Corallo rosso, la svolta è nei dati: il Mediterraneo rafforza regole e tracciabilità

Tre anni di ricerca riuniscono biologia, genetica, catture e aspetti economici. Per la filiera significa disporre di basi più solide per gestire la raccolta, contrastare l’illegalità e tutelare chi opera nel rispetto delle regole.

Corallo rosso Corallium rubrum nel Mediterraneo - FAO_GFCM - Claudia Amico

Che cosa cambia per il corallo rosso nel Mediterraneo? La Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo ha pubblicato i risultati del programma di ricerca svolto tra il 2020 e il 2023 con il finanziamento dell’Unione europea. Il lavoro ha raccolto dati sulle colonie, sulle catture, sulla genetica delle popolazioni, sugli habitat e sulle caratteristiche economiche della raccolta. I risultati hanno contribuito alla definizione delle misure GFCM di lungo periodo adottate nel 2024 e rafforzano il percorso verso una filiera più controllabile e tracciabile.

Nel corallo rosso, pochi millimetri possono fare la differenza. Corallium rubrum è un animale sessile, cresce lentamente e non può sottrarsi al prelievo. In alcune aree del Mediterraneo, le popolazioni più superficiali sono state quasi esaurite, mentre gli sbarchi sono diminuiti negli ultimi vent’anni.

Per questo la nuova pubblicazione della GFCM non è soltanto un volume destinato ai ricercatori. Affronta una domanda molto concreta: come si decide quanto corallo può essere raccolto, in quali aree e con quali controlli, senza consumare la risorsa da cui dipende la stessa attività economica?

La risposta non è un nuovo divieto generalizzato. È un sistema di conoscenze condivise che permette di leggere meglio ciò che accade sui banchi di corallo e di intervenire con misure proporzionate alle condizioni reali.

Per gestire la risorsa bisogna misurarla nello stesso modo

Il programma ha messo insieme amministrazioni, università e istituti di ricerca di diversi Paesi del Mediterraneo. Le attività di raccolta dati presentate nella pubblicazione riguardano Croazia, Francia, Grecia, Italia e Tunisia. Algeria, Malta e Marocco sono stati coinvolti anche attraverso iniziative mirate di formazione e rafforzamento delle competenze.

Il lavoro sul campo ha utilizzato osservatori a bordo, immersioni profonde e veicoli sottomarini telecomandati. A queste attività si sono aggiunte analisi di laboratorio, studi sulla genetica delle popolazioni, valutazioni degli stock e approfondimenti sulla dimensione socioeconomica della raccolta. Il programma di ricerca GFCM sul corallo rosso ha inoltre esaminato i sistemi di tracciabilità esistenti e le possibilità di renderli più omogenei tra i Paesi.

Per un corallaro, un biologo e un ispettore, la stessa colonia deve essere descritta con criteri confrontabili. Profondità, area di raccolta, diametro, sforzo di pesca e presenza di esemplari sotto misura non possono essere registrati in maniera diversa da una costa all’altra.

Senza un metodo comune, anche il dato più accurato rischia di restare isolato e di servire poco quando bisogna prendere una decisione.

Il contributo italiano punta su genetica e protocolli condivisi

La partecipazione italiana ha coinvolto il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, la Regione autonoma della Sardegna, l’Università di Cagliari e il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna.

Tra i risultati più concreti c’è la definizione di protocolli per le analisi molecolari e per l’elaborazione dei dati. Federica Costantini, docente di ecologia marina dell’Università di Bologna, ha sottolineato come questi strumenti potranno essere utilizzati anche dai Paesi nei quali il monitoraggio del corallo è ancora meno strutturato.

Non si tratta di imporre un’unica fotografia a tutto il Mediterraneo. Le popolazioni e le attività di raccolta cambiano da un’area all’altra. Il punto è ottenere fotografie diverse, ma scattate con lo stesso metro, così da poterle confrontare e aggiornare nel tempo.

Le regole funzionano solo se seguono il corallo fino al mercato

I risultati del programma hanno contribuito alla Raccomandazione GFCM/47/2024/2, che introduce misure di lungo periodo per lo sfruttamento sostenibile del corallo rosso. Il percorso si affianca al sistema di documentazione delle catture approvato dalla GFCM nel 2023 per migliorare il controllo e la tracciabilità della specie nel Mediterraneo.

Il quadro di gestione comprende già prescrizioni precise: raccolta effettuata da subacquei con attrezzi autorizzati, protezione delle popolazioni presenti fino a 50 metri di profondità, diametro minimo delle colonie e possibili chiusure temporanee quando la quota di esemplari sotto misura supera determinate soglie. Sono inoltre previsti la registrazione delle catture, dello sforzo, delle profondità e dei banchi interessati.

Ma la regola applicata sul fondale perde efficacia se il prodotto diventa irriconoscibile nei passaggi successivi. La documentazione serve proprio a collegare il corallo raccolto a un’origine, a un operatore autorizzato e a condizioni di prelievo verificabili.

È lo stesso principio che Pesceinrete ha già approfondito parlando di tracciabilità e contrasto alla pesca illegale: un controllo credibile non può fermarsi al momento dello sbarco, ma deve accompagnare la risorsa lungo la filiera.

Corallo rosso Corallium rubrum nel Mediterraneo - FAO_GFCM - Claudia Amico
Corallo rosso Corallium rubrum nel Mediterraneo – FAO_GFCM – Claudia Amico

Per gli operatori regolari, la trasparenza è una tutela

Più documenti e controlli possono tradursi in nuovi adempimenti. Tuttavia, in una filiera di valore come quella del corallo rosso, l’assenza di verifiche espone gli operatori autorizzati a un rischio ancora maggiore: competere con prodotto raccolto o commercializzato senza rispettare le stesse condizioni.

Una tracciabilità applicata in modo uniforme può proteggere il mercato legale, qualificare l’origine mediterranea e rendere più difficile la circolazione di materia prima priva di documentazione. Non sostituisce i controlli, ma offre agli ispettori e agli acquirenti strumenti più efficaci per riconoscere ciò che è regolare.

I primi sviluppi nazionali mostrano come la ricerca possa trasformarsi in procedure. La Tunisia sta lavorando a una normativa con disposizioni sulle aree di raccolta, sugli attrezzi autorizzati e sulle dimensioni minime prelevabili. Parallelamente è stato elaborato un manuale operativo insieme a corallari, ministeri, autorità della pesca, osservatori e ispettori.

La nuova pubblicazione non certifica che il corallo rosso sia ormai fuori pericolo. Fa qualcosa di più utile: indica quali informazioni servono per capire dove la pressione è sostenibile, dove occorre intervenire e come verificare l’origine del prodotto.

Per chi raccoglie, controlla o commercializza corallo, è questo il passaggio decisivo. Una regola costruita sui dati può essere aggiornata quando cambiano le condizioni. Una filiera documentata può dimostrare la propria correttezza. E la tutela della risorsa smette di essere un principio generico per diventare un metodo di lavoro.

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