La riforma degli ammortizzatori sociali, frutto dell’intensa interlocuzione tra Ministero del Lavoro e parti sociali, è stata definita epocale da molti.
È effettivamente una riforma che si pone l’obiettivo ambizioso di dare luogo a un Welfare davvero inclusivo, attraverso la creazione di un sistema di tutele sociali che si vuole porre come assolutamente equo.
Una equità voluta, anzi a questo punto pretesa, anche dal settore pesca, i cui operatori non hanno mai potuto usufruire degli ordinari strumenti di sostegno al reddito riconosciuti alle altre categorie di lavoratori.
Il provvedimento che è in discussione al Governo per la sua emanazione, prevede l’estensione del sistema Cassa Integrazione Salariale Operai Agricoli (CISOA) anche ai lavoratori della pesca; questo testimonia l’impegno e lo sforzo del Governo nel voler finalmente tutelare una categoria ingiustamente dimenticata.
“La tutela deve diventare garanzia stabile: questo può accadere solo con la creazione di un ammortizzatore strutturato che tenga conto di tutte quelle peculiarità che sono proprie di questo determinato settore; quest’ultimo infatti, più di altri, è caratterizzato da un significativo tessuto umano a cui è necessario riconoscere gli stessi diritti e la stessa dignità delle altre categorie di lavoratori. Per fare ciò è determinante che vengano contemplate tutte le casistiche di sospensione dell’attività lavorativa; in particolare chiediamo che vengano ritenute cause legittime anche tutte le sospensioni decretate da provvedimenti amministrativi volti a garantire la salvaguardia delle risorse biologiche”, sottolinea il presidente nazionale di UNCI Agroalimentare, Gennaro Scognamiglio.
“Se questa riforma vuole davvero passare alla storia come epocale, deve dare finalmente legittimazione a una categoria che, come spesso ripeto, puntualmente nelle azioni di governo viene tristemente dimenticata. Anche durante l’emergenza Covid 19, ai lavoratori della pesca purtroppo non stati riconosciuti, attraverso sostegni e incentivi, i meriti e la dignità che si sono guadagnati sul campo. Ecco dunque che attraverso questa riforma così agognata, tutti gli imbarcati, gli armatori e i proprietari armatori imbarcati e i soci-lavoratori di cooperative di pesca (L.250/58) attendono che ci si ricordi di loro e del loro lavoro; ed è insieme a loro che confidiamo nell’interlocuzione, che sappiamo comunque essere serrata e collaborativa, tra il Ministero del lavoro e quello delle Politiche Agricole”, conclude Scognamiglio.
