Secondo il recente caso studio EUMOFA, “La cozza fresca nell’Ue”, la produzione mondiale di cozze ha raggiunto 2,14 milioni di tonnellate nel 2016, in aumento del 35% rispetto al 2007. La maggior parte della produzione è di allevamento (94%), mentre il 6% dei volumi è costituito da cozze selvatiche.
Il maggior produttore mondiale di cozze è la Cina, con 879.000 tonnellate prodotte nel 2016, quasi il doppio rispetto al 2007. L’UE si attesta al secondo posto con 522.000 tonnellate, in calo del 6% dal 2007.
Tra il 2007 e il 2016, la produzione di cozze in Italia ha oscillato tra le 52.526 tonnellate (minimo raggiunto nel 2015) e le 79.520 tonnellate (picco raggiunto nel 2011)13. Nel 2016, la produzione è stata di 63.700 tonnellate.
Il settore nazionale comprendeva 245 siti nel 2016, con oltre il 90% della produzione avente luogo in sei regioni. L’Emilia-Romagna, il Veneto e la Puglia producono la maggior parte dei volumi (72%) di cozze in Italia; seguono il Friuli-Venezia-Giulia, la Sardegna e la Liguria.
L’Emilia-Romagna è la regione più importante in termini di produzione (34% del volume totale) con 21.601 tonnellate prodotte nel 2016. La Sardegna è sia un produttore di rilievo sia un importante importatore di cozze da altre regioni italiane e da altri Stati membri dell’UE. Le cozze prodotte localmente o importate in Sardegna vengono principalmente vendute ad altre regioni italiane. Secondo i soggetti intervistati, le vendite dalla Sardegna (locali e in altre zone) ammontano a circa 15.000 tonnellate annue (mentre la produzione è stata pari a 4.100 tonnellate nel 2016). Tale livello elevato di vendite è dovuto alle condizioni naturali che favoriscono la produzione e la maturazione dei mitili, all’elevato livello di consumo locale dovuto al turismo, e allo sviluppo di attività di marketing attraverso marchi commerciali. Una parte dei volumi è prodotta e commercializzata seguendo lo schema biologico. Non esiste un prezzo premium per i mitili biologici: tale strategia è attuata dagli stakeholder per consentire lo sviluppo dei loro mercati, in particolare per le esportazioni verso la Francia.
Le cozze sono vendute dai mitilicoltori in due forme: in corde (“trecce”) e sfuse. Le corde contengono impurità (cozze piccole, altri molluschi, alghe), mentre le cozze sfuse vengono pulite. Secondo i soggetti intervistati, il passaggio del prodotto dalle corde allo sfuso comporta una perdita di circa il 40% di peso. Questa percentuale può diminuire fino al 20% quando i mitilicoltori attuano ulteriori manipolazioni delle corde durante l’allevamento. Non ci sono dati sulla percentuale di prodotto in corde e prodotto venduto sfuso, quindi non si conosce il volume di produzione effettivo di mitili in Italia.
Sulla base di un’intervista con l’organizzazione professionale dell’Emilia-Romagna, la quota di corde/materiale sfuso varia da regione a regione. A livello nazionale, la stima in volume è di circa il 40% in corde e il 60% sfuse. Il prezzo franco azienda è diverso per le cozze in corde e per quelle sfuse (cfr. sezione sulla struttura del prezzo).
Import – Export
Le importazioni italiane di mitili hanno raggiunto 73.066 tonnellate nel 2017 (in peso vivo) per 61 milioni di euro. La metà del volume è costituita da cozze fresche (52%), provenienti principalmente dalla Spagna e, in misura minore, dalla Grecia. Le cozze preparate/conservate rappresentano il 37% del totale (provenienti soprattutto dal Cile) e quelle congelate l’11% (provenienti principalmente dalla Spagna).
Le esportazioni di mitili ammontano a 9.940 tonnellate (in peso vivo) e 17,4 milioni di euro. I volumi comprendono principalmente cozze fresche (75%), seguite dalle cozze preparate/conservate (22%) e dalle cozze congelate (3%). La maggior parte delle esportazioni è destinata alla Francia (37% del volume) e alla Spagna (27%)
Le esportazioni di mitili freschi hanno raggiunto 7.435 tonnellate nel 2017 (+9% dal 2007) e 13,4 milioni di euro. Quasi la metà delle esportazioni del 2017 sono state destinate alla Francia (46%) ed un quarto alla Spagna (26%). Le esportazioni hanno raggiunto il picco di 13.517 tonnellate nel 2013. Nel 2017, i prezzi all’esportazione erano di 0,89 EUR/kg per le cozze destinate alla Francia e di 0,66 EUR/kg per quelle destinate alla Spagna.
Nel 2016, il consumo apparente di mitili è stato di 120.257 tonnellate in peso vivo. L’offerta è relativamente equilibrata tra la produzione nazionale (47% del volume) e le importazioni (53%). Le esportazioni sono limitate rispetto all’offerta nazionale (11%).
Caratteristiche del mercato e del consumo italiani
Nel 2017, il consumo di cozze da parte delle famiglie è stato di 42.750 tonnellate per un valore di 102 milioni di euro (il volume comprende le cozze fresche e quelle preparate, e non può essere confrontato con il consumo apparente che è indicato in peso vivo)14. Il consumo delle famiglie è leggermente diminuito tra il 2009 e il 2013 ed è ora in aumento. Il consumo massimo è stato registrato nel 2009 con 45.189 tonnellate e 122 milioni di euro e il punto più basso nel 2013, pari a 37.594 tonnellate e 93 milioni di euro. Il consumo è altamente stagionale, con picchi:
· durante l’estate: tra le 4.000 e le 5.000 tonnellate consumate mensilmente dalle famiglie tra giugno e settembre, quando la domanda cresce a causa del turismo e quando è disponibile la produzione nazionale;
· a dicembre, con un consumo di circa 4.000 tonnellate, la produzione nazionale non è disponibile e il consumo si basa sulle importazioni (in particolare dalla Spagna).
Il consumo mensile delle famiglie oscilla tra le 2.000 e le 3.500 tonnellate. Secondo i soggetti intervistati, l’HORECA copre una quota consistente del consumo nazionale, in particolare durante l’estate nelle zone turistiche. Tuttavia, non sono disponibili informazioni dettagliate su questo mercato.
