
Un sondaggio condotto da Technomic mette in evidenza che malgrado i sempre più radicati principi di tracciabilità, sostenibilità e freschezza dei prodotti ittici, i ristoranti e le pescherie riscontrano difficoltà a fare pagare al consumatore il valore aggiunto del prodotto.
La trasparenza, la mancanza di additivi, il benessere degli animali e la sostenibilità sono alcune delle più importanti priorità per ristoratori e pescherie secondo la ricerca condotta dalla società di consulenza Technomic.
“Il 52 per cento dei consumatori ha dichiarato che l’utilizzo di alimenti sostenibili crea un buon valore nel settore della ristorazione, ma solo il 28 per cento crede che il settore stia affrontando correttamente i temi della sostenibilità. Il sondaggio ha anche riscontrato che quasi 9 consumatori su 10 (86 per cento) vorrebbero più trasparenza nei ristoranti su ciò che viene consumato, e che il 40 per cento dei consumatori oggi sono più preoccupati per gli additivi presenti nel cibo di quanto lo fossero 2 anni fa”. A riportare questi dati è Darren Tristano, presidente di Technomic
Tuttavia, mentre i consumatori sono maggiormente interessati al consumo di pesce sempre più sano, è discutibile il fatto che siano disposti a pagare di più. Solo l’11 per cento dei consumatori intervistati ha dichiarato che sarebbe disposto a pagare di più per prodotti alimentari senza conservanti, il 10 per cento ha detto che avrebbe pagato di più per il consumo di pesci privi di ormoni, il 10 per cento sarebbe disposto a pagare di più per prodotti organici, il 10 per cento sarebbe disposto a pagare di più per alimenti senza OGM e il 9 per cento ha detto che avrebbe pagato di più per alimenti senza antibiotici.
“Mentre i clienti vogliono mangiare pesce sempre più sano, non molti di loro sono disposti a pagare di più per averlo. Indipendentemente da ciò, la tendenza si sta spostando verso cibi più sani, cibi socialmente responsabili e qualcuno dovrà pagare per questo” a sostenerlo Rachel Royster di Technomic.