ICES. Scienza come elemento chiave per una gestione sostenibile dei mari

Ieri a Gothenburg giornata di apertura dell'incontro annuale dell'International Council for the Exploration of the Sea

Ieri giornata di apertura dell’incontro annuale ICES,  International Council for the Exploration of the Sea.
Gothenburg ore 10:00 – 12:00 sessione plenaria dal titolo “Science is key for sustainable management of the Sea” ovvero la “Scienza come elemento chiave per una gestione sostenibile dei mari”.
Ciò che il mondo della ricerca in mare auspica per il futuro delle prossime generazioni è una “Scienza che esplori le interazioni, interazioni tra le nazioni, interazioni tra le discipline scientifiche, interazioni tra le parti: ricercatori, addetti ai lavori, gestori, politici e cittadini” (Cleopatra Dumbia-Henry – World Maritime University, Svezia) una ricetta per raggiungere quella sostenibilità che permetterà l’utilizzo delle risorse ed il loro mantenimento.
Una tavola rotonda animata intorno al dibattito generato dai pochi progressi fatti nei confronti del raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG – Sustainable Development Goa) 14 “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.
Un coro univoco quello degli invitati alla tavola rotonda, la sfida dello specifico obiettivo di sviluppo sostenibile SDG14 potrà essere raggiunto solo se le decisioni per la gestione delle risorse marine in futuro saranno intraprese sulla base e alla luce di dati scientifici, evidenze scientifiche, che per contro dovranno essere chiare, disponibili e fruibili. Questo richiede un extra sforzo ai ricercatori che dovranno comunicare i loro risultati interagendo per la creazione di un dialogo robusto, supportando il loro lavoro e trasformandolo in conoscenza applicata ai settori di crescita legati al mare. Una scienza che sia in grado di fluire tra la gente informando le scelte, scelte dei gestori, scelte politiche e della vita di tutti i giorni dei cittadini. Ancora una volta da più parti viene acclamata e riconosciuta l’importanza di un science policy interface basato sul dialogo circolare e sullo scambio di conoscenze.
Osservazione, studio, comprensione, formulazione di soluzioni, dibattito e comunicazione senza trascurare tutte le componenti sociali, integrazione che diventa un aspetto cruciale per facilitare il processo di influenza delle conoscenze scientifiche tra gli stakeholder ed i portatori di interesse.
Elisa Morgera (Università di Strathclyde, UK) sottolinea l’importanza di sostenere una “scienza comprensibile per le persone comuni”.
Manuel Barange (Dipartimento Pesca ed Acquacoltura, FAO) in chiusura sottolinea come il maggiore vincolo alla sostenibilità della pesca è stato ad oggi legato ai finanziamenti pubblici e privati che sempre più spesso sono rivolti solo al mondo della conservazione “cosa accade al resto del 10-20% dell’oceano che non è protetto? Il segreto è muovere i finanziamenti sulla restante parte di oceano che merita gestione non protezione”, un cambio di dialettica e dei processi di gestione (incluse le misure ad oggi conosciute) che prevede un maggiore dialogo tra mondo della ricerca, politica e industria della pesca cui offrire supporto tecnologico e modelli di miglioramento per il mantenimento delle risorse.
M. Cristina Mangano
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