
I cambiamenti climatici mettono a serio rischio le attività produttive a livello globale. Per quanto riguarda l’Italia, si teme per la pesca nell’alto e medio Adriatico. Il profilo poco confortevole, tracciato dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC-CNR) nello scorso mede di aprile, evidenzia un clima quasi estivo e un aumento delle temperature rispetto alla media stagionale.
Gli ultimi dati ISTAT relativi alla pesca, mettono in risalto la criticità della situazione con evidenti ripercussioni sulla produzione ittica dell’Alto e Medio Adriatico, e dell’Alto Tirreno dove le specie presenti risultano essere particolarmente sensibili all’innalzamento delle temperature dell’acqua poiché abituate a temperature più fredde con un range che va dai 12 ai 18°C. Se si dovesse registrare un ulteriore innalzamento delle temperature si verrebbe a creare l’effetto cul-de-sac, un vicolo cieco dal quale i pesci non avrebbero scampo poiché impossibilitati a migrare più a nord verso acque più fredde.
Questi dati trovano perfettamente d’accordo la Food and Agriculture Organization of the United Nations. I cambiamenti climatici possano compromettere nel complesso gli ecosistemi acquatici costieri che risultano essere già oltremodo stressati.
A tutela dei nostri mari, negli ultimi anni, scienziati e studiosi stanno monitorando il Mediterraneo con una più precisa attenzione all’Adriatico.
Oltre all’impoverimento delle specie esistenti, le acque dell’Adriatico potrebbero anche risultare particolarmente idonee ad accogliere specie invasive a loro volta alla ricerca di climi più caldi, causando in questo modo la tropicalizzazione dei nostri mari.