
Il governo spagnolo propone un approccio globale per migliorare la situazione delle risorse della pesca nel Mar Mediterraneo, comprese le misure di gestione e quelle strutturali, nonché la promozione e il miglioramento del commercio di prodotti della pesca.
Il Segretario generale della pesca Andrés Hermida, insieme al direttore generale della pesca Carlos Larrañaga e il direttore generale delle risorse della pesca e dell’acquacoltura, Josè Miguel Corvinos, ha tenuto diversi incontri con i rappresentanti delle comunità autonome del Mediterraneo, la Confederazione spagnola di pesca (CEPESCA), la Federazione Nazionale delle Associazioni e le ONG dei pescatori, al fine di affrontare la situazione degli stock ittici nel Mediterraneo.
Secondo il Ministero delle politiche agricole, alimentari e ambiente, è stato appurato che la situazione delle specie ittiche principali è “preoccupante”, e che il recupero delle popolazioni ittiche richiede un’azione urgente e la cooperazione di tutti i soggetti interessati.
Pertanto, in occasione delle riunioni il Segretario generale ha proposto misure aggiuntive a quelle già previste nella legislazione spagnola e in quella dell’Unione europea, che copre la gestione delle attività di pesca, gli aspetti strutturali, la promozione e il miglioramento del commercio di prodotti della pesca mediterranea.
È stata anche proposta la creazione di un gruppo di lavoro integrato, composto da scienziati e rappresentanti delle amministrazioni, che avrebbe il compito di studiare le misure di attuazione, nonché di monitoraggio e analisi dei risultati.
Inoltre, la Spagna chiederà alla Commissione europea di lanciare e attuare misure analoghe per tutto il Mediterraneo. “Questa situazione critica non riguarda unicamente le zone di pesca della Spagna, per raggiungere gli obiettivi è necessario il pieno coinvolgimento di tutti gli Stati costieri “, ha spiegato il ministero attraverso un comunicato.
nel corso delle riunioni è stata inoltre sollevata la necessità di effettuare azioni in altri settori oltre a quelli di pesca, in quanto si ritiene che “l’attività di pesca non sia l’unica responsabile del deterioramento degli stock del Mediterraneo”.