Uno studio pubblicato dalla rivista Nature Ecology&Evolution si propone di quantificare l’impatto del mercato delle specie ittiche aliene, nelle sue forme legittime e illegali, sulla biodiversità, già sottoposta a diversi fattori di stress legati alla crisi climatica di origine antropica. I ricercatori hanno condotto una meta-analisi su un ampio numero di ricerche quantitative già pubblicate, mettendo a confronto i dati e comparando i livelli di biodiversità degli ecosistemi toccati dalle attività di estrazione di specie con i livelli registrati in ecosistemi intatti.
I risultati mettono in luce una situazione allarmante: “In generale, il commercio di specie selvatiche vede un declino del 61,6% nell’abbondanza di specie, con picchi locali di completa estirpazione di alcune specie, osservati nel 16,4% dei casi“. Le specie ittiche sono particolarmente esposte al rischio di sovra sfruttamento e stanno vivendo problematiche enormi per la presenza delle specie aliene nei contesti locali. Perché da sempre l’uomo, nelle sue migrazioni e colonizzazioni, ha favorito involontariamente o volontariamente il trasporto di vegetali e di animali in tutto il mondo.
Bisogna però ricordare che ogni organismo riveste, nel luogo d’origine, un ruolo preciso e occupa una ben definita nicchia ecologica, in equilibrio con gli altri elementi dell’ambiente. Raramente, però, le specie introdotte si inseriscono in modo armonico nell’ambiente perché manca il processo di co-evoluzione: nella maggior parte dei casi, invece, concorrono a accelerare i processi di degrado ambientale determinando l’estinzione o la riduzione dell’areale di distribuzione delle specie indigene.
Ricordiamo che ogni anno, mediamente quattro nuove specie ittiche aliene provenienti dal Mar Rosso arrivano tramite il Canale di Suez nel Mare Nostrum e si stabilizzano definitivamente. Questo fenomeno, noto con il nome di migrazione lessepsiana, è tra le principali cause della tropicalizzazione del Mar Mediterraneo, il quale conta ormai oltre 800 specie ittiche aliene. D’altronde la tematica è di estrema attualità come denunciano i pescatori e numerose Ngo per i recenti avvistamenti sulle coste siciliane del cosiddetto “granchio blu” che hanno destato sia curiosità che allarme, fomentando il dibattito scientifico anche tra i non addetti.
