UNCI Agroalimentare: in arrivo nuove norme per la pesca: nuoce minacce per il ceto peschereccio italiano

Scognamiglio: "Dobbiamo adoperarci tutti affinché il reddito dei pescatori venga salvato"

È dei primi di ottobre la Proposta del Consiglio dell’Unione Europea che stabilisce, per il 2020, la possibilità di pesca per alcuni stock e gruppi di stock ittici nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero. L’adozione di questo regolamento riguarda la “flotta dello strascico” dell’Unione   Europea .

In particolare per ciò che riguarda l’Italia, gli stock ittici interessati sono quelli dell’anguilla, del gambero rosa, del gambero viola, del gambero rosso, del nasello, dello scampo, della triglia di fango, per il Mediterraneo Occidentale; dell’acciuga, della sardina, del nasello, dello scampo, della sogliola, del gambero rosa e della triglia di fango per quanto riguarda il Mar Adriatico.

La fissazione annuale delle possibilità di pesca risponde sicuramente all’esigenza di garantire uno sfruttamento della risorsa che sia sostenibile sia da un punto di vista ambientale sia economico. Ma l’adozione di questo Regolamento preoccupa  non poco il ceto peschereccio italiano. “I nostri associati temono che la loro attività lavorativa, già precaria, venga condannata a morte in maniera  definitiva”, è quanto dichiara Gennaro Scognamiglio presidente nazionale UNCI Agroalimentare.

”Stabilire le possibilità di pesca per alcuni stock ittici nel Mediterraneo e nell’Adriatico significa, per l’Italia, diminuire lo sforzo di pesca  riducendo le giornate di lavoro  in mare. Questo non solo rappresenta un rischio più che reale per il reddito dei pescatori ma, secondo noi comporterà anche l’arrivo sulle tavole italiane di sempre maggiori quantitativi di prodotti ittici dall’estero, meno controllati e  meno sicuri.  I nostri pescatori ci chiedono di fare qualcosa. Abbiamo già scritto al Ministro Bellanova: le Istituzioni italiane devono conoscere e tener conto di quelle che sono le esigenze dei pescatori italiani e dei pericoli a cui è esposta la loro attività. Le scelte legislative europee devono sicuramente orientarsi alla sostenibilità ambientale  ma non può essere persa di vista la sostenibilità economica dell’attività di pesca. Dobbiamo adoperarci tutti affinchè il reddito dei pescatori venga salvato cercando di adattare la normativa europea alla multiforme e variegata  realtà marinaresca  italiana”.

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