ZEE nei mari italiani. Opportunità reale per la nostra pesca?

ZEE mari italiani

ZEE mari italiani

È di questi giorni l’approvazione alla Camera della proposta di legge sull’Istituzione, nei mari italiani, di una ZEE (zona economica esclusiva). Questa notizia, tra gli addetti ai lavori del mondo della pesca, viene recepita con estremo interesse ma anche con cautela. A voler essere precisi l’approvazione della Camera non istituisce, ma autorizza l’istituzione di una Zee nei mari italiani, dunque si fa riferimento ad un futuro non così prossimo.

In ogni caso però si tratta di una decisione importante in quanto la creazione di una zona economica esclusiva spingerebbe ad una maggiore attenzione, e probabilmente a nuove soluzioni, su quelle che sono le problematiche proprie della pesca nel Mediterraneo.

Fulcrum originario del concetto di Zee è infatti proprio la pesca: giungere all’abolizione del principio di libera pesca nell’alto mare fino a 200 miglia dalla costa attraverso la creazione di un istituto giuridico riconosciuto e regolamentato. Il concetto ha trovato concretizzazione durante la terza Conferenza Onu sul diritto del mare nel 1975 tra le grandi potenze pescherecce del nord (Giappone, URSS, etc) le cui flotte, moderne e all’avanguardia, si spingevano fino ai mari dei paesi del sud per sfruttarne le risorse ittiche.

Dunque la creazione di Zone Economiche Esclusive soddisfa non solo l’esigenza di togliere opportunità di sviluppo ai paesi meno emancipati ma sottolinea anche la volontà, espressa a livello mondiale, di salvaguardare gli stock ittici esposti a sovrasfruttamento. Le Zee dunque sono strumento, per gli Stati interessati, di salvaguardia, gestione e sfruttamento della risorsa ittica.

Fino a questo momento l’atteggiamento dell’Italia rispetto all’argomento Zee è stato di spettatrice, non tanto in tema di confini e di legittime competenze, quanto soprattutto in relazione all’affermazione dei diritti legati alla pesca, attività per la quale ha dovuto affrontare non poche problematiche con i paesi limitrofi.

È giunta evidentemente a maturazione la consapevolezza che bisogna difendere quelli che sono i dovuti diritti nazionali e limitare gli sconfinamenti dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’istituzione di una Zee italiana nel Mediterraneo è argomento dunque delicato per la pesca italiana e va affrontato con le dovute cautele e le opportune conoscenze per tutelare un comparto in fortissima difficoltà.

UNCI Agroalimentare, in quest’ottica, chiede attenzione massima sull’argomento alle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, ma anche e soprattutto al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

L’alto mare costituisce una res communis omnium, cioè un bene appartenente a tutti: qualsiasi Stato, anche privo di sbocco al mare, ha piena libertà di navigazione e di sorvolo, nonché di posare cavi o condotte sottomarine, costruire isole artificiali e altre installazioni purché autorizzate dal diritto internazionale; ogni Stato ha inoltre piena libertà di pesca e di ricerca scientifica.

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