Acquacoltura: mangimi il 20% più costosi. L’aumento di mangimi e materiali da imballaggio, oltre che quello, ormai classico, di elettricità e gas, minacciano pesantemente il comparto spagnolo dell’acquacoltura. A rivelarlo, l’industria del freddo nel numero di dicembre della rivista Fisheries Industries, che già nell’edizione di novembre, aveva preannunciato incrementi generalizzati ai danni dell’acquacoltura “non immune alla tendenza al rialzo che le materie prime stanno registrando per tutto il 2021“, incrementi che indicano di essere alle prese con una “tempesta perfetta” che minaccia un settore da oltre 500 milioni di euro.
“Lo scenario in cui ci troviamo ora è qualcosa di senza precedenti per un settore come il nostro – spiega Javier Ojeda, Responsabile Acquacoltura Spagna – Non c’è alcun riferimento a una tendenza al rialzo così pronunciata e prolungata nel tempo come questa”. Alla crisi in corso vanno quindi aggiunti gli effetti della pandemia, e guardando ancora più indietro, eventi meteorologici estremi, che hanno avuto un effetto diretto sulla disponibilità di beni di consumo in questo settore.

L’industria stima che la tendenza al rialzo dei costi abbia reso una media di 45-50 centesimi in più per chilo di pesce prodotto nel 2021 e si prepara ad affrontare questa tendenza al rialzo per tutto il 2022.
Il settore dell’acquacoltura stima che quest’anno il consumo essenziale per la sua attività sia aumentato in modo significativo. La crescita non si limita ai costi di base dell’elettricità (33%) e del gasolio, che sono aumentati del 13,1%, con una previsione in aumento del 5% nel 2022. Anche input specifici del settore, come le spese veterinarie e soprattutto mangimi e oli, hanno registrato importanti incrementi. Nello specifico, i mangimi – a base di cereali, farina di pesce, oli vegetali, legumi e oli di pesce – sono aumentati quest’anno tra il 7% e il 20%. Entro il 2022, il settore prevede aumenti che potrebbero raggiungere il 15%. Il costo dei mangimi è fondamentale per la redditività del settore, poiché rappresenta più della metà del costo di produzione. I prodotti veterinari, quest’anno, sono aumentati dal 4 al 15%. Entro il 2022 si prevedono incrementi dal 7 al 15%. A tutto questo il settore aggiunge l’aumento dei materiali da imballaggio, come pallet, contenitori o etichette che nel 2021 è stato dal 3 al 6%. La previsione per il 2022 è di un aumento compreso tra il 5 e il 10%.