Spreco alimentare, nella pesca è scarto ittico

Oggi è sempre più allarme speco alimentare. Stando ai dati diffusi da Coldiretti sono 12,5 i miliardi buttati in pattumiera in prodotti alimentari, per un valore complessivo di 16 miliardi di euro solo nel 2015.

Gli sprechi alimentari esistono anche nel settore della pesca, nella misura in cui lo spreco “è strettamente legato a quel pesce che non raggiunge il consumatore una volta sul mercato”. Ad affermarlo è il Dott. Franco Andaloro, Direttore di Ricerca ISPRA, parlando ai microfoni di Pesceinrete in seno al convegno “Le eccedenze alimentari, una risorsa da recuperare e non sprecare”, tenutosi a Mazara del Vallo durante Blue Sea Land 2016.

Nonostante questo, continua Andaloro, “il nostro problema è un po’ indietro, in tutte quelle grandi risorse alimentari esondanti soprattutto per la pesca industriale che sono ributtate a mare perché non utilizzate, il cosiddetto scarto di pesca”.

In Italia e nel Mediterraneo più in generale, il divieto di scarto è stato imposto, con l’introduzione dell’obbligo di sbarco, a partire dal 2015 e con la nuova PCP, a determinate specie ittiche soggette a quote e ad esemplari sotto taglia minima. In questo modo si cerca di assicurare maggiore selettività alle catture di cui si potranno avere dati più certi. L’obbligo di sbarco, sarà adottato in maniera graduale, entro il 2019, per tutte le specie ittiche commerciali.

“Sono specie che non possono essere commercializzate perché non più amate dal mercato, sebbene abbiano radici profonde nella pesca, e altre specie che non vengono pescate perché non richieste – continua Andaloro – questo non è strettamente ritenuto uno spreco, ma sicuramente si tratta di una grande quantità di risorse che dovrebbe essere inserita nel mercato per colmare quell’enorme gap alimentare che è presente nel paese”.

Candida Ciravolo

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