Conte: “Riparte la battaglia per le vongole italiane”

Le lobby spagnole sono già partite all'attacco con fortissime pressioni per contestare la deroga sulla taglia minima

vongole italiane

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“La battaglia in Europa per le vongole è ricominciata. I presupposti per tornare a vincerla ci sono, ma non dobbiamo farci trovare impreparati, in quanto le lobby spagnole sono già partite all’attacco con fortissime pressioni per contestare la deroga sulla taglia minima. Mi confronto regolarmente con le associazioni della pesca italiane che sono, giustamente, già in allarme. È per questo che mi sono prontamente attivata per raccogliere informazioni sulle tempistiche delle prossime tappe e per informare il settore sulle azioni da intraprendere al fine di raggiungere l’obiettivo. Lo scorso anno siamo riusciti a farcela dopo un lungo e sofferto braccio di ferro; ora è necessario ingranare e muoverci con assoluta tempestività e determinazione. Dalla nostra parte abbiamo le evidenze scientifiche che confermano ancora una volta il buono stato di salute della risorsa e che dovrebbero consentirci di ricevere il parere positivo anche da parte della Commissione Europea. Questo però non basta a fermare la Spagna, da cui dobbiamo attenderci una forte azione di contrasto indirizzata a spostare il problema in ottica commerciale, per sottrarre quote di mercato al nostro settore, invece che mantenere il focus sul punto di vista ambientale, come richiesto. È per questo motivo che dovremo essere compatti, Governo compreso, per difendere il settore italiano delle vongole”.

A dirlo è Rosanna Conte, eurodeputata veneta della Lega, nonché capogruppo di Identità e Democrazia in Commissione Pesca al Parlamento Europeo, che già un anno fa si è fatta valere per far sì che venisse consentito ai nostri pescatori di catturare vongole di 22 millimetri di grandezza, contro la taglia minima UE di 25 millimetri.

“Questa è una vecchia storia che, purtroppo, si ripete puntualmente a causa di una legge europea che non considera le specificità delle singole aree del Mediterraneo e che ci costringe a questo macchinoso iter burocratico. Da ora fino a fine anno, si prospetta una vera e propria corsa a tappe, di cui il prossimo appuntamento sarà ai primi di agosto, quanto la DG Mare si esprimerà internamente con un parere sulla richiesta italiana di deroga. In quanto coordinatrice, nei giorni scorsi, ho avuto modo di parlare anche con la nuova direttrice generale, Charlina Vitcheva, con la quale abbiamo discusso del problema, a lei ben noto, così come noto è il lavoro da me svolto sin dagli inizi. Ho trovato la sua attenzione e vedute concordi rispetto alla questione, il che mi fa ben sperare in un parere positivo. Come ho già comunicato alle organizzazioni di settore italiane, la prudenza non è mai troppa e, soprattutto, la vera battaglia comincerà più avanti, dopo che l’atto delegato, che sarà discusso il 10 agosto dal Collegio dei Commissari, verrà notificato al Parlamento Europeo il 21 agosto e a quel punto inizieranno le consultazioni. Sarà, dunque, un agosto particolarmente “caldo”, che certamente non tarderà a infuocarsi quando il 1 settembre discuteremo i nuovi atti delegati in Commissione Pesca. Sono piuttosto sicura, infatti, che gli eurodeputati spagnoli chiederanno due mesi in più per approfondire il dossier, facendo inevitabilmente slittare anche stavolta l’iter e la possibile adozione a dicembre, presumibilmente il 21. Ciò che si teme maggiormente è l’eventuale presentazione di obiezioni che potrebbero anche far saltare la proroga o che comunque creerebbero problemi rispetto alla pubblicazione dell’atto delegato che invece potrebbe essere pubblicato già prima di Natale sulla Gazzetta Ufficiale. L’anno scorso, grazie alla forte pressione che ho esercitato anche a livello italiano, siamo riusciti a sventare ritardi che avrebbero lasciato vuoti normativi e colpito i pescatori italiani. Noi della Lega siamo pronti a controbattere e a rappresentare le istanze italiane in Europa, ma, di fronte a una sfida così impegnativa, è necessario che l’Italia si dimostri unita e faccia la sua parte fino in fondo e a tutti i livelli. Mi aspetto, quindi, che tutti, dal governo al PE, vestano la maglia della nazionale e si facciano portatori degli interessi della pesca italiana. In ballo non c’è solo la tutela di un interesse generale ma vi è, soprattutto, la difesa del diritto sacrosanto per nostri pescatori di lavorare in un contesto europeo di concorrenza leale. Le nostre categorie, le nostre imprese con le loro famiglie, si attendono da noi un impegno totale. Ora abbiamo le date a cui far riferimento e possiamo attivarci per tempo, senza indugiare e soprattutto facendo squadra”.

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