Intervista a Raffaele Viggiani presidente Assoittici Confesercenti

Il settore ittico al tempo del COVID-19

Qual è lo stato di salute delle realtà da voi rappresentate?

Nelle città, in questo periodo di emergenza coronavirus, si è avuto un incremento delle vendite un po’ come per buona parte del settore alimentare. A contribuire a questo incremento anche il fatto che le persone, stando a casa, hanno avuto più tempo per cucinare. Poi essendo il pesce un alimento, oltre che sano, leggero e facilmente digeribile è stato preferito ad altri cibi in quarantena. Per quanto riguarda le coste e le zone turistiche lì la crisi si sta facendo sentire a causa dell’assenza di turisti e villeggianti e per la chiusura di ristoranti e alberghi.

Quali stime siete in grado di fare oggi circa le aziende che resisteranno e quelle che chiuderanno?

Per quanto concerne gli esercizi di vendita al dettaglio, nelle città, per ora non prevediamo abbiano grossi contraccolpi. Lo stesso vale per le aree costiere più grandi. Nelle zone più piccole la mancanza dei consumi legati al turismo, come accennavo in precedenza, sta indubbiamente incidendo. Molto, comunque, dipenderà dai prossimi decreti. Se si potranno raggiungere le seconde case e riapriranno i ristoranti e gli alberghi i consumi potranno riprendere anche in quei luoghi.

Pesce fresco nei locali in riva al mare, sagre e turismo gastronomico. Per la stagione in vista, il ridimensionamento dell’afflusso turistico ricadrà sul settore, come vi state preparando all’impatto?

Sicuramente avrà un impatto sulle vendite. Diventa difficile dire, ora, come prepararci. Come già fatto, in questi mesi di emergenza da Covid-19, ci organizzeremo: consegne a domicilio, come in molti stanno già facendo, per raggiungere la clientela e, non appena riapriranno i ristoratori e gli hotel, accordi specifici. Tutto dipenderà dalla Fase 3.

Lo Stato come interviene in aiuto della categoria?

Per ora non è intervenuto. Oltre a concordare con tutte le istanze avanzate dalla Confesercenti per le imprese che rappresenta, Assoittici ritiene che un modo per venire incontro alla sua categoria sarebbe ipotizzare un ampliamento dei contributi sul fermo pesca a tutta la filiera. Se si considera che quando non c’era il fermo si è venduto di meno, perché sono venuti a mancare gli acquisti di hotel e ristoranti, e ora che si potrebbe riprendere si va incontro al fermo (in linea di massima per l’Adriatico è agosto e per il Tirreno a settembre), ben si capisce che si creerà una situazione di sofferenza, oltre che per i pescatori, anche per chi vende il pesce e si ritroverà con i banchi sguarniti. Un appello che facciamo non solo ora, ma pure per il futuro: l’estensione dei contributi agli esercenti è importante perché molte pescherie stanno investendo sul km zero e quando viene a mancare il prodotto del tratto di mare più vicino è un disagio, non riuscendo a soddisfare le aspettative della clientela. Infine, in questo periodo di pandemia, come accennavo, si è pescato meno e si potrebbe ipotizzare, previa analisi del Ministero competente e delle Capitanerie, una riduzione del fermo pesca: una misura eccezionale, in un periodo eccezionale.

Quando e come sarà possibile uscire dalla crisi? 

Nessuno lo può sapere con certezza. Andremo incontro ad una fase di assestamento e di convivenza con il virus e per questo siamo costretti a valutare la situazione giorno per giorno. A preoccuparci è la possibilità che, con il passare dei mesi e un possibile aumento della situazione di crisi del Paese, si verifichi una minore disponibilità economica delle famiglie, con conseguente calo dei consumi. Ci tengo, in conclusione, a fare un augurio a tutte le famiglie, soprattutto a quelle che hanno perso una persona cara, che si possa riacquistare un po’ di normalità, per quanto questo terribile momento storico nessuno di noi potrà mai dimenticarlo.

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