Avanguardie in acquacoltura. In Tunisia produzione eccellente

Considerato che secondo la FAO, entro il 2030 circa la metà del pesce che consumeremo sarà proveniente da acquacoltura, paesi come l’Italia devono ancora affrontare grandi ostacoli perché il settore acquicolo decolli.

Lo stesso non accade, però, in altre nazioni dove questo comparto sembra funzionare più che bene. Stiamo parlando della Tunisia che, con una crescita costante del +10% all’anno in acquacoltura, è già pronta ad esportare i suoi prodotti all’estero. Infatti, avendo la produzione già abbondantemente superato i livelli di domanda interni, le 36 aziende operanti nel settore tunisino chiedono di inviare i prodotti oltre i confini nazionali tramite una buona strategia promozionale.

Tali dati sono stati raccolti da uno studio effettuato dal Groupement interprofessionnel des produits de la peche (Gipp) e mostrati durante la conferenza ”L’acquacoltura in Tunisia: sfide e prospettive di sviluppo”, tenutasi di recente a Tunisi e alla quale hanno preso parte i vertici dei ministeri locali di pesca e agricoltura.

Oltre a una sovrapproduzione e alla conseguente necessità di esportare, sono anche altri i fattori distintivi dell’acquacoltura tunisina: l’assenza di strategie di promozione dei prodotti, un anomalo intervento degli intermediari nella catena di distribuzione ed eccessive importazioni di mangimi destinati agli allevamenti. I numeri del 2017 mostrano un raddoppiamento delle esportazioni che, secondo il trend attuale, aumenterebbero dalle 4000 tonnellate del 2016 alle 8000 del 2017. Tutto ciò a fronte di una produzione che, per l’anno venturo, si attesterebbe sulle 15 tonnellate di pesce.

I maggiori paesi pronti ad accogliere il pesce tunisino sono Italia, Russia, Francia, Libia, Algeria, Paesi del Golfo e Canada. Nella fattispecie, la Tunisia ha già avviato trattative con l’Algeria per un aumento delle quote import di prodotti ittici tunisini.

Candida Ciravolo

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