La UE impone lo stop della pesca del gambero di profondità nel Mediterraneo Occidentale (Gsa 9-10-11), a causa del raggiungimento della quota di sforzo disponibile per i pescherecci che praticano tale attività come prevalente. La chiusura risulta inevitabile nonostante la piccola proroga accordata al 5 settembre e nonostante le preoccupazioni espresse dagli addetti e gli sforzi di mediazione compiuti dai vari portatori di interesse.
“Siamo alle solite decisioni calate dall’ alto e rispetto alle quali, non solo i pescatori ma anche noi, che tendiamo continuamente alla loro tutela, ci sentiamo impotenti. Comprendiamo in toto le motivazioni e anche gli obiettivi che sono alla base delle direttive UE, ma siamo convinti che esistono soluzioni alternative, meno drastiche e meno penalizzanti per le Imprese che praticano la pesca del gambero in acque profonde”, a dichiaralo è Gennaro Scognamiglio presidente nazionale UNCI Agroalimentare.
“C’è bisogno di una interlocuzione vera tra Stati membri e Unione Europea; quest’ ultima, nello sforzo di una reale tutela della risorsa ma anche dell’ economia che su quella risorsa si basa, deve orientarsi a nuovi criteri di gestione che tengano nella dovuta considerazione i dati scientifici e oggettivi forniti dai Paesi interessati. È questa una conditio sulla quale noi di Unci Agroalimentare non smetteremo mai di insistere” ha sottolineato Scognamiglio.
“La questione West Med tiene banco da tempo: le restrizioni aumentano in modo severo e l’ economia ittica italiana sembra destinata a soccombere insieme ai nostri pescatori. Ieri è toccato allo strascico, oggi al gambero rosso e viola, domani chissà! Eppure è la stessa Europa che ci parla di sostenibilità, di Economia Blu, di strategia Farm to Fork, di esaltazione di prodotti nazionali e specificità territoriali. Chiusure come questa in argomento favoriscono, secondo noi, fenomeni inversi rispetto a quelli auspicati dalle nuove strategie gestionali post pandemiche e dai nuovi Programmi Operativi pensati per il rilancio del settore. Gamberi rossi e viola non mancheranno all’ Italia, forniti da paesi extra UE che risultano completamente favoriti da queste politiche restrittive imposte nell’ ambito dell’Unione.Tutto questo in un momento in cui finalmente anche per la pesca si parla concretamente di filiere: filiere ittiche corte, completamente Made in Italy e completamente volte a esaltare le specificità e le tipicità regionali e territoriali. Eppure nel frattempo la nostra pesca sembra destinata a soccombere; soccombono i nostri pescatori che non sembrano avere vie d’ uscita. Nel caso specifico, riteniamo fatto inaccettabile l’impossibilità per i pescherecci di diversificare la propria attività, praticando altri tipi di pesca”, ha aggiunto presidente nazionale UNCI Agroalimentare.
“Come Associazione abbiamo intenzione, in tutte le prossime occasioni istituzionali, di portare soluzioni e proposte gestionali che assicurino un futuro a un settore che non può e non deve soccombere sotto il peso di strategie troppo ostili a quelle che sono le esigenze di sopravvivenza dei nostri pescatori “, ha concluso il presidente Scognamiglio.
