[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"NewsArticle","@id":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stop-alla-decimazione-di-gamberi-e-merluzzi-nelle-aree-di-riproduzione-dello-stretto-di-sicilia\/#NewsArticle","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stop-alla-decimazione-di-gamberi-e-merluzzi-nelle-aree-di-riproduzione-dello-stretto-di-sicilia\/","headline":"Stop alla decimazione di gamberi e merluzzi nelle aree di riproduzione dello Stretto di Sicilia","name":"Stop alla decimazione di gamberi e merluzzi nelle aree di riproduzione dello Stretto di Sicilia","description":"Il 10 luglio \u00e8 entrato in vigore il regolamento Ue che vincola definitivamente gli Stati membri, e in particolare l\u2019Italia, a chiudere tre zone di salvaguardia marina cruciali nel Mediterraneo, finora lasciate saccheggiare impunemente dai pescherecci col beneplacito della Commissione europea. 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Nonch\u00e9 quello pi\u00f9 lontano e meno battuto, al largo di Capo Passero (punta sud-est dell\u2019isola).Le tre riserve erano state istituite nel 2016 da una raccomandazione della Commissione globale per la pesca nel Mediterraneo (Gfcm), un\u2019agenzia della FAO preposta alla gestione sostenibile delle risorse marine. Vi aderiscono tutti i paesi rivieraschi della sponda sud e nord, tra cui Italia, Tunisia e Malta che da anni si contendono porzioni di mare popolate da quantit\u00e0 record di prelibatezze ittiche. Tutte minacciate da eccessive catture di esemplari appena nati che non hanno il tempo di riprodursi.Mappa delle tre zone marine protette istituite dalla GFCM nello Stretto di SiciliaArea verde \u201dEst di Banco Avventura\u201d \u2013 Habitat essenziale del merluzzo (16.1 Km dalla costa siciliana)Area viola \u201cOvest del bacino di Gela\u201d \u2013 Habitat essenziale del gambero rosa (1.9 Km dalla costa siciliana)Area gialla \u201cEst del banco di Malta\u201d \u2013 Habitat essenziale del merluzzo (47,6 Km dalla costa siciliana)Ogni area \u00e8 circondata da una fascia-cuscinetto larga 1 Km accessibile solo ai pescherecci registrati&nbsp;Finora i tre paesi hanno violato la decisione della Gfcm consentendo alle proprie flotte di predare impunemente le tre zone. L\u2019Italia, il paese con i pi\u00f9 forti interessi economici nelle aree, \u00e8 stata da tempo messa sul banco degli imputati (non accusati) dagli ambientalisti per aver ignorato i suoi obblighi di tutela. Non a caso, nei piani di gestione negoziati con la Commissione europea nel 2018, il governo italiano ha lasciato in sospeso la chiusura delle aree di Mazara e Sciacca, parzialmente ricomprese nelle sue acque territoriali. \u201cOgni anno le due zone ci offrono, mediamente, quasi 40 tonnellate di merluzzo (il 4 per cento dell\u2019intero pescato italiano nello Stretto) e 100 tonnellate di gambero rosa (l\u20191 per cento)\u201d, dichiara Domenico Asaro, armatore e rappresentante Federpesca a Mazara, \u201cieri la capitaneria di porto ci ha annunciato che non possiamo pi\u00f9 andarci, con perdite annuali di 40-50 mila euro a peschereccio\u201d.\u00a0L\u2019anno scorso, 75 imbarcazioni, tutte italiane, avrebbero totalizzato 22 mila ore di pesca nell\u2019area sotto Mazara, la marineria pi\u00f9 grande (con l\u201980 per cento del tempo di pesca complessivamente registrato nelle tre aree). Segue con 42 imbarcazioni e 2.5 mila ore (il 14 per cento del totale) l\u2019area sotto Sciacca che \u00e8 la comunit\u00e0 pi\u00f9 colpita dal divieto visto il facile accesso finora goduto alla zona antistante (distante neanche 2 Km). Quest\u2019area \u00e8 condivisa con le marinerie di Licata, Porto Empedocle e Pozzallo che operano, insieme ai maltesi, anche nella zona protetta sotto Capo Passero (6 per cento del totale).I dati, da noi ottenuti in esclusiva, riguardano i pescherecci che hanno all\u2019attivo pi\u00f9 di 20 ore di pesca nel 2018. A elaborarli \u00e8 stata l\u2019Ong Oceana che li sottoporr\u00e0 al comitato di vigilanza della Gfcm il 15 luglio e che aveva gi\u00e0 pubblicato un precedente\u00a0studio\u00a0sulla situazione nel 2017.\u201cAbbiamo analizzato i segnali di geolocalizzazione trasmessi dai sistemi anti-collisione (AIS) delle imbarcazioni\u201d, spiega Nicola Fournier, attivista di Oceana che aveva appunto proposto la creazione delle tre aree di salvaguardia sulla base dei pareri scientifici che dimostravano la loro importanza come luoghi di riproduzione: \u201cIn base alla posizione, la velocit\u00e0 e i le rotte, abbiamo calcolato la durata delle presunte attivit\u00e0 di strascico\u201d.Secondo un\u00a0rapporto\u00a0di Greenpeace del 2018, i pescherecci tricolore sospetti sarebbero quasi 150, compresi quelli con meno di 20 ore di attivit\u00e0. La presenza dei tunisini \u00e8 per ora trascurabile. Tuttavia, puntualizza Fournier, \u201cle loro imbarcazioni pi\u00f9 piccole (meno di 25 mt.) sfuggono ai monitoraggi non avendo l\u2019obbligo di installare i sistemi di rilevamento\u201d.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Le incursioni illegali nelle zone vietate sono state confermate dall\u2019Agenzia europea per il controllo della pesca che, solo nel 2018, ha colto in flagrante almeno 26 imbarcazioni. I rapporti\u00a02017\u00a0e\u00a02018\u00a0delle ispezioni annuali condotte in mare dall\u2019Agenzia, a cui partecipano anche agenti della Guardia costiera italiana, sono stati recapitati al governo italiano. Per ora niente arresti o multe, stando alle informazioni trasmesseci dal Ministero della pesca. Questo si trincera dietro il fatto che solo a fine giugno l\u2019Ue, anch\u2019essa parte contraente della Gfcm, avrebbe reso obbligatoria per tutti gli Stati membri la chiusura delle tre aree recependola con un regolamento ad hoc. \u201cUna chiusura anticipata da parte dell\u2019Italia avrebbe penalizzato solo gli operatori nazionali, non essendovi garanzie che gli altri paesi avrebbero imposto le stesse limitazioni ai propri pescherecci\u201d, dichiara il Ministero.Una giustificazione politica contraddetta da Nicola Ferri, responsabile affari legali e istituzionali della Gfcm che riporta quanto sancito nell\u2019atto fondatore\u00a0dell\u2019organizzazione e riconosciuto dalla stessa Ue: \u201cLe raccomandazioni della Gfcm diventano vincolanti 120 giorni dopo la loro adozione per tutte le parti contraenti\u201d. Questi ultimi comprendono tutti i paesi mediterranei, Ue e non Ue. Dall\u2019entrata in vigore della raccomandazione che ha disposto i divieti di pesca nelle tre zone protette fino a oggi sono inutilmente trascorsi due anni e mezzo.Complice del ritardo italiano \u00e8 il Commissario europeo alla pesca e all\u2019ambiente, Karmenu Vella, supremo vigilante dell\u2019applicazione delle regole vigenti nell\u2019Ue. Queste includono anche le norme stabilite dalle raccomandazioni della Gfcm che l\u2019Ue, in quanto parte contraente, ha l\u2019obbligo di far rispettare in tutti gli Stati membri aderenti all\u2019agenzia della Fao.L\u2019eurocrate maltese ha, invece, preferito non avviare procedure d\u2019infrazione. Motivo intuibile: non esacerbare le tensioni tra Italia e la madrepatria, che vuole sottrarre ai pescatori siciliani altre 25 miglia nautiche, e non disturbare i propri connazionali che pescano nella zona ristretta tra Malta e la punta siciliana di Capo Passero. Ma la Commissione europea non esclude azioni contro l\u2019Italia qualora le nuove ispezioni internazionali, in corso da luglio a settembre sotto l\u2019egida della Gfcm, rivelassero ulteriori inadempienze.\u201c\u00c8 urgente avviare subito i controlli per far rispettare i divieti e consentire la rigenerazione delle risorse ittiche nelle zone di riproduzione, anche per il bene del pescatori\u201d, commenta Giorgia Monti, responsabile mare di Greenpeace.\u201cIn base alle nostre simulazioni, abbiamo stimato che la riduzione dei guadagni, di circa il 10 per cento, sarebbe compensato dall&#8217;incremento di pesce e quindi delle catture giornaliere gi\u00e0 dall\u2019anno successivo alla chiusura\u201d, spiega Fabio Fiorentino, ricercatore all\u2019Istituto italiano per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Cnr.Il 16 luglio Fiorentino presenter\u00e0 alla Commissione europea i dati nel rapporto conclusivo del\u00a0progetto Mantis, finanziato dall\u2019Ue e coordinato da Tommaso Russo, ricercatore al Dipartimento di Biologia dell\u2019Universit\u00e0 italiana di Tor Vergata.\u201cLa tutela delle tre aree \u00e8 condivisibile visto che gli stessi pescatori si lamentano della costante riduzione del pescato, purch\u00e9 si difendano redditi e occupazione\u201d, dichiara da Trapani Giovanni Basciano, Vice-presidente dell\u2019Associazione delle cooperative italiane del settore. Gli fa eco il suo superiore, Giampaolo Buonfiglio:\u00a0 \u201cIl governo aiuti le comunit\u00e0 penalizzate dai divieti tramite il Fondo europeo per la pesca\u201d.FONTE: Voxeurop\u00a0AUTORE:\u00a0Stefano Valentino"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Stop alla decimazione di gamberi e merluzzi nelle aree di riproduzione dello Stretto di Sicilia","item":"https:\/\/www.pesceinrete.com\/stop-alla-decimazione-di-gamberi-e-merluzzi-nelle-aree-di-riproduzione-dello-stretto-di-sicilia\/#breadcrumbitem"}]}]