AIC Pesca al Commissario Kadis: “I bandi devono rispondere alle esigenze delle imprese ittiche”

Amoroso: "Cambiare le condizioni di accesso alle misure, aumentare il cofinanziamento pubblico e valorizzare il ruolo delle Organizzazioni di Produttori"

AIC Pesca chiede nuovi criteri per i bandi

AIC Pesca chiede nuovi criteri per i bandi

AIC Pesca chiede alla Commissione europea di rivedere le condizioni di accesso ai bandi destinati agli investimenti nel settore ittico, aumentando il cofinanziamento pubblico e semplificando le procedure. Per il presidente Natale Amoroso, le risorse non utilizzate dovrebbero restare orientate agli investimenti, valorizzando anche il ruolo delle Organizzazioni di Produttori nei progetti collettivi.

AIC Pesca ha scritto al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, per richiamare l’attenzione sulle difficoltà che continuano a limitare la capacità di investimento delle imprese ittiche e sulla necessità di rendere più efficaci gli strumenti europei e nazionali destinati al settore.

“La pesca italiana ha bisogno di una politica che torni a mettere gli investimenti al centro. Le risorse disponibili devono consentire alle imprese di ammodernare le flotte, migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro, innovare i processi e costruire prospettive economiche durature”, dichiara Natale Amoroso, presidente nazionale di AIC Pesca.

Secondo AIC Pesca, una delle questioni da affrontare riguarda l’effettiva capacità delle misure di investimento di raggiungere le imprese. La scarsa partecipazione a un bando o il mancato utilizzo delle risorse non possono essere interpretati automaticamente come assenza di una domanda di investimento. Occorre, piuttosto, verificare se le condizioni di accesso, a partire dalla quota finanziaria richiesta agli operatori, siano realmente sostenibili e coerenti con le caratteristiche del comparto.

“Quando una misura destinata agli investimenti non raggiunge i risultati attesi, la risposta non può essere quella di sottrarre le risorse alla loro finalità originaria per destinarle alla copertura delle spese correnti”, sottolinea Amoroso. “Bisogna comprendere perché le imprese non hanno partecipato e cambiare le condizioni di accesso: aumentare la quota di cofinanziamento pubblico, semplificare le procedure e consentire alle Organizzazioni di Produttori di svolgere una funzione collettiva nella realizzazione degli investimenti. Se un bando non funziona, occorre renderlo accessibile, non rinunciare a investire”.

Per AIC Pesca, la capacità di spesa non può essere perseguita a scapito della qualità della spesa. Le risorse programmate per rafforzare strutturalmente il settore devono conservare, per quanto possibile, la loro destinazione agli investimenti, intervenendo sulle cause che hanno determinato la bassa adesione alle misure.

Da qui la proposta di modificare le condizioni di accesso ai bandi che abbiano registrato risultati inferiori alle attese, mantenendo disponibili le risorse e prevedendo una quota di cofinanziamento pubblico più elevata e maggiormente adeguata alle possibilità economiche delle imprese. In questo quadro, le Organizzazioni di Produttori possono assumere un ruolo più incisivo, aggregando le esigenze degli operatori e promuovendo progetti e investimenti di carattere collettivo.

“Non possiamo costruire una politica della pesca che utilizzi progressivamente le risorse destinate allo sviluppo per fronteggiare esclusivamente le emergenze”, conclude Amoroso. “Sostenere i costi nei momenti di difficoltà può essere necessario, ma senza investimenti il settore perde capacità produttiva e prospettiva. Chiediamo quindi alla Commissione europea di favorire un impiego degli strumenti disponibili che permetta di recuperare le misure che non hanno funzionato, correggerne le condizioni di accesso e rimettere le imprese nelle condizioni di investire”.

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