Coronavirus. Ferma la pesca anche se non rientra in quelle categoria di blocco preventivo

Servono direttive sanitarie ben precise che possano mettere in condizione il pescatore di mettere in sicurezza la sua incolumità e quella degli altri

Parte della marineria italiana è ferma, e di conseguenza si registra una carenza di prodotto ittico.

La pesca è caratterizzata da unità navali di differenti lunghezze, unità che variano dai 8 metri ai 27 quindi con gestione degli spazi comuni completamente differenti. La paura di contagio è alta, i pescatori sono preoccupati e non sanno come gestire la situazione, per quanto l’RSPP di Bordo dia disposizioni igienico sanitarie per garantire la sicurezza preventiva rimane sempre la problematica quando si arriva in porto e si sbarca il pescato.

Non è semplice mantenere la distanza di sicurezza quando si sbarca il pescato.

Come è noto le dotazioni anti contagio sono irreperibili, vedi mascherine FFP2 FFP3 uniche idonee per la garanzia del non contagio, senza tener conto che l’igienizzante ha raggiunto prezzi esorbitanti, compresi i guanti monouso.

Ma un altro problema preoccupa il settore, le dotazioni anti contagio come vanno smaltite? Quali prassi a bordo si devono utilizzare per lo smaltimento di tale prodotto? È impensabile, vista la situazione, considerare il guanto semplice plastica e la mascherina semplice carta o cartone che sia. Servono direttive sanitarie ben precise che possano mettere in condizione il pescatore di mettere in sicurezza la sua incolumità e quella del prossimo.

È impensabile che un armatore debba bloccare la sua attività e quindi mettere a rischio il suo salario e quello degli imbarcati solo perché non si trovano dotazioni idonee a prevenzione dal contagio o meglio si trovano a peso d’oro.

La pesca non rientra in quelle categoria di blocco preventivo, ma di fatto di riflesso ci è dovuta rientrare con tutte le criticità a seguito.

Cristian Varisco

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