RUO invia a UE il dossier “Tuna fishing: evolution and drift of a phenomenon from hits historical origins”

Evidenziata la concentrazione monopolistica delle quote tonno rosso ed ancora i rischi per la salute dei consumatori e i dodanni irreversibili all’economia

Recentemente il Research Unit One (RUO) ha inviato alla DG Comp dell’UE, un dossier che argomenta i dati  normativo-scientifici alla base della concentrazione monopolistica  in Italia delle quote del tonno rosso, evidenziando le gravi conseguenze per le scelte dei consumatori, per la loro salute e il diritto a una dieta sana.

Il dossier è firmato dalla professoressa Daniela Mainenti e dal Dottor Salvatore Bruno.

Professoressa Mainenti ci parli dello studio che avete realizzato

Lo studio condotto dal RUO nasce dall’esigenza di fornire una trattazione organica del fenomeno della pesca del tonno, con particolare focus sui recenti avvicendamenti normativi che ne hanno modificato la disciplina.

 

Da dove siete partiti?

In primo luogo, è stata analizzato quelle che sono le origini storiche di tale fenomeno, dalle quali risulta impossibile prescindere, in considerazione dell’importanza che hanno rivestito, e tutt’ora ricoprono. Fase centrale della trattazione è la normativa generale che disciplina il settore della pesca; si è poi volto lo sguardo sulla normativa specifica che regola la pesca del tonno, e su come il legislatore abbia cercato di porre rimedio alle derive sorte nel corso dei decenni, dovute alla pesca illegale e al sovra sfruttamento di tale risorsa ittica.

 

A quali conclusioni siete giunti?

Lo studio si è concentrato sull’analisi dei criteri utilizzati dalla legislazione vigente nella assegnazione delle percentuali di tonno che è consentito pescare, con particolare riferimento al caso della Sicilia, la quale risulta, in maniera quanto mai evidente, lesa dal trattamento riservato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ma l’analisi è andata ben oltre dimostrando tutti i parametri di incoerenza che hanno determinato l’assegnazione delle quote tonno in Italia, nell’assetto attuale. Ricordiamo che l’Italia è l’unico paese europeo ad aver adottato tale criterio.

Perché una segnalazione alle Autorità garanti della concorrenza?

Come sappiamo tutti i cittadini possono segnalare tutti i possibili casi di posizione dominante nel mercato, l’Autorità Garante svolge poi funzioni di Pubblico Ministero. Provvederanno esse a vagliare la consistenza delle segnalazioni attraverso un proprio autonomo procedimento di accertamento. Riteniamo quindi,  che con le analisi da noi offerte, le Autorità garanti potranno procedere di concerto con le comuni verifiche del caso.

 

 

Tuna fishing: evolution and drift of a phenomenon from hits historical origins

L’Italia è l’unico Paese nel Mediterraneo che ha deciso di assegnare le quote di tonno rosso tra le navi da pesca. Sebbene il contingente in Italia venga assegnato in base a criteri prestabiliti tra i vari sistemi di pesca (circonvallazione, palangari, tonnara fissa e sport pesca), non si può non notare quanto questo metodo, utilizzato per l’assegnazione delle quote, distorce la concorrenza in Italia perpetuando una situazione oligopolistica al di là di ogni ragionevolezza.

 

Lo Studio dimostra l’insostenibilità del criterio della stessa stazza e potenza per definire lo sforzo di pesca e quanto il criterio storico sia incoerente.

Il Dossier segnala alla DG Concorrenza dell’UE come sia necessario, urgente e inevitabile invertire questa politica, per individuare e proporre rimedi adeguati a livello nazionale italiano, per tentare di modificare una tendenza negativa, oltre che inaccettabile, tanto da determinare una flessione media annua di 50 milioni di euro – pari, quindi, a circa 500 milioni di euro di perdite per il settore economico in dieci anni. Fattore che ha sicuramente contribuito a causare una contrazione costante delle dimensioni della flotta e di quasi il 77% della capacità di pesca del tonno rosso (fonte: MIPAAF).

Queste cifre sono drammaticamente indicative del corrispondente aumento dei prodotti stranieri importati destinati al consumo nazionale, a scapito della pesca artigianale e del diritto, per i consumatori, al cibo sostenibile e sicuro e all’accesso alle risorse locali

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