Palermo avvia una mappatura degli immobili da utilizzare per progetti di social housing. Il protocollo firmato il 7 settembre da Comune, Legacoop Abitanti, Legacoop Sicilia e Cna Palermo punta soprattutto al recupero del patrimonio esistente, degli immobili pubblici e dei beni confiscati.
Il primo passo sarà capire quali immobili possono essere trasformati in abitazioni accessibili per le fasce che oggi faticano a trovare una soluzione né sul mercato privato né nell’edilizia residenziale pubblica. L’intesa collega il tema dell’abitare alla rigenerazione urbana e alla capacità di attrarre investimenti privati.
La mappatura viene prima dei progetti
Il protocollo prevede una ricognizione del patrimonio disponibile, con priorità agli edifici già esistenti. L’obiettivo è arrivare a progetti pilota dotati di piani economico-finanziari e modelli di gestione sostenibili nel tempo.
Risorse regionali per 258 milioni
Il percorso guarda anche alle risorse regionali destinate all’housing sociale, indicate in 258 milioni di euro. Secondo le stime riportate al momento della firma, il partenariato pubblico-privato potrebbe mobilitare fino a quattro euro di capitali privati per ogni euro pubblico investito: si tratta di una proiezione e non di risorse già impegnate.
Abitare e rigenerazione urbana nello stesso dossier
Gli interventi potranno coinvolgere cooperative, imprese artigiane, piccole e medie imprese e professionisti. La scelta di partire dal patrimonio esistente evita di leggere il social housing soltanto come nuova edilizia e apre anche il tema del recupero di immobili oggi sottoutilizzati.
Il nodo sarà trasformare la mappa in cantieri
La fase decisiva arriverà dopo la ricognizione: individuare gli immobili realmente utilizzabili, costruire progetti sostenibili e definire tempi e modalità di accesso. Solo allora sarà possibile misurare l’effetto concreto dell’intesa sul disagio abitativo della città.
