UNCI Agroalimentare. La rete “menaica”: artigianalità da salvaguardare

La rete a maglia unica assicura una pesca sostenibile da un punto di vista eco-ambientale

Eravamo nel VI forse V secolo A.C.. Mentre Parmenide compiva il suo viaggio immaginario verso la Dike che gli indicava le due vie, quella dell’inganno e quella invece della verità e quindi della sapienza, il mare che bagnava la Magna Grecia era solcato da piccole imbarcazioni che andavano a pesca di alici. Queste venivano pescate secondo una tecnica ideata dai Greci, tramandata fino ai giorni nostri e ancora praticata in pochissime località italiane. In primavera, col mare calmo e al tramonto, i pescatori gettavano in mare un particolare tipo di rete a maglia unica che, sbarrando il passaggio alle alici, assicurava la cattura di quelle più grandi. Questa rete era detta “Menaica”, termine che ha finito per identificare l’imbarcazione che montava quella rete e il prodotto pescato (alici di menaica) .

L’antica tecnica e il particolare tipo di rete sono sopravvissute al tempo, alle innovazioni e ai numerosissimi abbandoni. In Campania, precisamente nel Cilento, questa tecnica viene ancora praticata da un ristrettissimo numero di pescatori che non vogliono far scomparire questa millenaria tradizione. Oggi come un tempo dunque, a partire da aprile e per tutto il mese di luglio, la Menaica viene gettata a mare al tramonto e le alici vengono catturate durante il loro passaggio notturno.

È questa la fase peculiare di tale tecnica.

Nella menaica restano imbroccate solo le alici più grandi, quelle che si sono già riprodotte. I pescatori ritirano a mano la rete in superficie, estraggono ad uno ad uno i pesci liberandoli della testa e ripulendoli delle interiora. Sistemate in cassette di legno, le alici vengono trasportate sul luogo di lavorazione senza l’utilizzo di ghiaccio o ti refrigeranti. Una volta a terra, il prodotto viene lavato in salamoia e sistemato in tradizionali vasetti di terracotta chiamati “terzigni”. In questi vasetti, le alici risultano alternate con strati di sale proveniente esclusivamente dalle saline di Trapani e pressate da un coperchio. La stagionatura, che dura almeno 3 mesi, avviene nei “magazzeni”, locali freschi e ariosi. Le alici di menaica sono un prodotto di eccellenza: le loro carni assumono una colorazione rosea grazie al sangue perso in fase di cattura; per la stessa motivazione viene anche persa ogni traccia di acidità. Il profumo risulta estremamente intenso ma delicato. Da tale procedimento di lavorazione si ottiene un ulteriore prodotto unico al mondo: “la colatura di alici” che altro non e’ che l’acqua persa dalle alici durante la stagionatura

La pesca alle alici con la “rete menaica” è, per molteplici motivazioni quindi, una tecnica che va rivalutata e incentivata.

L’utilizzo di questa rete, rispetto ad altre più moderne e impattanti, assicura una pesca sostenibile da un punto di vista eco-ambientale. Vengono pescate le alici più grandi, quelle cioè che si sono già riprodotte e non interi branchi: è assicurato dunque il ripopolamento della risorsa.

Viene evitato il prelievo eccessivo della risorsa in quanto esso è limitato nel tempo: tale pesca viene praticata da aprile a luglio quando cioè le alici salgono in superficie per mangiare il plancton e non tutto l’anno. E’ chiaro dunque che tale tecnica risulta estremamente rispettosa anche dei fondali.

Stiamo parlando di un’attività artigianale fondata su pochi, antichi gesti che salvaguardano l’ambiente e producono cibo di qualità straordinaria, unico. Attività delicata che garantisce salvaguardia dell’ambiente e produce cibo di qualità superiore. Sensibili a tematiche quali la sostenibilità ambientale della pesca e orgogliosi di contribuire alla sopravvivenza di un’attività artigianale così antica ma che ancora può rappresentare opportunità lavorativa, noi di UNCI Agroalimentare stiamo per dare il via a un progetto interamente dedicato alla “rete di menaica”

Insieme all’Università Federico II e  più precisamente con il dipartimento  Caisial , stiamo realizzando un programma operativo dalle forti connotazioni socio/economiche finalizzato a dimostrare, tra le altre cose, che l’attrezzo di pesca denominato “menaica” (GND piccole derivanti Ferrettara ) è attrezzo non invasivo e altamente selettivo. È nostro interesse anche  far sopravvivere  un’artigianalità che è peculiare di una data realtà marinara , che produce prodotti di qualità superiore e che anche attraverso iniziative collaterali, quali ad esempio l’organizzazione di battute di pesca a cui possano partecipare turisti e curiosi in generale , può rappresentare  una opportunità economica che vale la pena far sopravvivere.

 

 

 

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