Antonio Marzoa Notlevsen è stato confermato all’unanimità alla presidenza del Medac per un secondo mandato quadriennale. Per l’Italia la novità è l’elezione di Gilberto Ferrari alla vicepresidenza, in una fase decisiva per il confronto europeo sulla pesca mediterranea.
Continuità alla guida, ma con un nuovo equilibrio nella rappresentanza italiana. L’Assemblea elettiva del Medac – Mediterranean Advisory Council, riunita a Roma, ha confermato Antonio Marzoa Notlevsen alla presidenza per altri quattro anni.
Il voto è arrivato all’unanimità e apre un nuovo mandato per l’organismo che riunisce associazioni della pesca, ONG, sindacati e rappresentanti della pesca sportiva e ricreativa degli otto Stati membri mediterranei dell’Unione europea: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Slovenia e Spagna.
Il rinnovo della governance arriva in una fase in cui il confronto sulla gestione della pesca mediterranea resta particolarmente intenso, tra piani pluriennali, sostenibilità economica delle imprese e tenuta sociale delle comunità costiere.
Marzoa confermato alla guida del Medac
Marzoa, espressione della pesca professionale spagnola, proseguirà quindi il lavoro avviato nel precedente mandato. Accanto a lui è stato rinnovato anche l’Ufficio di Presidenza, composto da cinque vicepresidenti: Alessandro Buzzi, Bertrand Wendling, Gilberto Ferrari, Llibori Martinez Latorre e Antonis Petrou.
Per l’Italia la novità principale è proprio l’elezione di Gilberto Ferrari alla vicepresidenza.
Ferrari, esperienza e continuità nella rappresentanza italiana
L’elezione di Gilberto Ferrari alla vicepresidenza porta ai vertici del Medac una figura che conosce da tempo i meccanismi del Consiglio consultivo e il confronto europeo sulla pesca mediterranea. Ferrari ha seguito negli anni i principali dossier legati alla gestione delle risorse, alla sostenibilità economica del settore e all’applicazione delle regole alla realtà operativa delle imprese.
Ferrari succede a Giampaolo Buonfiglio, che lascia la vicepresidenza dopo una lunga presenza negli organi del Medac. Il passaggio segna quindi un cambio nella rappresentanza italiana, mantenendo però continuità nella conoscenza dei dossier e dei tavoli europei.
Non cambia, invece, la forte matrice cooperativa della rappresentanza italiana. Con Ferrari si rinnova il riferimento e il profilo, in una fase in cui il confronto mediterraneo si gioca sempre più sul rapporto tra sostenibilità, redditività delle imprese e applicabilità delle regole.
In un organismo chiamato a mettere a confronto interessi produttivi, ambientali e sociali, la conoscenza dei meccanismi europei e della realtà operativa della pesca diventa un elemento concreto della capacità di rappresentanza.
Perché il Medac conta nelle scelte europee
Il Medac non approva regolamenti né decide direttamente le misure di pesca, ma interviene nella fase in cui le posizioni del settore vengono costruite e portate alle istituzioni europee.
È uno dei Consigli consultivi previsti dalla Politica comune della pesca: mette allo stesso tavolo organizzazioni della pesca professionale, ONG, sindacati e altri portatori di interesse del Mediterraneo e traduce il confronto in pareri e raccomandazioni indirizzati alla Commissione europea e agli Stati membri.
Per questo la composizione dei suoi organi conta. Essere presenti nella presidenza significa partecipare alla costruzione delle posizioni che il Medac porta sui dossier riguardanti gestione delle risorse, misure tecniche, sostenibilità economica e futuro delle flotte mediterranee.
Il confronto è destinato a restare particolarmente delicato. Le decisioni sulla pesca nel Mediterraneo continuano infatti a intrecciare obiettivi biologici, redditività delle imprese e impatto sociale sulle marinerie, come mostra anche il dibattito sui piani pluriennali di gestione verso il 2030.
Un mandato che si apre su dossier decisivi
Il nuovo mandato parte quindi da un doppio elemento: continuità alla presidenza e ricambio nella rappresentanza italiana. Ma sarà soprattutto la qualità delle proposte a misurare il ruolo del Medac nei prossimi quattro anni.
La sfida sarà trasformare il confronto tra interessi diversi in indicazioni capaci di tenere insieme tutela delle risorse, sostenibilità economica delle imprese e futuro delle comunità di pesca. È su questo equilibrio, più che sulle singole nomine, che si giocherà la capacità del Consiglio consultivo di incidere nel dibattito mediterraneo.
