Isola d’Elba. Moduli in cemento, rifugio artificiale per le specie ittiche

Una barriera sommersa artificiale, a circa 150 metri dalla spiaggia di Marina di Campo. Ventinove moduli, ciascuno composto da 36 piastre in calcestruzzo che andranno a formare una scogliera tra i tre e i quattro metri di profondità, un’oasi sottomarina che, secondo quanto auspicano i progettisti, diventerà un rifugio per la riproduzione e la protezioni delle specie ittiche nel golfo di Marina di Campo.
È questo, in sintesi, il progetto (definitivo) che il Comune ha approvato nei giorni scorsi con un obiettivo preciso: favorire il ripopolamento del mare, che resta una delle principali risorse economiche del territorio. Con una delibera dello scorso 29 settembre la giunta Lambardi ha infatti dato il via libera a “Vivere il mare”, il progetto da 430mila euro perfezionato dal professor Guido Beltrami.
L’intervento nasce dalla volontà del Comune di Campo nell’Elba di dare risposte ad alcune importanti realtà produttive, a partire dalla comunità di pescatori e degli albergatori della zona. La barriera sottomarina favorirà, secondo quanto auspicato dai progettisti, un’area di tutela biologica per incrementare la sopravvivenza giovanile di specie ittiche autoctone nel tratto di mare di fronte alla spiaggia di Marina di campo. Lo stesso mare che è alle prese, ormai da tempo, con i fenomeni dell’ “over-fishing” (Pesca sovradimensionata) e dell’azione antropica. Ciò ha comportato la riduzione di interi habitat sia riproduttivi che di accrescimento, perdita della biodiversità, oltre che riduzioni in termini di occupazione tra i pescatori e di attrattività turistica.
La scogliera sommersa. Il modello di barriera artificiale scelto per Marina di Campo è il Tecnoreef, lo stesso utilizzato in diverse regioni italiane, tra cui la Liguria nell’area marina protetta delle Cinque Terre, e in altre zone italiane tra cui i comuni di Andorra, Sabaudia e Terracina. Le piramidi sono costituite da piastre assemblate in calcestruzzo, forate per far passare la luce e realizzate
in modo da resistere alle correnti. Ciascuna piramide diventa un rifugio artificiale per le specie ittiche e garantisce la protezione dalle pratiche illegali di pesca a strascico. Effetto secondario, ma non meno importante, è la protezione della linea di costa dalle mareggiate.

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