Giornata mondiale degli oceani. Il Mediterraneo non sta bene

La Giornata Mondiale degli Oceani che si celebra oggi è l’occasione giusta per fare uno screening sullo stato di salute dei nostri mari.

Il WWF torna ad evidenziare la pericolosità del cambiamento climatico che si ripercuote con una certa gravità sugli ecosistemi degli oceani e dei mari del mondo. La situazione del Mediterraneo non è delle migliori. Invasione di specie aliene e presenza anomala di meduse, sono il risultato del riscaldamento delle acque. Le conseguenze a catena di questi effetti devastanti interveranno direttamente sulla vita di ognuno di noi, a sostenerlo è Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. “I cambiamenti climatici non influenzeranno solo la vita dei mari e degli oceani, ma quella di milioni di persone che abitano le loro coste, gli impatti saranno ambientali ma anche sociali ed economici”.

Riscaldamento e acidificazione delle acque comprometteranno entro il 2050 le barriere coralline da cui dipende la vita di diverse specie e la ricchezza di biodiversità dei mari. Il National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado) solleva il problema e lancia l’allarme circa i rischi a cui si va incontro. Tra il 2030 e il 2040 tutti i mari del pianeta saranno interessati dalla diminuzione dell’ossigeno presente nelle acque, frutto appunto del cambiamento climatico. L’effetto più devastante ricadrà sui pesci e tutta la fauna ittica che rischia il soffocamento.

Greenpeace Italia ci ricorda che la Giornata mondiale degli Oceani è un’occasione per ricordarci che i nostri mari sono in crisi, che in Europa il 60 per cento delle risorse ittiche studiate è sovrasfruttato e che nel Mediterraneo e nel Mar Nero la situazione è ancora più allarmante. Per questo Greenpeace sostiene la pesca artigianale che impiega attrezzi a basso impatto ambientale e riduce al minimo gli scarti. I proprietari delle imbarcazioni solitamente lavorano sulle barche e pescano quanto necessario per sostenere le loro famiglie.

Exit mobile version