardi di euro in valore; le cozze rappresentano circa il 38% del volume allevato e la quota UE sull\u2019acquacoltura mondiale, in termini di volume, \u00e8 dello 0,9%. Nello stesso anno, il fatturato dell\u2019industria di trasformazione ittica nell\u2019UE \u00e8 stato stimato attorno a 30 miliardi di euro.Se la produzione non basta a definire il peso dell\u2019Europa, lo fa invece il commercio. L\u2019UE \u00e8 il secondo trader mondiale di prodotti della pesca e dell\u2019acquacoltura in termini di valore. Il volume complessivo degli scambi ha leggermente ridotto la sua intensit\u00e0 negli ultimi anni, ma il valore ha continuato a crescere, arrivando vicino a 40 miliardi di euro nel 2022. La Norvegia \u00e8 il principale fornitore dell\u2019UE, seguita da Cina, Ecuador, Marocco e Regno Unito. Tra i principali clienti figurano Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Norvegia e Svizzera. Nel 2022 le esportazioni verso Paesi non UE sono salite a 8 miliardi di euro, mentre gli scambi tra Stati membri hanno raggiunto 31,51 miliardi di euro nello stesso anno.Il consumo completa la fotografia e, in modo quasi paradossale, racconta un\u2019Europa che resta \u201cmarittima\u201d a tavola anche quando produce relativamente poco. Nel 2021 il consumo medio nell\u2019UE \u00e8 stato di 23,7 kg pro capite l\u2019anno (peso vivo), circa 3 kg in pi\u00f9 rispetto alla media globale. Ma l\u2019Unione \u00e8 un continente di abitudini alimentari differenti: si va da 6,6 kg in Ungheria a 56,5 kg in Portogallo. Tre quarti del pesce o dei prodotti ittici consumati in UE provengono da pesca selvatica e un quarto da acquacoltura. Le specie pi\u00f9 popolari sono tonno, salmone e merluzzo.Anche la spesa delle famiglie aiuta a capire perch\u00e9 il settore resti centrale nelle strategie industriali e commerciali. Nel 2022 la spesa nominale totale delle famiglie UE per prodotti della pesca e dell\u2019acquacoltura ha raggiunto 62,9 miliardi di euro. Italia e Spagna hanno registrato i livelli pi\u00f9 alti, con 12,9 miliardi di euro ciascuna, seguite dalla Francia con 9,7 miliardi. In media, la spesa per prodotti ittici vale circa il 6% del budget alimentare, ma le differenze interne sono marcate: il rapporto pi\u00f9 alto \u00e8 in Portogallo (16%) e il pi\u00f9 basso in Ungheria (1,4%).Sul piano dell\u2019equilibrio tra domanda e offerta, i numeri spiegano una dipendenza strutturale: nel 2021, la capacit\u00e0 produttiva interna e le importazioni hanno reso disponibili 12,92 milioni di tonnellate (peso vivo) per il consumo umano; l\u2019\u201capparent consumption\u201d, ottenuto sottraendo le esportazioni, \u00e8 stato pari a 10,60 milioni di tonnellate. La conseguenza \u00e8 sintetizzata da un solo indicatore: nel 2021 il tasso di autosufficienza UE era del 38,2%, cio\u00e8 le persone che vivono nell\u2019UE hanno consumato quasi tre volte i prodotti della pesca e dell\u2019acquacoltura rispetto a quanto ne hanno prodotto.Infine, c\u2019\u00e8 la dimensione \u201cesterna\u201d della politica, quella che per le imprese significa accesso alle risorse e stabilit\u00e0 dei flussi. Nel quadro degli accordi del Nord, il rapporto evidenzia che, dopo l\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019UE, la proporzione di TAC nel Nord-Est Atlantico gestita con Paesi non UE \u00e8 aumentata dal 23% al 77%. E sottolinea un dato che pesa per la flotta e per le catene di approvvigionamento: gli accordi del Nord rappresentano quasi il 60% di tutte le catture della flotta UE regolamentate da quote a livello globale, in termini di volume.Messa insieme, questa edizione restituisce un\u2019Europa che ha imparato a ridurre la pressione di pesca dove governance e scienza hanno retto, ma che nel Mediterraneo e nel Mar Nero continua a muoversi pi\u00f9 lentamente, con una distanza ancora evidente dall\u2019obiettivo di sostenibilit\u00e0. E restituisce anche una contraddizione strutturale: la flotta diminuisce, ma resta in parte sbilanciata rispetto alle opportunit\u00e0; il consumo resta alto, ma l\u2019autosufficienza \u00e8 bassa; il mercato \u00e8 enorme, ma dipende dall\u2019estero per colmare il divario tra ci\u00f2 che si pesca e ci\u00f2 che si mangia. \u00c8 in questo spazio, tra biologia ed economia, che si gioca la parte pi\u00f9 \u201cumana\u201d della politica della pesca: la capacit\u00e0 di tenere insieme mare, imprese e comunit\u00e0 senza chiedere al primo di pagare per tutti."},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Stock in ripresa, flotta sotto pressione: la pesca UE tra numeri e persone","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stato-stock-ittici-ue-2025-flotta-commercio-consumi\/#breadcrumbitem"}]}]